Salute

La febbre dengue spaventa l'India

L'epidemia ha causato finora 9 morti e colpito 1.800 persone. Così Delhi si ritrova in emergenza

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L'epidemia di febbre dengue tra le strade di delhi nel 2013 – Credits: MANAN VATSYAYANA/AFP/Getty Images

Si chiama febbre dengue e sta colpendo l'India. Un'epidemia così forte diventata ormai emergenza tanto che il governo di Delhi ha cancellato tutte le ferie ai medici e paramedici del Paese che lavorano negli ospedali pubblici. Almeno fino a quando il peggio non sarà passato. La richiesta di cure si è infatti impennata nelle ultime settimane.

La città di Delhi sta vivendo la maggiore epidemia degli ultimi cinque anni, secondo i media locali. La febbre dengue è infatti letale se non presa in tempo.

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Da agosto i casi di dengue registrati sono 1.800, il livello più alto dal 2009 quando se ne contarono 1.512. I morti, sempre a oggi, sono 9. Le previsioni sono di un forte incremento dei casi nelle prossime 4 settimane. Per questo, il Dipartimento della sanità di Delhi ha chiesto di aumentare il numero di letti negli ospedali e con una circolare interna ha obbligato ad accogliere tutti coloro che ne faranno richiesta.

Le storie dei piccoli Avinash e Amal

La circolare non è arrivata certo a caso. Un bambino indiano di sei anni, Aman, è infatti morto domenica a New Delhi a causa della febbre dengue dopo essere stato respinto da tre ospedali. Lo ha riferito oggi la tv Times Now. È il secondo caso di questo tipo registrato nella capitale in meno di una settimana dopo quello del piccolo Avinash, di sette anni, la cui morte l'8 settembre scorso a New Delhi ha spinto i genitori al suicidio.

Nel nuovo incidente che ha coinvolto il piccolo Aman, ancora una volta il sistema ospedaliero indiano ha mostrato pesanti carenze. I genitori del bambino infatti lo avevano portato al pronto soccorso del governativo Safdarjung hospital. Qui i sanitari lo avevano visitato, rimandandolo a casa e rassicurando madre e padre che "non si trattava di nulla di grave". Ma 24 ore dopo il bimbo è peggiorato e nonostante tutto tre ospedali della capitale si sono rifiutati di ricoverarlo, adducendo la mancanza di posti letto. Al quarto tentativo, andato a buon fine, è stato troppo tardi.

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