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Salute

Ecstasy per curarsi?

La droga a base di anfetamine, presa sotto controllo medico, può aiutare nella sindrome da stress post traumatico

Credits: LaPresse

Sicuramente la notizia non mancherà di sollevare stupore e qualche critica: l'ecstasy, proprio quelle pastiglie che, oltre a creare danni fisici, possono essere persino fatali in dosi minime, potrebbe diventare una "medicina". A dare l'annuncio è stata una coppia di ricercatori, Michael e Ann Mithoefer, marito e moglie, psicologo lui e infermiera lei. I coniugi Mithoefer hanno sperimentato l'uso di MDMA, acronimo di 3,4-methylenedioxy-N-methylamphetamine, ovvero l'ecstasy, con i veterani di guerra. Soprattutti i militari con  esperienze traumatiche di conflitti, infatti, soffrono della sindrome da disordine post traumatico. Come riporta il Journal of Psycopharmacology , secondo lo studio dei due ricercatori proprio la droga a base di amfetamine potrebbe aiutare questi pazienti.

Il trattamento terapeutico messo a punto dai coniugi Mithoefer nel South Carolina, negli Usa, si unisce alla psicoterapia. Dopo alcune sedute di preparazione dei soggetti che riportano sintomi da disordine post traumatico, seguono incontri di terapia molto lunghi, anche fino a 8-10 ore, durante i quali vengono somministrate dosi di ecstasy. I risultati ottenuti negli Stati Uniti sembrano ottimi e i ricercatori hanno potuto annunciare di aver rotto anche le tenaci resistenze da parte delle forze armate all'idea di curare i propri militari con una droga. "Mi sento quasi in colpa per essere sopravvissuto e per averlo fatto due volte"  ha raccontato un soldato Usa, di 25 anni "La prima volta per esser sopravvissuto all'Iraq, la seconda per potermi curare con questa nuova terapia".

A leggere il sito dei coniugi Midhoefer si trovano diverse testimonianze anche da parte di donne che avevano subito eventi traumatici, come stupri, e che grazie all' MDMA sono uscite da un vero tunnel. È il caso di Donna Kilgore, che racconta di aver sofferto di disturbi da disordine post traumatico per ben 10 anni. Kilgore dice di aver provato decine di terapie e di essersi rivolta ad altrettanti specialisti prima di trovare la vera e unica soluzione ai suoi problemi. Il sunto di come ci si possa sentire dopo aver assunto ecstasy, secondo la cura degli esperti americani, è in questa frase: "Una volta che hai provato l'MDMA nella psicoterapia, ti senti come un artista che fino a quel momento aveva provato ad usare solo pastelli e che invece poi scopre anche colori ad olio e realizza che tutto per lui è possibile"; parole pronunciate non da uno dei pazienti, bensì da uno psichiatra, il dottor George Greer.

Ma quali sarebbero i benefici reali? Secondo chi l'ha provata, l'ecstasy assunta sotto controllo medico renderebbe molto meno doloroso il ricordo di eventi traumatici, permettendo a chi li ha vissuti di parlarne in terapia e dunque di risolvere i problemi che essi stessi creano ai pazienti. Questa droga, infatti, riduce il senso di ansia e inibisce l'amigdala, la ghiandola che alimenta la paura. Effetti che nei consumatori non "malati", danno senso di euforia ed eccitazione.

I risultati della ricerca condotta in South Carolina, dunque, aprono la strada all'uso terapeutico di un'altra sostanza considerata proibita, dopo la marijuana. Ma il limite dello studio è il fatto che sia stato testato su un numero ridotti di pazienti. Per questo sul sito stesso della MDMA Assisted Psychotherapy viene chiesto un sostegno esplicito alla ricerca, con donazioni. Chissà se anche dal Pentagono arriveranno fondi per aiutare veterani e soldati.

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