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Salute

Ecco quanto lo smog fa male al cuore

Una serie di studi dimostra l’associazione tra inquinamento dell’aria e aumento del rischio di patologie cardiovascolari

Il pericolo è nell’aria. Nel vero senso della parola. C’è uno strettissimo legame infatti tra l’aria che respiriamo e l’incidenza di malattie cardiovascolari: ogni respiro a pieni polmoni in un ambiente inquinato aumenta il rischio di essere colpiti da infarto, coronaropatia, scompenso cardiaco e ictus.

L’inquinamento atmosferico provoca sette milioni di morti ogni anno nel mondo, ed è, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’ottava causa di morte a livello globale. Gli agenti inquinanti nell’aria, oltre agli effetti cancerogeni e ai danni spesso irreversibili ai polmoni, causano infatti anche diverse patologie cardiocircolatorie, spesso mortali. Molto di più di quanto immaginiamo.

Al congresso dell’Associazione Europea di Cardiologia, incentrato quest’anno proprio sul tema dell’associazione tra inquinamento e malattie cardiovascolari, sono stati presentati numerosi studi che attestano questa relazione. L’inquinamento atmosferico è una miscela di particolato (PM 10 e PM 2,5 cioè particelle finissime dal diametro inferiore a un centesimo di millimetro e a due millesimi e mezzo rispettivamente) e gas quali ozono, diossido di zolfo e diossido di azoto (NO2). Questi ultimi due sono particolarmente irritanti per le vie aeree e sono residui di combustibili fossili, emessi cioè dagli scarichi delle automobili e dagli impianti industriali. Insomma, tutti quegli inquinanti che formano lo smog.

“Proprio per le sue minuscole dimensioni il PM 2,5 può penetrare facilmente e in profondità nei polmoni e raggiungere così il flusso sanguigno” ha spiegato il cardiologo David Newby dell’Università di Edimburgo. Che mostra i dati di uno studio condotto su sessantacinquemila donne in menopausa, cui è stato misurato il livello di inquinamento presso le loro abitazioni: i risultati hanno mostrato che ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo di PM 2,5 nell’aria corrisponde a un aumento percentuale di morte per malattia cardiovascolare di 1,76.

Newby e il suo team hanno inoltre eseguito una ricerca su uomini affetti da coronaropatia e sottoposti all’inalazione di gas di scarico di motori diesel, in condizioni cioè identiche a quelle del traffico cittadino: “abbiamo visto come ciò comporta alterazione dei vasi sanguigni e della capacità di coagulazione e può influenzare l’irrorazione del cuore, provocando ischemia miocardica e modificando il meccanismo fisiologico che concorre al mantenimento della normale fluidità del sangue all'interno dei vasi”.

Il particolato aumenta il rischio di ictus e infarto

Ma il particolato rappresenta un serio pericolo anche per quanto riguarda l’ictus. Massimo Stafoggia, ‎Dirigente statistico presso Servizio Sanitario Regione Lazio - Dipartimento di Epidemiologia, ha esposto i dati dello studio statistico ESCAPE effettuato su quasi centomila soggetti per i quali è stato calcolato l’impatto dell’esposizione a lungo termine all’aria inquinata: l’incremento annuale di cinque milligrammi per metro cubo di PM 2,5 è associato con l’aumento del venti per cento di rischio ictus. “È difficile poter stabilire una soglia al di sotto della quale l’inquinamento non condiziona l’incidenza di ictus” dice Stafoggia “significa che più aria pulita respiriamo meglio è”.

Ma le brutte notizie, per chi si muove spesso nel traffico urbano, non finiscono qui. Jean-Francois Argacha, cardiologo all’ University Hospital Brussels ha presentato i risultati di uno studio condotto in Belgio sulle ospedalizzazioni per infarto miocardico acuto: tra il 2009 e il 2013 ci sono stati più di undicimila quattrocento casi. Incrociando i dati con le rilevazione dell’agenzia per l’ambiente belga sulle emissioni inquinanti ed elaborandoli con un modello statistico è emerso che l’aumento nell’ambiente di 10 microgrammi per metro cubo di PM 2,5 è associato a una maggior incidenza (il te per cento in più) di infarto miocardico acuto e che l’incremento della stessa quantità di NO2 corrisponde a un rischio più elevato del cinque per cento. Inoltre si è visto che i soggetti con più di 75 anni sono più sensibili al PM 10 mentre dai 54 anni in giù all’NO2. “Siccome quest’ultimo è prodotto principalmente dalle emissioni dei veicoli una possibile spiegazione è che gli individui più giovani sono maggiormente esposti a una dose eccessiva di diossido di azoto derivante dal traffico a causa di una vita sociale e lavorativa più intensa” sostiene Argacha.

Quanto conta la qualità dell’aria per i ragazzi

Studenti di medicina della Jagiellonian University di Cracovia, supervisionati dai professori T. Guzik and A. Wysokinski, hanno analizzato l’impatto a lungo termine dello smog sugli adolescenti, confrontando due campioni di popolazione di giovani tra i 16 e i 22 anni nati e cresciuti in due differenti città della Polonia: Lublino e Cracovia. Le città hanno caratteristiche demografiche simili, ma la prima è meno congestionata dal traffico e inoltre i livelli di inquinanti nell’aria sono la metà della seconda.

I ricercatori hanno misurato nei partecipanti allo studio, ragazzi reclutati a caso nei due centri urbani, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e i livelli nel sangue di proteine ed altre sostanze che indicano patologie cardiovascolari ai primi stadi. La concentrazione di questi indicatori si è mostrata più alta nei residenti a Cracovia. “Il nostro studio dimostra che gli adolescenti che vivono in città inquinate hanno nel loro sangue valori elevati di marker infiammatori” dice Krzysztof Bryniarski, cardiologo alla Jagiellonian. “Significa che questi giovani sono ad alto rischio di avere un infarto in futuro poiché il processo infiammatorio è già in atto”. Lo studio è il primo a stabilire un collegamento diretto tra l’abitare in luoghi altamente inquinati e il rischio cardiovascolare negli adolescenti.

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