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Salute

Ecco perché le zanzare fanno paura

Il caso della bimba morta di malaria all'ospedale di Trento è divenuto un giallo. Quale spiegazione è la più plausibile?

Una bimba di nome Sofia Zago muore dopo essere stata ricoverata in un ospedale in cui vi erano due bimbe del Burkina Faso malate di malaria. Diventa un giallo e vengono proposte diverse spiegazioni, alcune delle quali puntano il dito sulle stesse bambine africane e sugli immigrati tout court.

Per esempio, appena dopo la sua morte, alcuni giornali ipotizzano che una specie di zanzara capace di trasmettere la malaria abbia viaggiato in una delle valigie delle bimbe del africane.

Altri chiamano in causa la trasmissione diretta tra le bimbe africane e Sofia attraverso l’uso di siringhe infette. C’è anche chi suggerisce che le variazioni climatiche degli ultimi decenni favorirebbero la presenza in Italia di specie portatrici della malaria tipiche di più basse latitudini.

Uno scenario in grande cambiamento

Tutte queste spiegazioni partivano dall’assunto che nel nostro Paese non ci sono specie del genere Anopheles vettori potenziali della malaria. I lavori scientifici degli entomologi negli ultimi anni (per esempio, Asghar Talbalaghi ed Elena Shaikevich sull’European Journal of Entomology) ribaltano questo assunto e prospettano lo scenario di un Italia dove esistono diverse specie potenzialmente portatrici di malattie come la malaria, la febbre dengue, la febbre del Nilo e la chikungunya.

Asghar Talbalaghi, direttore dell’Italian Mosquitoes Control Association, spiega infatti: "In Italia da sempre esistono molte specie del genere Anopheles che sono potenziali vettori di malaria. Questa malattia una volta era endemica in alcune zone del Paese. Il fatto che sia stata debellata non significa che le zanzare capaci di trasmetterla sono sparite".

Questa circostanza, unita alla maggiore presenza di persone affette da malattie a causa della globalizzazione e dai viaggi più frequenti, fa sì che ammalarsi in Italia di malaria sia più probabile che nel passato. Bisogna quindi considerare come plausibile un’altra spiegazione: una zanzara locale che in precedenza aveva punto le due bambine del Burkina o qualunque altro malato di malaria presente nel nostro Paese può avere infettato Sofia.

Le analisi del ceppo di agente patogeno presente nel sangue della bambina, confrontate con quello presente in quello delle bambine del Burkina Faso ci aiuteranno a chiarire. "Che Sofia si sia infettata prima di essere ricoverata è una possibilità tutt’altro che remota" conclude Talbalaghi.

Un problema "local"

I recenti casi di chikungunya a Roma confermano che la presenza di zanzare locali e un maggior numero di persone infette costituiscono ormai un problema da affrontare seriamente. Perché la malaria o le altre malattie citate vengano trasmesse occorre che siano verificate due condizioni: la presenza di malati, quella dell’agente patogeno (plasmodium nel caso della malaria) presente nel loro sangue e quella di una specie di zanzare in grado di veicolare l’agente patogeno. "Con la globalizzazione vi sono sempre più malati provenienti da altri Paesi o italiani stessi che tornano ammalati. Quindi le zanzare già presenti possono trasmettere la malaria o altre malattie" dice Talbalaghi.

Alla luce di queste considerazioni, le spiegazioni che erano state proposte sono meno plausibili:"nessuna zanzara sopravvive nella stiva di un aereo a meno molti gradi sotto zero, dunque cade l’ipotesi della zanzara in valigia. Difficile che i medici usino la stessa siringa usa e getta per due malati e in ogni caso occorre un tempo di un paio di settimane perché la malaria possa diventare letale. Infine, il riscaldamento globale, determinando una minore presenza di pioggie e umidità, rende le zanzare più vulnerabili piuttosto che maggiormente adatte all’ambiente" conclude Talbalaghi.

Le specie più "pericolose"

Esempi di specie di zanzare presenti nel nord Italia che possono trasmettere la malaria da un malato a un individuo sano sono: Anopheles maculipennis, Anopheles messeae, Anopheles sacharovi, Anopheles atroparvus. Queste zanzare hanno un ciclo di vita annuale che li porta a sopravvivere durante l’inverno soggiornando nel luoghi caldi come le cucine, gli interstizi dei termosifoni, i lampadari. In Italia sono anche presenti specie di zanzare capaci di trasmettere altre malattie gravi come la febbre dengue,  la febbre gialla, la febbre del Nilo, le encefaliti, la chikungunya .

La Aedes albopictus, detta volgarmente zanzara tigre, si è diffusa in Italia a partire dagli anni ’90. Le sue uova sono spesso sui carichi navali di copertoni e in alcuni oggetti costruiti con bambù trasportati da autotreni e macchine. Può trasmettere agenti virus responsabili di febbre gialla, encefalite di San Louis, dengue, zika e chikungunya. Un’epidemia di chikungunya è già scoppiata nel nord Italia nel 2007 con qualche centinaio di persone ammalate . Quest’epidemia

Una specie di zanzara chiamata Aedes japonicus è già arrivata in Svizzera e si appresta a giungere nel nostro Paese. Si è già diffusa in Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Olanda, Slovenia e Stati Uniti Questa zanzara trasmette il virus del Nilo, il Dengue e Chikungunya.La zanzara comune nelle nostre città è la Culex pipiens. Sopravvive d’inverno nei luoghi caldi della casa e può trasmettere la febbre del Nilo in presenza di serbatoi di questa malattia. Succhia il nostro sangue per produrre circa duecento uova a deposizione.

Gli entomologi, in differenti studi, hanno individuato i luoghi e le aree extra-urbane dove le zanzare depositano le larve. Piuttosto che disinfestazioni nelle zone limitrofe alle persone che si ammalano di patologie veicolate dale zanzare, consigliano di incidere alla radice, distruggendo le larve nelle zone dove vengono depositate.

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