Salute

Ecco il "vino senza dolore". Servirà per la ricerca scientifica

E' stato presentato a Minorca al World Medicine Park. Il ricavato servirà per finanziare gli studi contro il dolore

Una bottiglia del vino Sine Dolore, prodotto a Minorca – Credits: European Multidisciplinary Network for pain and education

Sembra un semplice divertimento, ma la presentazione fatta al World Medicine Park, il congresso internazionale sul dolore svoltosi a Minorca, la perla delle Baleari, è sembrato a tutti il momento giusto per lanciare l’iniziativa. Si chiama “Sine dolore”, ovvero “senza dolore”. Ed è il vino contro il dolore imbottigliato da un’azienda spagnola. Nonostante le innumerevoli proprietà benefiche del resveratrolo, sostanza di cui è ricco, bere questo vino non mette al riparo dal dolore, tuttavia il suo acquisto contribuirà ad alleviare quello di tante persone che soffrono. L’iniziativa è stata lanciata dallEuropean Multidisciplinary Network for pain and education (Emnipre ) che utilizzerà il ricavato delle bottiglie messe in commercio per finanziare la ricerca contro il dolore.

“Si tratta di una selezione vintage limitata, appena 19.314 bottiglie, di un rosso Sierra de Cantabria coltivato a Rioja Alta - ha spiegato ai giornalisti presenti, tra cui Panorama.it, Jordi Moya Riera, presidente dell’ Emnipre e promotore dell’iniziativa – Il resveratrolo fa bene alla salute, rallenta l’invecchiamento e ha tante altre peculiarità. Ma in questo caso vogliamo intendere che con questo vino si aiuterà il dolore non di chi lo beve, bensì degli altri: il ricavato della vendita andrà infatti alla ricerca scientifica”. Le pregiate bottiglie possono essere acquistate sull’isola al costo di 15 euro o su internet all’indirizzo http://shop.sinedolore.org.  

Carmen Martinez Caballero, direttore del progetto scientifico Emnipre ha invece provato a studiare una correlazione con il consumo di vino rosso su 300 accessi ospedalieri per dolore cronico. “Non ci sono studi specifici se non in vitro, anche se si conoscono le qualità analgesiche del resveratrolo. Per il momento abbiamo cercato eventuali relazioni in chi beve un solo bicchiere di vino rosso alla settimana - spiega la ricercatrice -. E' per questo che stiamo preparando il protocollo per un nuovo studio, con la somministrazione di resveratrolo in capsule, per quantificare l’azione della molecola sul dolore, anche se non è del tutto chiara la biodisponibilità della molecola”.

PREVENZIONE NON IN CONTRASTO CON USO DI OPPIACEI LEGGERI

Da Minorca, dichiarata “Isla sine dolore” proprio per l’attenzione riservata al delicato tema della sofferenza inutile un prezioso contributo al dibattito è arrivato anche grazie alla presenza di Gilberto Gerra, dell’ufficio delle nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc ). Circa l’83 per cento della popolazione mondiale ha un accesso scarso o nullo alle sostanze narcotiche per la terapia del dolore e ogni anno si registrano 5,5 milioni di pazienti oncologici terminali, 1 milione di malati terminali di HIV/Aids e 110 milioni di parti senza adeguato controllo della sofferenza, oltre a un 80 per cento di chirurgia praticata con anestesia insufficiente.

“Oggi la comunità mondiale, rappresentata dall’Onu, vuole ribadire con chiarezza che le sostanze narcotiche controllate dovrebbero essere garantite per ottemperare alle convenzioni internazionali. La prevenzione verso le nuove generazioni al non usare droghe, leggere o pesanti, non deve andare in contrasto con la possibilità di prescrivere oppiacei leggeri per il trattamento del dolore cronico – spiega Gerra a Panorama.it – La comunità internazionale non è contro l’uso medico di queste sostanze e le numerose risoluzioni, dal 1972 in poi, aiutano a semplificare l’interpretazione. Nella cannabis ci sono 85 cannabinoidi, 1 solo di questi provoca effetti negativi, ma degli altri 84 non sappiamo nulla. Sarebbe opportuno studiarne le caratteristiche e vedere se e quali effetti positivi ci possono essere. Le medicine siano undispensable, indispensabili, ma con la prescrizione”.

“Siamo al lavoro per la revisione completa della Model Law su accesso ai farmaci e prevenzione dei fenomeni di illegalità, attraverso una prospettiva nuova e avanzata, volta più che a punire a curare, proteggere e supportare – aggiunge l’esperto internazionale -. Entro il 2014 avremo una versione finale da sottoporre con gli Stati membri affinché rivedano la loro legislazione nazionale sulla base di questo riferimento”. E sulla nuova legge in discussione in parlamento in Italia, Gerra preferisce non entrare nel merito, ma ricorda come “la 62/90 fu la legge che istituì i Sert e questa norma aveva impedito di mandare in galera molta gente per uso personale. L’idea di non punire è presente anche nella convenzione Onu del 1988 e sarebbe una linea da seguire da parte dei singoli stati. Vanno puniti invece i padrini, che producono morte e ci speculano”.

Appuntamento al 2015. Lo stesso Moya, a margine del congresso di cui è presidente, fa una prima anticipazione sulla prossima edizione: ci sarà il coinvolgimento delle principali sigle della medicina generale. “Il nostro invito si rivolge a tutti gli attori dell’healthcare community, operatori del settore, aziende, clinici e ricercatori per dar vita insieme a un nuovo parco delle scienze mediche ancora più ampio, ricco di presenze e multidisciplinare”, conclude il responsabile di Anestesiologia e terapia del dolore al policlinico Virgen de Gracias di Minorca.

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