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Salute

Ecco come uccide l'inquinamento

Uno studio americano conferma l'associazione tra polveri sottili e mortalità

C'è un'intera branca della medicina che si occupa di studiare gli effetti che l'inquinamento ha sulla salute. Le malattie respiratorie e cardiovascolari sono le principali conseguenze di un'esposizione prolungata a gas e polveri dovuti al traffico, alle centrali elettriche e perfino all'agricoltura. Ora un nuovo studio punta il dito sulle famigerate poveri sottili, il particolato, e in particolare sulle PM 2,5, un sottoinsieme delle PM 10, ovvero particelle con un diametro inferiore ai 2,5 µm (micrometri, cioè millesimi di millimetro). In particolare George Thurston, professore di medicina ambientale presso l'NYU Langone medical center, e il suo team hanno trovato una solida associazione tra la presenza di queste micropolveri e l'aumento della mortalità.

Danni maggiori per i non fumatori

Nello studio appena pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, gli autori sostengono che le minuscole particelle chimiche presenti nell'aria che respiriamo, invisibili per l'occhio umano, sono responsabili di un aumento globale del rischio di morte. Per la precisione hanno calcolato che basta un aumento di 10 microgrammi di queste particelle per metro cubo di aria per far aumentare il rischio di morte per tutte le cause del 3 per cento, con un aumento del rischio di morte per malattie cardiache che invece arriva al 10 per cento. Per i non fumatori, l'aumento del rischio sale al 27 per cento nei casi di morte a causa di malattie respiratorie.

Per la loro ricerca, Thurston e colleghi hanno valutato i dati di una indagine approfondita sulla salute e la dieta effettuata dai National Institutes of Health (NIH) e dall'Associazione Americana dei Pensionati (AARP). Lo studio NIH-AARP ha coinvolto 517.000 volontari maschi e femmine, di età compresa tra 50-71 anni, in ben sei stati americani, California, Florida, Louisiana, New Jersey, North Carolina, Pennsylvania, e nelle aree metropolitane di Atlanta e Detroit.

Analizzando le informazioni raccolte sui partecipanti tra il 2000 e il 2009, i ricercatori hanno calcolato il rischio di morte da esposizione al particolato per le persone in ogni distretto incrociando informazioni sulla quantità e il tipo di particolato attinte dal Sistema di qualità dell'aria della Environmental Protection Agency e da altri database. Hanno poi dovuto escludere altre variabili che influenzano la salute e la longevità, tra cui età, etnia, livello di istruzione, stato civile, taglia, consumo di alcol, se e quanto i partecipanti fumavano, oltre a fattori socio-economici come il reddito medio e il livello di istruzione del quartiere di residenza.

Quali sono le polveri peggiori?

Quello che hanno scoperto è che l'effetto dell'esposizione al particolato sulla salute non varia in base a età, sesso o livello di istruzione. Ma quali siano le componenti e le fonti più dannose ancora non si sa e scoprirlo sarà l'obiettivo delle future ricerche del gruppo di lavoro. Gli autori vogliono sapere se sono peggiori le polveri che provengano dai gas di scarico dell'auto, da impianti chimici o dalle centrali elettriche a carbone.

"Abbiamo bisogno di informare meglio i responsabili politici sui tipi e le fonti di inquinamento da polveri, in modo che sappiano dove concentrare la normativa", spiega Richard Hayes, professore di salute della popolazione e medicina ambientale presso la NYU Langone. "E' particolarmente importante continuare a monitorare i rischi per la salute, mentre le norme nazionali per l'inquinamento atmosferico vengono rafforzate". "I nostri dati", conclude Thurston, "si aggiungono a un crescente corpo di prove che il particolato è davvero dannoso per la salute, perché aumenta la mortalità generale per lo più con decessi per malattie cardiovascolari, ma anche con le morti per malattie respiratorie nei non fumatori".

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