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Salute

Ebola: se il panico ruba il posto alla verità

L'umanità esagera le conseguenze di una malattia rara che, strano ma vero, uccide meno (molto meno) dell'influenza

Ci risiamo col panico da pandemia. Il virus Ebola peggio dell’Aids (ma non dovevamo esser già tutti morti di HIV e, prima ancora, di mucca pazza?). Ebola che i terroristi dell’Isis sarebbero pronti a iniettarsi trasformandosi in untori kamikaze a spasso nelle capitali dell’Occidente (specialmente negli stadi e nei cinema). Ebola che si trasmette col respiro (non è vero). Ebola che assume i connotati storico-diabolici della peste nera dei secoli passati.

Non siamo cresciuti, no. L’umanità continuerà a rabbrividire e impanicarsi a ogni starnuto, esagerando le conseguenze di una malattia rara, fragile e relativamente circoscritta (a tre-quattro paesi dell’Africa nordoccidentale), invece di aprirci gli occhi su una (in)cultura della sicurezza che anche in Italia lascia molto a desiderare e uccide nell’incoscienza nazionale (vedi il dissesto idrogeologico in Liguria o le buche nelle strade di Roma, ben più pericolose che non Ebola).

I numeri, anzitutto: più di 8mila contagiati in Africa, quasi la metà i morti. In America il paziente zero a Dallas, Texas. In Europa a Madrid. Ma anche se si segnalano decine e decine di casi, dall’Australia alla Macedonia, dalla Gran Bretagna alla Francia, i test sono negativi. Dieci morti occidentali, un solo contagiato in Occidente. Sì, il virus può volare (sugli aerei), ma già si è riscontrato che è talmente poco contagioso da non aver mai colpito un passeggero, nemmeno quello del sedile accanto.


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In un aereo della US Airways in volo da Philadelphia a Punta Cana nella Repubblica Dominicana, un buontempone ha scatenato il caos e attivato un’intera squadra di specialisti per aver starnutito e detto: “Ho l’Ebola, siete tutti fregati”. Già, spesso la comunità scientifica, politica e mediatica internazionale si comporta come quel buontempone, solo che lo fa per interesse. Per vendere i giornali, raccogliere fondi, attribuirsi meriti.

Il problema, al solito, sta nella comunicazione del rischio. La vita è tutta un pericolo. Anche solo mettendo un piede fuori casa. E rischi di più sulle due ruote nella Capitale che non volando in Sierra Leone. Però c’è sempre qualche scienziato male interpretato da qualche giornalista che gonfia il problema. Ebola peggio dell’Aids (ha un’incubazione molto più rapida e una mortalità più alta). E che dire delle organizzazioni che vivono sulla paura? “Nessuno di noi è isolato dalla minaccia posta da Ebola”, ha detto il vice-segretario generale delle Nazioni Unite, Jan Eliasson, in pieno dibattito sull’emergenza del virus nell’Assemblea ONU.

Si capisce allora l’appassionato appello del Palazzo di Vetro per 1 miliardo di dollari da spendere contro l’epidemia. Ma qual è la percentuale di quel miliardo che finirà nelle casse dei burocrati stipendiati dall’ONU?
Più seriamente l’ex ministro degli Esteri britannico, David Miliband, oggi a capo dell'International Rescue Committee che conta 500 persone tra Sierra Leone e Liberia impegnate contro il virus, è volato a Freetown, capitale della prima, e ha detto di non sentirsi coraggioso per il fatto di trovarsi là dove centinaia di suoi staffer operano ogni giorno. “Se sono sicuri loro, sono sicuro io”.

L’influenza fa ogni anno più morti in Europa di quanti ne abbia fatti finora Ebola in tutta l’Africa Stadler, immunologo

E fanno riflettere le parole di Beda Stadler, non l’ultimo arrivato ma il direttore dell’Istituto di Immunologia dell’Università di Berna: “Un virus come Ebola non annienterà l’umanità, queste cose è meglio lasciarle a Hollywood. L’Organizzazione mondiale della sanità raccoglie fondi grazie al panico, ricordatevi l’influenza aviaria e la febbre suina, penso che sia giunto il momento delle scuse”. Per l’allarme ingiustamente provocato (e le sue devastanti conseguenze economiche).

Il paradosso è che mentre ci preoccupiamo di “tracciare” i viaggiatori che arrivano dall’Africa in Italia passando per aeroporti come quelli di Londra o Il Cairo, il “politicamente corretto” impedisce di approfondire il rischio che invece esiste nelle trasferte illegali dei gommoni nel Mediterraneo con decine di migliaia di fuggiaschi dal Nord Africa in Europa senza stringenti controlli sanitari. Dall’allarmismo interessato alla faciloneria criminale.

Ebola ucciderà ancora, anche in Europa. Ma per dirla con l’immunologo Stadler, soprattutto in Africa per mancanza d’igiene, comunque l’influenza “fa ogni anno più morti in Europa di quanti ne abbia fatti finora Ebola in tutta l’Africa”. E adesso, impanicatevi pure.   
 

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