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Salute

Ebola, il farmaco che funziona sulle scimmie

Da poco iniziata la sperimentazione in Africa, ma il numero esiguo di pazienti rende difficile capire se davvero potrà essere efficace

Uno dei farmaci che potenzialmente potrebbero servire a curare Ebola si è dimostrato efficace nel far guarire alcune scimmie dalla malattia: un successo “piccolo”, ma incoraggiante, dato che finora non esiste praticamente farmaco contro il virus che ha mietuto oltre 10.600 vittime nell’epidemia che non si è ancora del tutto spenta in Africa occidentale.

Il trattamento – riportano gli autori dello studio, Thomas Geisbert dell’Università del Texas a Galveston e colleghi, in una comunicazione a Nature – si chiama TKM-Ebola (è prodotto da un’azienda biotech canadese), ed è stato sperimentato su sei macachi rhesus infettati con il ceppo virus in circolazione nell’epidemia attuale. A tre giorni dall’infezione, tre degli animali hanno ricevuto una iniezione del farmaco, gli altri tre sono stati lasciati senza trattamento. Mentre tutti e tre i primati sotto farmaco hanno avuto sintomi lievi, nonostante la malattia fosse già conclamata e con alterazioni evidenti nei parametri fisiologici, e sono riusciti a superare l’infezione, i tre non trattati sono morti. 

 



Il farmaco sperimentale è una combinazione di piccoli “RNA-interferenti”, che hanno come bersaglio specifici geni del virus di Ebola, ed è stato sviluppato per agire contro il ceppo specifico del virus di questa epidemia, bloccando alcuni geni di Ebola e impedendone la replicazione. Il farmaco è già stato utilizzato per “uso compassionevole” su malati colpiti dall’infezione, ma non ci sono dati specifici sulla sua efficacia, proprio perché spesso è stato somministrato in combinazione con altri trattamenti. Dopo una prima fase condotta su volontari sani per testare la sua sicurezza e l’assenza di effetti collaterali importanti, la seconda fase dello studio clinico sulle persone è ripresa poco più di un mese fa in Sierra Leone, dove il farmaco viene dato a persone con diagnosi confermata di Ebola per vedere se migliora la sopravvivenza.

Lo studio sugli animali, benché sia in un certo senso un passo precedente, fa ben sperare. Anche perché sarebbe importante, ora che si spera l’epidemia sia proprio all’esaurimento (nell’ultima settimana sono stati registrati 28 casi in Guinea e 9 in Sierra Leone), avere quanti più dati possibile sull’efficacia del poco che è a disposizione contro Ebola: oltre a un vaccino preventivo, i cui risultati si avranno probabilmente entro la fine dell’anno, sono in sperimentazione sul campo l’anticorpo monoclonale ZMapp, il siero di persone guarite e altre molecole, ma il numero ormai esiguo di pazienti affetti dal virus rende difficile capire se e quanto funzionano.

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