Salute

Donare gli organi: il silenzio-assenso sarebbe giusto?

Nei primi quattro mesi del 2012 sono aumentati i donatori di organi: 23,7 per milione di abitanti anziché 21,9 di un anno fa. Siamo al secondo posto in  Europa. Però gli organi disponibili sono ancora pochi, a fronte delle richieste. C’è chi propone di introdurre il principio del silenzio-assenso: ovvero, chi tace diventa donatore. Dovremmo farlo diventare legge? Due opinioni a confronto su Panorama

Sul principio di solidarietà si basa la convivenza di una società civile
Andrea Gridelli*
L’adozione del principio del silenzio-assenso sarebbe l’ulteriore riconoscimento del fatto che la nostra società ha raggiunto un buon livello di coscienza civile. Con la morte gli organi vanno incontro al disfacimento a meno che non vengano prelevati (è comunque possibile solo quando la
morte avviene in particolari circostanze), e in questo caso possono salvare altre vite umane.

I medici compiono sempre tutti gli sforzi possibili per salvare il paziente, a prescindere dalla sua età o dalle sue condizioni. Se non c’è niente da fare, però, non è giusto che i parenti siano gravati dal compito di decidere che cosa fare degli organi di un defunto, come se fossero proprietari del corpo della persona amata. Se tutti donassero, si potrebbero avere 50 donatori per milione di abitante per anno: oggi, in Italia, siamo a circa 23, mentre in Spagna, uno dei paesi più virtuosi, si superano i 30 donatori. Anche nell’ipotesi più generosa il numero degli organi disponibili sarà sempre troppo piccolo per aiutare tutti coloro che ne avrebbero bisogno, quindi in futuro speriamo di avere più alternative ai trapianti. Oggi però possiamo solo fare affidamento sul principio di solidarietà, sul quale si basa la convivenza fra esseri umani.

* direttore dell’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione)

Occorre rispettare le diverse sensibilità personali e culturali
Stefano Rodotà*
Anche se sono favorevole al principio del silenzio-assenso, perché può essere considerato un adempimento al dovere di solidarietà sociale richiamato nell’articolo 2 della Costituzione, è tuttavia necessario tener conto del fatto che la questione implica problemi complessi. Occorre rispettare, per esempio, le diverse sensibilità personali, culturali e religiose, soprattutto considerando che la nostra società è sempre più ricca di minoranze. Un’eventuale legge sul silenzio-assenso dovrebbe necessariamente essere leggera e soprattutto prevedere la possibilità di fare eccezioni. Inoltre eventuali norme andrebbero accompagnate da una campagna di informazione chiara e diretta alla totalità dei cittadini. In passato, per esempio, si erano levate voci di coloro che temevano una «lobby dei predatori di organi». Bisogna che sia ben chiaro a tutti che si parla invece di salvare vite umane, con l’aiuto di medici dediti alla loro professione. Non è sufficiente diffondere informazioni scritte, è fondamentale creare una cultura della donazione e migliorare quella che gli anglosassoni chiamano «cittadinanza scientifica e biologica»: la capacità dei cittadini di comprendere i temi di scienza e di biologia quel tanto che basta per prendere le decisioni che li toccano personalmente. La cosa migliore è mostrare la profonda nobiltà della donazione di un organo, come fecero nel 1994 i genitori di Nicholas Green offrendo gli organi del loro bambino colpito da una pallottola mentre era in vacanza in Italia.

* giurista, già garante per la privacy all’epoca della discussione della legge sul silenzio-assenso

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