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Salute

Possibile che io sia già arrugginito?

Quel dolorino alle ossa che non ti sai spiegare

corsa

A vent’anni eri uno sportivo: fisico asciutto, scattante, ti divertivi alla grande a fare il tuo sport preferito. Poi è arrivato il lavoro, quello serio. La carriera, gli impegni, la famiglia… il tempo per te stesso si è ristretto. Prima il dovere, poi il piacere. Oggi, passata la boa degli “anta”, stai tirando un po’ il fiato. Lavoro e figli sono sulla strada che avevi disegnato, ed è questo il momento di riprenderti dello spazio per te. E così hai ricominciato, con la palestra, il tennis, il calcetto. Faticoso all’inizio ma divertente, ne vale la pena: quanto ti era mancato! Peccato per quel dolore. Al ginocchio, quando ti alzi dalla sedia. O di notte, il fastidio lo percepisci nella zona inguinale e al gluteo, tanto che non riesci più a dormire supino. Pensi: ho esagerato con lo sport. Ma la pausa negli allenamenti non serve a un granché. Non è troppo presto per avere problemi alle ossa? Meglio non pensarci, roba da vecchi, passerà. E invece è “roba” anche da giovani.

Perché ti succede

«Se non c’è stato un trauma precedente, la causa più frequente di questi dolori è dovuto a un processo di invecchiamento che ha danneggiato l’articolazione, e ciò è possibile soprattutto in chi ha 40-50 anni e un passato da sportivo, e magari riprende di colpo l’attività caricando troppo l’arto», spiega il professor Giorgio Maria Calori, primario dell’Unità operativa di Chirurgia Ortopedica Riparativa all’Istituto Gaetano Pini di Milano. «In pratica, le nostre articolazioni sono fatte da ossa e cartilagini, rivestite da un “telone” fatto di cellule specializzate nel produrre il liquido sinoviale, che serve a lubrificare l’articolazione. Con il passare del tempo il lavoro di queste cellule diventa meno efficiente e, piano piano, il meccanismo che ci fa camminare o muovere le braccia inizia a lavorare in un ambiente asciutto, che danneggia per attrito l’articolazione. Prima si assottiglia la cartilagine, la gomma dell’auto, poi si finisce, se non si interviene per tempo, con il cerchione sull’asfalto, con il massimo attrito».

I sintomi rivelatori

I primi segnali sono proprio il dolore e una rigidità nei movimenti dovuta alla comparsa degli osteofiti, che per le nostre articolazione sono come la ruggine per il cardine di una porta. Più passa il tempo e più questa situazione peggiora, fino ad arrivare addirittura a un cambio di forma delle ossa tale da rendere sempre più difficile il movimento. «Se il problema è all’anca il dolore si avrà soprattutto di notte, quando la muscolatura si rilassa, e colpirà la zona inguinale e posteriore (gluteo)», spiega il professor Calori. «Quando ci si alza, poi, la fitta si percepirà sull’inguine e lateralmente, dove ci sono i muscoli rotatori. Se invece il problema è il ginocchio, il male si sentirà quando ci si alza e sarà fra femore e tibia, o femore e rotula».

Puoi ancora recuperare con l’attività giusta

A questo punto non devi sentirti un “cardine arrugginito” perché, se agisci in tempo, non solo il dolore se ne andrà, ma ritroverai scioltezza al punto da poter riprendere lo sport. «Ai primi segnali di disagio articolare occorre fare subito una visita ortopedica», spiega Calori. «Con una serie di esami, dalla teleradiografia che studia gli assi di carico alla risonanza per vedere lo stato delle cartilagini, si potrà decidere la strategia d’intervento». Se il danno non è grave la fisioterapia e la ginnastica, con pesi mirati, potenzierà i muscoli giusti, quelli che servono a far funzionare al meglio l’articolazione. «È fondamentale l’indicazione dello specialista sugli esercizi da fare e quelli, invece, controproducenti, quindi guai al fai da te», avverte il professor Calori. «Inoltre bisogna selezionare uno sport giusto, come il nuoto, che va sempre bene in questi casi».

Se manca il lubrificante

Nel caso in cui il danno all’articolazione sia più esteso e il problema sia soprattutto nella lubrificazione dell’articolazione, è possibile ricorrere alle infiltrazioni di acido ialuronico. «È una sostanza liquida che viene iniettata dentro l’articolazione con una siringa, e che si riassorbe lentamente, garantendo per circa sei mesi (poi va ripetuta) la lubrificazione del ginocchio o dell’anca», spiega Calori. «Una soluzione molto pratica, mininvasiva, che si fa ambulatorialmente».

Come la tavola da surf

Ci sono casi però in cui la fissità dell’articolazione, la ruggine intorno al cardine è tale da creare un problema che è risolvibile solo con la chirurgia. «Allora la soluzione è la protesi, e attendere significherebbe solo rischiare il peggio», avverte il professor Calori. «Le protesi infatti non si fanno il più tardi possibile, ma quando è necessario. Immaginate una tavola da surf: l’albero non sta in piedi da solo, c’è la vela e  il vento. Il vento tende la vela e tutto funziona. Il vento sono i muscoli. Se sono in buono stato, la protesi che verrà inserita chirurgicamente (oggi si fanno anche su misura sia al ginocchio che all’anca, e si cammina in poche settimane) funzionerà al meglio senza dare problemi. Se, invece, per il passare del tempo i muscoli saranno ormai ridotti, indeboliti, e la rigidità importante, la protesi non funzionerà, perché tutto il peso graverà sul cardine stesso, non sostenuta dal vento nella vela, cioè dai muscoli tonici che agiscono come il vento». Allora, agisci quando il vento è ancora in poppa: la tavola scivolerà sulle onde come una volta.

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