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Salute

Dolore: il veleno del black mamba è meglio della morfina

Uno studio francese pubblicato su Nature ha individuato all'interno del veleno di uno dei rettili più pericolosi al mondo molecole che agiscono come potenti antidolorifici

Attenti al morso (Credit: http://www.flickr.com/photos/kellyhogaboom)

Nel veleno del black mamba, serpente africano dal morso mortale, si nasconde un potente antidolorifico, efficace quanto la morfina nel sedare il dolore ma senza i suoi effetti avversi. Lo dimostrano in uno studio pubblicato oggi su Nature i ricercatori dell'Istituto di farmacologia molecolare e cellulare di Valbonne, in Francia, che lo hanno sperimentato in laboratorio sui topi.

Il mamba nero può raggiungere i 4 metri di lunghezza ed è tra i rettili considerati più pericolosi al mondo. Il veleno che inietta nelle vittime ha un effetto talmente rapido nell'uccidere la preda che è valso al mamba nero il soprannome di "sette passi": la massima distanza percorribile da un uomo dopo il morso prima di morire.

I ricercatori francesi sono riusciti a isolare all'interno del letale veleno dei composti, battezzati mambalgine, che iniettati nei topi producono un immediato sollievo dal dolore. L'effetto è probabilmente dovuto all'inibizione di alcuni canali ionici, proteine della membrana che avvolge le cellule, che hanno un ruolo nella sensazione di dolore. Questa azioni viene però svolta attraverso nuovi percorsi neuronali, il che significa che forse esistono nuovi potenziali target terapeutici per lenire il dolore.

Anne Baron, autrice principale del lavoro, e i suoi colleghi, spiegano di aver isolato una nuova classe di peptidi, le mambalgine appunto, che prendono di mira e inibiscono i canali ionici acido-sensibili (ASIC) nel sistema nervoso sia centrale sia periferico. Si tratta di molecole che non sono tossiche per i topi e risultano potenti quanto alcuni antidolorifici oppioidi ma con meno tolleranza (necessità di dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto antidolorifico) e senza dar luogo a difficoltà respiratoria. La possibilità di impiegare composti naturali per combattere la sofferenza dei pazienti è uno degli esiti interessanti della ricerca, che però ha soprattutto il merito di ampliare le conoscenze sui meccanismi coinvolti nel dolore. La speranza è di poter in futuro mettere a punto nuovi farmaci efficaci e sicuri.

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