Salute

Dolore, due bambini su tre senza rimedio

I dati diffusi a Minorca nell'ambito del quarto " Multidisciplinar pain meeting"

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In pronto soccorso appena un bambino su tre riceve un trattamento per il lenire le sofferenze, nonostante il dolore sia tuttora il primo motivo di accesso alle cure in emergenza. Lo dimostra un’indagine del gruppo di studio PIPER (Pain in Pediatric Emergency Room) secondo cui il 37 per cento dei bambini che arrivano in pronto soccorso non viene valutato per il dolore. L’indagine è stata condotta su 19 pronto soccorso dal 2010 al 2013. I dati sono stati presentati a Minorca nell’ambito del quarto “Multidisciplinar pain meeting” all’interno del World Medicine Park , il parco delle scienze mediche che punta a promuovere un approccio multi disciplinare alla salute a cui Panorama.it ha preso parte.

“Non si tratta di vere e proprie linee guida ma di raccomandazioni formalizzate per la prima volta, stilate tenendo conto della letteratura scientifica sull’argomento e delle conoscenze attuali in materia di gestione del dolore pediatrico – spiega Franca Benini, responsabile del Centro regionale veneto di Terapia antalgica e cure palliative pediatriche , Dipartimento di pediatria dell’università di Padova, e coordinatrice del gruppo PIPER – Il nostro obiettivo è accelerare l’impiego dei farmaci per ridurre il tempo passato soffrendo dolore, delegando ad esempio agli infermieri la somministrazione di prodotti ben tollerati anche dai bambini. Tutt’ora passano in media 50 minuti prima che i piccoli pazienti arrivino di fronte al medico di pronto soccorso, un tempo infinito se c’è dolore. Purtroppo c’è la paura a dare antidolorifici ai più piccoli, temendo effetti collaterali: in realtà noi somministriamo moltissimi farmaci ai nostri figli senza preoccuparci altrettanto delle loro possibili conseguenze, il dolore invece non viene considerato come un sintomo da trattare”.

UN VIDEO PER VALUTARE IL DOLORE

Dai primi dati diffusi nel 36,8 per cento dei casi trattati, la valutazione del dolore non viene applicata “sempre” né in fase di triage né in pronto soccorso. Nel 31,6 per cento dei casi non si utilizzano scale algometriche per la misurazione del dolore, nel 21,1 per cento la presenza del dolore non viene neanche registrata nella cartella clinica e nel 47,4 per cento dei casi non viene applicato alcun protocollo nel trattamento del dolore. La somministrazione di antidolorifici all’interno dei Dipartimenti di emergenza accettazione, i Dea, avviene solo nel 4 per cento dei casi in fase di triage e nel 24 per cento dei casi in pronto soccorso.

Pertanto, i pediatri riuniti nella perla delle Baleari, definita “isla sine dolore”, isola senza dolore proprio per l’attenzione riservata al delicato tema della sofferenza inutile, hanno fatto un passo avanti, mettendo in distribuzione in tutti i pronto soccorso italiani il video “Dolore? No Grazie!”, realizzato dal gruppo PIPER con il patrocinio del ministero della Salute ed il contributo incondizionato di Angelini. L’intento è quello di far capire a medici, infermieri ma soprattutto a genitori e piccoli pazienti che valutare e trattare il dolore è indispensabile. “Il dolore è un problema sottodimensionato e l’applicazione della legge 38/2010 è ancora inadeguata, anche e soprattutto in pediatria – sottolinea Marco Spizzichino, Dirigente Ufficio XI, Direzione programmazione sanitaria del ministero della Salute –. È essenziale porre attenzione alla gestione del dolore nei pronto soccorso pediatrici e queste nuove raccomandazioni sono fondamentali per migliorarla: l’obiettivo è distribuirle a tutte le strutture sanitarie del Paese per far sì che vengano applicate ovunque, riducendo le disuguaglianze di trattamento fra Regioni tuttora esistenti”.

L’incontro a Minorca è stato anche il motivo per presentare “L’evoluzione della specie ”, il primo forum internazionale dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia promosso da Paidoss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza. Si svolgerà a Napoli dal 25 al 27 settembre e sarà un tentativo per “dare risposte a tutti gli attori della società contemporanea che si interrogano sulle dinamiche ed esigenze delle nuove famiglie, quindi non solo dei giovani ma di chiunque sia intorno a loro. Un Forum innovativo anche nelle tecniche, aprendo parentesi e occupando territori nel nome del confronto che ogni network, fisico o social, deve imparare ad affrontare”, sottolinea Giuseppe Mele presidente dell’Osservatorio.

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