Salute

Dolore cronico, in Europa colpisce un adulto su cinque

Emerge dal World Medicine Park, incontro scientifico multidisciplinare svoltosi a Minorca. Panorama.it ha seguito i lavori

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Il dolore inteso non come semplice sintomo ma quale vera e propria malattia complessa che, secondo recenti stime, affligge il 20 per cento degli europei e il 26 per cento degli italiani, con un impatto sui Sistemi sanitari del vecchio continente pari a 300 miliardi di euro l’anno. Dati che emergono dal World Medicine Park, svoltosi a Minorca, nelle isole Baleari, al quale ha partecipato anche Panorama.it. Non si tratta di non semplice congresso, ma un vero e proprio parco delle scienze mediche che chiama a raccolta oltre 1.200 clinici con varie specializzazioni e provenienti da diversi Paesi europei. Obiettivo dell’evento è creare un punto d’incontro dedicato alla medicina a 360 gradi, rivolto a tutta la comunità healthcare internazionale. 

“Per la prima volta, non si tratta del classico convegno focalizzato su un'unica specializzazione, ma di un’agorà della salute interattiva, concepita nell’ottica di una medicina sistemica e multidimensionale – spiega a Panorama.it Guido Fanelli, presidente della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore e cure palliative e professore ordinario di Anestesiologia e rianimazione presso l’Università di Parma - Possiamo per la prima volta parlare di un congresso davvero social. I partecipanti potranno, infatti, formulare domande in tempo reale ai relatori e avere risposte, ma il flusso di comunicazione sarà anche in senso inverso: per coinvolgere maggiormente l’uditorio nell’esame dei casi clinici, i relatori interpelleranno la platea e a ogni step dell’analisi reindirizzeranno la discussione in base al feedback ricevuto”. Poi, a margine di una sessione di lavoro, aggiunge ai cronisti: “La legge madre deve rimanere la 38 del 2010 sulla terapia del dolore, per proseguire il percorso di civiltà che ha aperto su questa tematica. Il decreto andava molto bene nella versione uscita dalla Camera, speriamo non sia modificato”.

ITALIA, ANCORA FORTE CONSUMO DI FANS

1 adulto su 5 in Europa soffre di dolore cronico ha ricordato Flaminia Coluzzi, professore aggregato di Anestesia e rianimazione all’Università “La Sapienza” Roma nella sessione promossa da Grunenthal. Inoltre, 26 milioni di persone nel mondo soffrono di dolore neuropatico. Si è diagnosticato che circa il 60 per cento del dolore neuropatico e’ localizzato e solo il 22 per cento dei pazienti con dolore neuropatico localizzato risulta trattato con farmaci specifici per questa patologia.

 “Nel mondo c’è fermento sulla comunicazione riguardo le terapie del dolore, in Italia invece siamo ancora a livelli scarsi anche come informazione che i medici di medicina generale hanno sull’appropriatezze prescrittiva degli oppiacei ai propri pazienti – sottolinea Flavio Fusco, responsabile dell’Unità di cure palliative della Asl 3 di Genova -. L’Italia continua ad essere un paese dove i Fans, gli anti-infiammatori non steroidei, si consumano ancora troppo. Nel 2013 la spesa per gli oppiacei è stata infatti inferiore di 4 volte rispetto ai Fans. Non solo: il consumo pro capite di oppioidi in Italia è pari a 1,6 euro, In Europa è di quasi 5 euro, In Germania addirittura sale a 9,68 euro. Ecco perché serve una promozione culturale sulla popolazione: gli oppiacei sono una risorsa, non un pericolo”.

Fusco, al pari di altri relatori, punta dunque sulla comunicazione, proponendo di coinvolgere i media con maggiore responsabilità e implementando le “good practises” italiane. Cambia, in pratica, il concetto di dolore cronico, inteso non più come sintomo ma come malattia. Come tale va pertanto trattato anche nei nuovi approcci.

Al World Medicine Park si parla anche di mal di schiena che sarebbe ereditario “in almeno il 50 per cento dei casi”, secondo Massimo Allegri, terapista del dolore all'Università di Pavia, Fondazione Irccs San Matteo . “I dati meno recenti parlano del 50 per cento dei casi che è scritto nei geni, alcuni più recenti arrivano a dire che la predisposizione ereditaria arriva anche al 70 per cento – dice l’esperto -. In pratica, in alcuni nostri geni è contenuta la possibilità di sviluppare predittori di rischio del mal di schiena, cioè si eredita dai propri genitori il fatto che la colonna vertebrale abbia più facilità a degenerare”.

CRESCE USO DEGLI OPPIODI NEL SUD EUROPA

Sul fronte delle attuali prescrizioni farmacologiche si è svolta una tavola rotonda con un momento di confronto fra le due aziende più importanti nella terapia del dolore, Grünenthal e Mundipharma , rappresentate dai due Regional Manager Sud Europa, Thilo Stadler, che ha illustrato i dati di mercato relativi all’Europa, e Marco Filippini, che ha presentato quelli relativi all’Italia. In merito ai trend illustrati da Stadler, considerando i giorni di trattamento per paziente/anno, si evince un segnale positivo, che dimostra una lenta ma costante crescita dell’appropriatezza terapeutica nel sud del vecchio continente. Nel periodo 2009-2013, Italia, Francia, Spagna e Portogallo hanno registrato nel complesso un aumento dei consumi di oppioidi forti (gold standard per il trattamento del dolore moderato-severo) pari al 15 per cento, contro un +8 per cento dei paesi del nord Europa, dove l’impiego di questi farmaci resta comunque più elevato. Il mercato degli oppioidi forti a valori, inoltre, si è attestato nel 2013 a 1,8 miliardi di euro, segnando un +10 per cento per il sud Europa, contro un +3 per cento per il nord.

Nella giornata conclusiva dell’incontro multidisciplinare si è svolta una tavola rotonda interattiva tra i relatori e il pubblico che ha permesso di focalizzare l’attenzione sui costi del dolore cronico. Sono oltre 500 milioni le giornate di lavoro perse in Europa a causa di questa problematica per un costo complessivo, come detto, di quasi 300 miliardi l’anno. Il 90 per cento di questi costi sono indiretti, tra cui perdita della produttività, social security, assicurazioni sul lavoro. Chi è vittima del dolore cronico per il 17 per cento perde il lavoro, per il 22 per cento rischia di cadere in depressione e per un altro 28 per cento rischia un cambio di responsabilità o demansionamento all’interno del proprio posto di lavoro. Da qui la necessità che arriva dal Foruma minorchino di un’attenzione globale al fenomeno, sempre più da studiare e prestare massima attenzione.

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