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Salute

Diesel: dalle emissioni in eccesso 38.000 morti all'anno

Un nuovo studio quantifica gli impatti sull'ambiente e sulla salute dell'ossido di azoto prodotto dai motori a gasolio

Le emissioni di ossido di azoto provenienti da auto, camion e autobus con motori diesel sono una delle principali cause di morte legata all'inquinamento in tutto il mondo. Nonostante siano stati fissati chiari limiti, la situazione è in peggioramento. Lo scandalo che ha travolto la Volkswagen, con il suo software truffaldino che faceva risultare le emissioni in regola, mentre erano in realtà molto sopra i livelli consentiti, ha aumentato di molto la consapevolezza sul problema. Smascherato l'inganno la questione delle emissioni dei motori diesel rimane seria, e irrisolta.

Dal laboratorio alla realtà
Per poter superare le prove sui limiti delle emissioni le auto vengono sottoposte a una serie di test nei quali le emissioni nocive sono misurate con grande attenzione. Peccato che sia i veicoli diesel pesanti sia quelli leggeri emettano in normali condizioni di guida su strada più ossido di azoto rispetto a quanto emerge dalle prove di laboratorio attraverso le quali si ottiene la certificazione. Da un lato le condizioni nelle quali le auto vengono testate sono fatte apposta per contenere emissioni e consumi, quindi non sempre sono realistiche. Dall'altro una manutenzione inadeguata o dettagli nella calibrazione del motore, possono accentuare queste differenze, anche senza arrivare all'uso di dispositivi fatti apposta per dissimulare le emissioni.

E' appena stato pubblicato su Nature uno studio che analizza gli 11 principali mercati dell'auto, che rappresentano più dell'80% delle vendite di nuovi veicoli diesel nel 2015, inclusi Unione Europea, Stati Uniti, Brasile, Cina, India e Giappone. Gli autori hanno scoperto che l'insieme dei veicoli venduti in quei mercati ha emesso 13,2 milioni di tonnellate di ossido di azoto, cioè circa 4,6 milioni di tonnellate in più rispetto alle 8,6 che ci si sarebbero aspettate in base alle prestazioni dei veicoli durante i test ufficiali in laboratorio.

"I veicoli pesanti, camion e autobus, sono stati di gran lunga i maggiori responsabili, essendo a loro attribuibile il 76% di tutte le emissioni in eccesso. E cinque mercati (Brasile, Cina, UE, India e Stati Uniti) hanno prodotto il 90% di quelle emissioni", spiega Josh Miller, ricercatore presso l'International Council on Clean Transportation e co-autore dello studio. "Per quanto riguada i veicoli leggeri, auto e furgoni, l'Unione Europea ha prodotto quasi il 70% delle emissioni in più".

Guai per la salute
L'inquinamento da ossido di azoto ha due facce tristemente note: fa alzare il livello di ozono al suolo e quello del particolato sottile (PM 2.5). Un'esposizione a lungo termine a questi inquinanti ha ricadute importanti sulla salute, può causare dall'ictus alla broncopatia cronica ostruttiva, dalla cardiopatia ischemica al tumore al polmone, soprattutto negli anziani, che sono più sensibili.

Traducendo tutto questo in freddi numeri, gli autori stimano che l'aumento dell'inquinamento dovuto alle emissioni di ossido di azoto abbia causato 107.600 morti premature nel 2015 a livello globale. Di queste, 38.000 sono attribuibili alle emissioni in eccesso, cioè quelle reali che superano di parecchio quelle risultanti dai test di laboratorio.

Europa, Cina e India
Circa l'80% dei decessi ha riguardato tre regioni: Unione Europea (25.800 totali, 11.500 da emissioni in eccesso), Cina (31.400 totali, 10.700 in eccesso) e India (26.700 totali, 9.400 in eccesso). In Europa 6 morti su 10 tra quelle dovute alle emissioni in eccesso, sono legate all'uso di veicoli leggeri, una situazione completamente diversa rispetto agli Stati Uniti, dove le morti per emissioni in eccesso sono state molte meno (1.100) con un impatto dei veicoli pesanti 10 volte maggiore rispetto a quello dei veicoli leggeri.

Gli autori concludono con una proposta. Applicando le più severe norme sulle emissioni vigenti per i veicoli pesanti nelle regioni in cui non sono ancora state adottate (Australia, Brasile, Cina, Messico e Russia), secondo le loro proiezioni si potrebbero evitare 104.000 morti premature nel 2040.

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