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Salute

Diabete, i malati sono sedentari e obesi

Sono un esercito di quasi tre milioni, e la spesa sanitaria per curarli aumenta del 3 per cento all'anno. Ma la prevenzione può ridurre i malati del 50 per cento

Due milioni e 970 mila, pari al 4,9 per cento della popolazione. Sedentari, spesso in sovrappeso, con titolo di studio inferiore, residenti principalmente nelle regioni meridionali. È la fotografia dei malati di diabete in Italia, scattata dall’Italian Barometer Diabetes Observatory di Villa Mondragone dell’Università di Tor Vergata nel “Report 2012” presentato a Roma. Una patologia, che uccide ogni anno 27 mila italiani tra i 20 e i 79 anni. E che il prossimo 14 novembre avrà la sua giornata mondiale.

Nello specifico, la malattia preferisce i sedentari: otto persone su 100 che non praticano nessuna attività fisica ne sono infatti colpite, contro solo l’uno per cento degli sportivi. I grandi obesi presentano poi un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto a chi si mantiene in forma. Inoltre, il titolo di studio svolge un ruolo protettivo: tra i laureati la diffusione della malattia è 5 volte inferiore, in confronto a chi ha solo la licenza media. E sono i cittadini del sud ad essere i più colpiti: il 7,8 per cento dei lucani e il 7,6  per cento dei calabresi sono diabetici, rispetto al 2,6 per cento degli abitanti di Bolzano, al 3,4 di valdostani e veneti e al 3,6 dei lombardi.

La spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3 per cento all'anno, circa 300 milioni di euro, ed è pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi di euro. Un livello ad oggi molto superiore alla crescita del pil nazionale. Sono i dati che emergono dall’indagine conoscitiva approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla commissione Igiene e Sanità del Senato. La lotta al diabete assorbe il 9 per cento della spesa sanitaria italiana annuale, pesando sulle casse statali per 9,22 miliardi di euro, pari a 2.660 euro a paziente. Questo significa 1,05 milioni di euro all’ora – spiega Renato Lauro, presidente dell’Osservatorio e Rettore dell’ateneo romano -. Anche se si tratta di uno dei dati più bassi d’Europa, come confermato recentemente dalla London School of Economics, rimane comunque una cifra importante. Soprattutto se consideriamo che entro il 2030 i malati aumenteranno del 23 per cento”.

La prevenzione riduce i casi del 50 per cento

L’arma migliore per combattere la patologia rimane la prevenzione. Seguire cioè stili di vita adeguati. Una dieta bilanciata, l’esercizio fisico e il controllo del peso riducono del 50 per cento il rischio di essere colpiti dal disturbo. In questo modo si possono ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico, grazie ad iniziative la cui attuazione è fattibile perché poco costosa. Soprattutto se si considerano le spese derivanti dai ricoveri per complicanze. L’80 per cento delle persone affette da diabete muore infatti a causa di problematiche cardiovascolari, da due a quattro volte più frequenti in chi soffre di questo disturbo metabolico. Inoltre, sono soprattutto le conseguenze più gravi come infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa ad interessare con maggior frequenza i diabetici, che si vedono ‘derubati’ in media di 5 – 10 anni di vita.

Diventa quindi fondamentale anche il buon controllo della patologia, da attuare subito dopo la diagnosi. “Un trattamento precoce e intensivo dei principali fattori di rischio come glicemia, ipertensione e colesterolo alto, riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di morte a distanza di 13 anni – aggiunge a Panorama.it Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e ordinario di endocrinologia presso l’Università di Chieti  -. L’assistenza diabetologica negli altri Paesi europei è a carico soprattutto dei medici di famiglia. Da noi accade il contrario: è presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50 per cento dei malati”.

L’Osservatorio chiede un registro del diabete

L’Italian Barometer Diabetes Observatory nasce dall’impegno congiunto dell’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, dall’Università di “Tor Vergata” a Roma e da Diabete Italia. Il progetto ha il supporto non condizionato di Novo Nordisk.

Nell’indagine, si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali. E’, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete e l’istituzione di un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario perché, dice l’indagine del Senato, “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del sistema diabete sia sostenibile in termini economici”.

Da qui, una serie di richieste dell’Osservatorio: includere nei nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il “piede diabetico”; definire, in accordo con le società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento; costituire infine nelle Asl un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete.

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