Salute

Diabete: malati oltre soglia 3 milioni

I dati dell'Istat riferiti al 2012 danno un quadro allarmante della situazione italiana. Le regioni peggiori sono Abruzzo e Calabria dove i malati superano il 7%. In Lombardia oltre mezzo milione di casi

obesita

Nel 2012 erano 3.268.000 i diabetici in Italia, pari al 5,5% della popolazione. In più del 95% dei casi si tratta di diabete di tipo 2, di gran lunga prevalente. Solo meno del 5% soffre della forma di tipo 1, anche detta "giovanile", che è insulinodipendente. Il tasso di crescita di questa malattia è spaventoso a livello mondiale e l'Italia non fa eccezione. Siamo passati dal 3,4% di diabetici sulla popolazione nazionale nel 1993 al 4,9% del 2011, con un aumento stimato in oltre il 60% negli ultimi 20 anni.

Le regioni con il tasso più alto di malati sono Abruzzo e Calabria, rispettivamente a quota 7,4 e 7,2%, mentre la percentuale più bassa si registra in Val d'Aosta (3,6% di casi). Oltre 2.000 diabetologi discuteranno degli aspetti clinici e scientifici della malattia al XIX Congresso nazionale dell'Associazione Medici Diabetologi, che si terrà a Roma dal 29 maggio al 1 giugno. Panorama.it ha parlato con il presidente dell'AMD, Carlo Bruno Giorda per capire quali sono le cause dell'inesorabile avanzata della malattia.

I dati dell'Istat da voi elaborati sono impressionanti
I casi reali sono probabilmente più numerosi di quelli evidenziati dall'Istat. Si stima che ogni 2-3 persone con diabete ce ne sa una che lo è senza saperlo. Applicando questa stima si dovrebbe aumentare del 30-50% il numero dei malati, portando gli italiani con diabete non lontano dalla soglia dei 5 milioni.

A cosa è dovuto questo esorbitante aumento dei casi?
C'è stato un aumento assoluto della malattia, e adesso vedremo perché, ma va anche detto che viene diagnosticata meglio e trovata prima, quindi si registra probabilmente anche un aumento relativo. C'è ancora tanto sommerso, come ho detto, ma meno di 15 anni fa: l'attenzione è aumentata molto, si sa che è una malattia grave e impegnativa e se ne parla moltissimo.

Le cause del boom?
Il cambiamento dei nostri stili di vita. Il principale motore dei nuovi casi è l'aumento di peso e l'obesità. L'Italia era famosa per il basso tasso di obesità soprattutto in età giovanile rispetto agli altri paesi, ma negli ultimi tempi la situazione si è rovesciata: la Campania è la regione europea con il più alto tasso di obesità infantile.

La percentuale di obesi è cresciuta così tanto?
E' soprattutto il sovrappeso addominale che fa venire il diabete, non è necessario essere obesi. La colpa è della pancia, quei 7 o 8 chili in più che scatenano fenomeni di resistenza all'insulina e in soggetti predisposti possono portare a sviluppare il diabete.

Mangiamo male e ci muoviamo poco, cosa incide di più?
Dividerei la colpa esattamente a metà. Da un lato una dieta troppo grassa, un eccesso di calorie. Del resto assistiamo a un'offerta alimentare spaventosa: oggi c'è una continua proposta di cibo che solo fino a 20 fa non c'era. Questo dà luogo a un eccesso di calorie sia nei pasti che fuori pasto. Ma anche la sedentarietà ha un ruolo notevole. Venti o trent'anni fa c'erano molte più persone che per motivi di lavoro erano "costrette" a fare un minimo di attività fisica.

L'era digitale ha le sue responsabilità?
Certo. Ha inciso non solo nel lavoro ma anche negli hobby: anche loro fanno stare fermi. I bambini sono assorbiti dalla tv e dal computer o dalla playstation, mentre 30 anni fa giocavano a pallone all'oratorio.

Quanto costa questa epidemia?
Il diabete assorbe in tutti i paesi del mondo dall'8 al 13% della spesa sanitaria. In Italia si stima che il diabete e le sue complicanze assorbano il 10% dei circa 110 miliardi destinati ogni anno al Fondo sanitario nazionale. Un costo economico enorme che è dovuto al fatto che ci sono più pazienti in dialisi, più by-pass, più interventi e più ricoveri, il cui tasso è aumentato in maniera nettissima.

In cosa consiste la prevenzione?
Non aumentare di peso. Il segreto è togliersi di dosso il primo chilo accumulato, non il decimo. Privilegiare un'alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di verdure, frutta e fibre e fare attenzione all'introito giornaliero di calorie. Poi l'attività fisica, da svolgere almeno mezz'ora continuativa al giorno per 4 o 5 giorni a settimana. Le attività che aiutano di più sono quelle di spostamento: camminare, correre, andare in bicicletta, nuotare, va bene anche la cyclette. Spesso ci si iscrive in palestra, la si frequenta per tre mesi e poi si molla. Non c'è bisogno di grandi sforzi, l'importante è la regolarità, far diventare il movimento uno stile di vita.

Ecco i dati del fenomeno divisi per regione.
Italia: 5,5%  (3.268.856 persone con diabete)

Lombardia:  5,5%  (533.728)

Campania: 5,8% (334.475)

Sicilia: 5,8% (290.168)

Lazio: 5,2%  (286.150)

Puglia: 6,7% (271.522)

Toscana: 6% (220.332)

Piemonte: 5% (218.196)

Emilia-Romagna: 5% (217.107)

Veneto: 4,4% (213.717)

Calabria: 7,2% (141.052)

Abruzzo: 7,4% (96.741) 

Marche: 5,3% (81.690)

Sardegna: 4,7% (77.050)

Liguria: 4,2% (65.969)

Umbria: 6,1% (53.940)

Friuli-Venezia Giulia: 4,1% (49.978)

Basilicata: 6,9% (39.884)

Trentino Alto Adige: 3,6% (37.061)

Molise: 4,9% (15.369)

Valle d'Aosta: 3,6% (4.565)

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