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Salute

Diabete e malattie cardiovascolari: c’è un legame anche nei geni

Un nuovo studio rivela che alcune mutazioni genetiche sono fattori di rischio sia per le coronaropatie sia per la resistenza insulinica

Il diabete di tipo due, quello per cui le cellule del corpo diventano resistenti all’insulina e quindi non riescono più ad assorbire gli zuccheri, e le coronaropatie, cioè le malattie causate dalle placche aterosclerotiche che restringono le arterie (e che provocano, tra l’altro, angina, infarto e arresto cardiaco) condividono gli stessi fattori di rischio legati a stili di vita poco salutari: sedentarietà, fumo, dieta ricca di grassi, aumento del peso corporeo e obesità.

Il diabete stesso è un a patologia che favorisce l’insorgere della coronaropatia. Forse per questo sono stati condotti pochissimi studi per vedere se c’è anche una predisposizione genetica comune alle due malattie: finora si è ritenuto che chi soffre di diabete prima o poi svilupperà, se non tiene sotto controllo la glicemia, problemi cardiovascolari.

Ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania hanno scoperto invece che specifiche mutazioni genetiche sono fattori di rischio comuni per entrambe le patologie.

Cosa rivelano le indagini sui geni

Analizzando la sequenza genetica di ben duecentocinquantamila individui gli scienziati hanno individuato sedici nuovi fattori di rischio genetici per il diabete e uno per la coronaropatia.

Ma c’è di più: hanno anche scoperto che alcuni pezzi del filamento di Dna, se alterati, causano un maggior rischio di sviluppare sia il diabete di tipo due sia le malattie cardiovascolari.

In particolare in otto di queste variazioni della catena del Dna sono stati anche trovati gli specifici geni responsabili della predisposizione ad essere colpiti da queste due patologie, che negli ultimi decenni si sono rivelate la principale piaga per la salute nel mondo occidentale.

Cosa fanno questi geni mutati dunque? Influiscono su alcune funzioni biologiche, compromettendo l’immunità e la riproduzione di alcune cellule e alterando lo sviluppo del cuore.

In patica creano le condizioni favorevoli nell’organismo a sviluppare le problematiche che portano all’aterosclerosi, e quindi alle malattie delle coronarie, e contemporaneamente alterano anche il metabolismo delle cellule, che si trasforma poi in diabete di tipo due.

Perché la ricerca è importante: un solo farmaco per due malattie

Lo studio apre la strada allo sviluppo di farmaci che possono curare e prevenire entrambe le patologie, cioè mirati a intervenire proprio su quei meccanismi biologici alterati dai geni responsabili delle due malattie.

Per esempio si è visto che l'acido eicosapentaenoico, un particolare acido grasso omega-3 che si ricava dall’olio di pesce e che viene venduto in alta concentrazione sotto forma di farmaco per abbassare il colesterolo cattivo, interviene con effetto benefico anche per le disfunzione causate da alcune delle otto mutazioni genetiche comuni a diabete e coronaropatia appena scoperte dai ricercatori americani.

Anche l’inibizione del gene FABP4, altro fattore di rischio condiviso nel Dna dalle due malattie, ha mostrato, su esperimenti condotti sui topi, di bloccare la produzione di una particolare proteina la cui mancanza ha effetti anti arteriosclerotici e anti diabetici.

Soprattutto la ricerca può concretamente aiutare nel prevenire l’entrata in commercio di nuovi farmaci creati per curare una sola delle due malattie ma che potrebbero invece avere effetti collaterali incrementando lo sviluppo dell’altra.

Infatti si è scoperta anche una mutazione genetica che rappresenta un alto rischio per il diabete ma che invece abbassa quello per le coronaropatie.

È importantissimo d’ora in poi, secondo quanto affermano i ricercatori, tenere conto delle implicazioni del genoma sulla progettazione dei medicinali: sarà così possibile creare nuovi farmaci anti diabete ma che non aumentano il pericolo di danni alle arterie.

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