Salute

Dai germogli di broccoli un aiuto contro l'autismo

Il sulforafano derivato dai germogli ha dimostrato di migliorare diversi sintomi comportamentali in un piccolo trial clinico svolto su 40 pazienti

germogli broccoli

– Credits: iStockphoto

Circa metà dei genitori di ragazzi autistici raccontano ai medici che quando i loro figli hanno la febbre, alcuni dei sintomi della malattia sembrano regredire. Quando la temperatura rientra nella norma, però, tutto torna come prima e il momentaneo miglioramento svanisce. Il meccanismo è stato messo alla prova già nel 2007 da Andrew Zimmerman del Memorial Medical Center dell'Università del Massachusetts, che ha confermato la sua validità senza però riuscire a svelarne la chiave. Quello che la febbre fa è avviare la risposta allo shock termico del corpo, ma già nel 1992 Paul Talalay, professore di farmacologia e scienze molecolari aveva scoperto che il sulforafano, contenuto in quantità variabili nelle crucifere, tra cui anche i broccoli, migliorava questa risposta dell'organismo, oltre a rafforzare le difese naturali dell'organismo contro lo stress ossidativo, l'infiammazione e i danni al DNA.

La domanda alla quale lo studio pubblicato oggi su Proceedings of the National Academy of Sciences cerca di dare una risposta è se il sulforafano possa avere sui sintomi dell'autismo gli stessi effetti sperimentati durante episodi febbrili. La risposta, alla fine della ricerca è decisamente positiva. Si tratta solo di un piccolo trial clinico, che ha coinvolto 40 ragazzi e giovani adulti maschi tra i 13 e i 27 anni, con forme di autismo dal moderato al severo. Coloro che, scelti in maniera casuale, hanno fatto parte del gruppo a cui è stata somministrata per settimane una dose giornaliera di sulforafano, calibrata in base al peso corporeo, presentavano visibili miglioramenti dei sintomi: capacità di rapportarsi agli altri, abilità di comunicazione verbale, interazione sociale e altri comportamenti associati all'autismo sono stati valutati sia prima, sia durante sia dopo la fine dello studio.

Visibili miglioramenti

La maggior parte di coloro che hanno reagito alla somministrazione di sulforafano, tra i 26 che lo avevano ricevuto, mostravano miglioramenti significativi già alla prima misurazione, a 4 settimane dall'inizio del trial, e hanno continuato a migliorare durante tutto il resto del trattamento. Dopo 18 settimane, interazione sociale, comportamenti aberranti e comunicazione verbale erano migliorati rispettivamente del 46, 54 e 42 per cento. Ma Talalay spiega che i punteggi di coloro che avevano assunto la sostanza tendevano a tornare ai valori originari dopo che la somministrazione era stata interrotta a studio concluso.

Studi precedenti hanno mostrato che le cellule di chi ha disturbi dello spettro autistico presentano spesso alti livelli di stress ossidativo, che può essere causa di infiammazione e di danni al DNA, e portare al cancro e ad altre malattie croniche. Il sulforafano pare in grado di agire aiutando l'organismo a contrastare alcuni di questi processi, con risultati spesso talmente considerevoli da essere evidenti a prima vista. Dei 26 pazienti trattati con sulforafano, 13 hanno mostrato miglioramenti notevoli. Alcuni di loro, per esempio, guardavano i ricercatori negli occhi e stringevano loro le mani, cose che non avevano fatto prima. Solo dopo gli autori hanno scoperto che tutti e 13 facevano parte del gruppo attivo.

Ma basta consumare broccoli per assicurarsi questi effetti? In realtà questo è molto difficile a dirsi per almeno due ragioni. Prima di tutto i livelli dei precursori del sulforafano presenti nelle diverse varietà di broccoli sono molto variabili. Inoltre la capacità degli individui di convertire questi precursori in sulforafano attivo è anch'essa assai variabile. Ciò rende difficile raggiungere i livelli della sostanza impiegati nello studio esclusivamente grazie a un consumo ingente di broccoli e altre crucifere.

A commento dei risultati della loro ricerca gli autori dichiarano: "Crediamo che queste siano prove preliminari del primo trattamento per l'autismo che migliora i sintomi correggendo, apparentemente, alcuni dei problemi cellulari sottostanti". "Siamo lontani dal poter dichiarare una vittoria sull'autismo", precisa Zimmerman, ma la ricerca "ci dà importanti indizi su ciò che potrebbe aiutare".

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