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Salute

Con la disoccupazione aumenta il rischio infarto

Uno studio su 13.000 americani dimostra che i licenziati hanno un quarto di probabilità in più di avere un attacco di cuore

Cuore

A fare notizia, in tempi di crisi economica e di storie quotidiane di perdita di lavoro, sono comprensibilmente i suicidi. La disoccupazione però ha molti effetti sulla salute fisica e mentale delle persone: oltre alla depressione aumenta anche il rischio di attacchi cardiaci in persone tra i 50 e i 60 anni.

Lo ha stabilito uno studio, appena pubblicato su Archives of Internal Medicine, svolto su 13.451 americani tra i 51 e i 75 anni. La ricerca indica che il rischio di infarto aumenta di circa un quarto nel primo anno successivo alla perdita del lavoro e cresce ancora in presenza di successivi licenziamenti. C'è in pratica un effetto cumulativo dell'incertezza lavorativa e del susseguirsi di periodi senza lavorare, che contribuisce ad aumentare le probabilità di un evento cardiaco.

Lo studio ha riguardato un periodo compreso tra il 1992 e il 2000 e nessuno dei partecipanti aveva avuto un attacco di cuore prima di essere arruolato nella ricerca. Degli oltre 13.000 soggetti monitorati, 1.061 hanno avuto un infarto nel corso dello studio. Coloro che avevano perso il lavoro mostravano il 22% di probabilità in più di trovarsi in questo gruppo rispetto a chi non aveva mai perso il lavoro. E in coloro che nel corso degli otto anni considerati avevano sperimentato almeno quattro licenziamenti la probabilità di avere un infarto aumentava del 60%.

Il danno causato dalla disoccupazione è paragonabile a quello attribuito al fumo, alla pressione alta e ad altre condizioni notoriamente nocive per il cuore. Lo stress collegato alla perdita del lavoro non sembrerebbe di per sé sufficiente a causare un infarto, ma può diventare un fattore scatenante in persone che presentano altri fattori di rischio, come arterie occluse o malattie cardiache. Il sistema sanitario americano, inoltre, che è quasi interamente sorretto da assicurazioni private pagate dai datori di lavoro, comporta un aggravio del rischio nei disoccupati, perché senza lavoro salta la copertura sanitaria e la persona è meno controllata.

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