Salute

Con epidemia sistemi sanitari al collasso, l'impegno dell'organizzazione

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Milano, 9 ott. (AdnKronos Salute) - Sono circa 2 milioni e mezzo i bambini under 5 esposti al rischio di contagio da virus Ebola in Liberia, Guinea e Sierra Leone, e si stima che in diverse migliaia siano già morti o rimasti orfani a causa dell'infezione. Lo riferisce Save the Children nel nuovo Rapporto 'Nati per morire. Indice di rischio mortalità mamma-bambino', diffuso oggi. E i numeri della 'strage Ebola' sono destinati a crescere - segnala l'organizzazione umanitaria - per l'impossibilità, da parte dei sistemi sanitari al collasso, di assicurare cure adeguate e somministrare vaccini, o per la possibile rinuncia da parte delle famiglie a rivolgersi a strutture e operatori sanitari per paura del contagio.

Alle piccole vittime dell'Ebola nei 3 Paesi africani più colpiti - sottolinea Save the Children - si aggiungono gli oltre 100 bambini che continuano a morire quotidianamente di malaria, polmonite e diarrea e il cui numero sta purtroppo crescendo: il collasso dei sistemi sanitari infatti, insieme alla paura di recarsi nei centri di cura per evitare il contagio, fa sì che malattie di per sé curabili non vengano più trattate e seguite trasformandosi in killer per i bambini.

Dal Rapporto dell'onlus emerge che tra i 10 Paesi con indice di rischio mortalità mamma-bambino peggiore "molti sono stati colpiti, o tuttora vivono, grandi emergenze umanitarie o gravi conflitti economici e sociali - spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia - Le situazioni di emergenza e crisi in genere causano un peggioramento delle condizioni di bambini e mamme e innescano circoli viziosi che si possono tradurre, direttamente o indirettamente, nell'aumento della mortalità infantile e materna".

In Africa Save the Children sta operando al massimo delle sue possibilità per fermare la diffusione del virus Ebola e proteggere i bambini, evidenzia l'organizzazione: sono 265.000 gli adulti e i bambini raggiunti finora. Inoltre, l'onlus ha formato 3.000 operatori sanitari sulle principali misure di prevenzione del virus; in Liberia ha costruito un Centro per il trattamento dell'Ebola e sta costruendo 10 Unità di cura; in Sierra Leone, fuori Freetown, sta costruendo un Centro di riferimento con 100 posti letto, che gestirà direttamente, in collaborazione con il governo britannico.

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