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Salute

Colesterolo, un nuovo farmaco per metterlo K.O.

È un anticorpo monoclonale che agisce sui recettori del colesterolo e procura meno effetti avversi delle statine

C’è un nuovo alleato nella lotta al colesterolo. Si tratta di evolocumab, un anticorpo monoclonale completamente umano, sviluppato dai ricercatori Amgen, che inibisce una proteina che riduce la capacità del fegato di eliminare il C-LDL, il cosiddetto colesterolo "cattivo", dal sangue. Al congresso dell’European Society of Cardiology sono stati presentati i risultati di numerosi studi clinici che hanno attestato la capacità del farmaco di ridurre i livelli di LDL dal cinquantasei fino al settantacinque per cento.

Colesterolo e patologie cardiovascolari, calamità globali

Il colesterolo alto, e di conseguenza le malattie cardiocircolatorie che provoca, è un vero e proprio flagello: semina due milioni e seicentomila morti ogni anno nel mondo, stando ai dati diffusi dall’’Organizzazione Mondiale della Sanità. La dislipidemia (quantità anomale di lipidi e grassi) è infatti una condizione di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, la principale causa di morte in tutta Europa: nel nostro Paese sono 185.000 i decessi ogni anno, il 30% di tutte le cause di morte. Ecco perché tenere sotto controllo il colesterolo, con dieta ed esercizio, è fondamentale per mantenere una buona salute.

Quando il colesterolo alto è colpa di mamma e papà

Ci sono però patologie, come l'ipercolesterolemia famigliare, che causano elevati livelli di C-LDL e di conseguenza malattie cardiovascolari (come infarti o ictus) in giovane età perché le persone affette non sono in grado di eliminare correttamente il colesterolo cattivo dal sangue attraverso il fegato. L'ipercolesterolemia famigliare è una malattia ereditaria che non consente, indipendentemente dall'alimentazione e dall’attività fisica, di ridurre i livelli di LDL nel sangue.

Quando è trasmessa da solo uno dei genitori, porta a valori di LDL tra i 300 e i 600 mg/dl. Se entrambi i genitori sono portatori del tratto dell’ipercolesterolemia il colesterolo supera i 500 mg/dl e causa problemi cardiocircolatori già nella pubertà, intorno ai tredici anni. Un genitore con un gene alterato che causa questa condizione ha il 50% di probabilità di trasmettere questo gene a ognuno dei suoi figli.

Gli uomini con ipercolesterolemia famigliare non trattata possono avere infarto o ictus tra i 40 e i 50 anni o ancora prima nei casi più gravi (l’85% ha un attacco di cuore intorno ai 60 anni) mentre nelle donne, a causa della diversa situazione ormonale, gli eventi cardiocircolatori si verificano un decennio più tardi.

Una patologia diagnosticata poco e male

“In Italia questa patologia fino a due anni fa veniva diagnosticata poco e male, in meno dell'uno per cento dei casi, adesso si è arrivati al 5-6%” dice a Panorama.it Alberto Zambon, lipidologo del Dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Padova.

“I medici di base non approfondiscono quando leggono gli esami del sangue”. Esiste un software semplicissimo basato su un algoritmo per la diagnosi di ipercolesterolemia famigliare: basta porre al paziente che ha valori di LDL maggiori di 190 delle semplici domande sulla storia famigliare di eventi cardiovascolari precoci (50 anni uomini, 60 donne) e eseguire un controllo fisico, nei punti di stress come i gomiti, per vedere eventuali depositi di colesterolo.

Se si applicasse questa pratica in ogni caso di colesterolo alto, si scoprirebbe che probabilmente molte più persone di quanto attualmente censito soffrono di l'ipercolesterolemia famigliare. “I dati più recenti dicono che colpisce una persona ogni 250, vuol dire oltre 300.000 soggetti in Italia. Non è quindi più da considerare una malattia rara” aggiunge Zambon.

Gli effetti avversi delle vecchie terapie

Oggi si cura con le statine, ma un quarto dei pazienti smette la terapia dopo un anno. Inoltre l'idea di usare un farmaco a vita scoraggia molti: “il medico deve approfittare del momento psicologicamente favorevole subito dopo un evento cardiovascolare come l'infarto per "terrorizzare" il paziente e indurlo alla cura” sostiene il professor Claudio Rapezzi, cardiologo, Dipartimento Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale Università di Bologna.

Ma passata la paura il paziente riprende abitudini rischiose, smette le medicine e l'LDL ritorna ad accumularsi sulle pareti arteriose. Le statine inoltre hanno effetti avversi sul 25% dei pazienti procurando crampi muscolari astenia, fiacca, dolori al tronco o agli arti e molte persone che sperimentano questi disturbi sono costrette a cambiarle continuamente.

I rischi dopo un episodio cardiovascolare

Uno studio pubblicato sull’European Heart Journal ha mostrato che su oltre centotrentamila soggetti colpiti da infarto del miocardio e seguiti per dieci anni più della metà ha subito più di una successiva ospedalizzazione per scompenso cardiaco, ictus ischemico o emorragico e infarto.

“Quello che vediamo nella pratica è che su cento pazienti dimessi in queste condizioni, dopo pochi mesi il 30-40% ha sospeso se non interrotto del tutto la terapia” dice Rapezzi. “Questo dipende da molti fattori: Il paziente non percepisce la malattia, si sente sano e a volte erroneamente convinto dai media  che un regime dietetico “sano” sia sufficiente (può contribuire alla riduzione del colesterolo LDL del 5-10% al massimo). Inoltre c'è il peso degli effetti indesiderati da assunzione di statine”.

Come arginare questa tendenza? “Per ridurre gli incidenti stradali il maggior deterrente è il limite di velocità: anche per diminuire il rischio di malattie cardiovascolari bisogna stare sotto ai livelli di guardia del colesterolo” afferma Rapezzi.

Come funziona il nuovo farmaco ipocolesterolemizzante

Evolocumab è un inibitore della proteina PCSK9 che è collegata al meccanismo di smaltimento del colesterolo LDL. Nei vasi sanguigni le molecole di colesterolo si legano a particolari "ancore": agganciate alla molecola del colesterolo entrano nel fegato attraverso le pareti dei vasi e qui si scindono liberando l'LDL che viene espulso mentre i recettori (le ancore) ritornano in circolo. Ma il PCSK9 impedisce ai recettori di tornare verso le pareti del fegato e poi nel sangue. Sopprimendo l'azione di questa molecola, come fa il farmaco, ci sono quindi più recettori di LDL liberi che vanno in circolo e catturano più molecole per portarle nel fegato e toglierle dal sangue.

Effetti collaterali minimi

Il farmaco, chesi può usare in associazione alle statine o in monouso, è stato approvato dalla Commissione Europea per la commercializzazione in Europa il 21 luglio 2015 per il trattamento dei pazienti con colesterolo non adeguatamente controllato che necessitano di un'ulteriore importante riduzione delle LDL. Il farmaco è stato approvato anche dalla FDA proprio in apertura del Congresso di Londra. Secondo Rapezzi entro 10 anni sostituirà completamente le statine: “Si tratta di una delle poche rivoluzioni culturali farmacologiche degli ultimi anni. Il suo meccanismo di azione comporta effetti collaterali praticamente nulli o minimi e inoltre è molto semplice da somministrare (Il paziente se lo auto inietta sottocute ogni due o tre settimane a seconda del dosaggio prescritto) e a differenza delle statine non c'è bisogno di controlli periodici e ridosaggi” conclude il professore.

Fino a quanto si può abbassare il colesterolo?

Nei soggetti post infartuati il target è 70 mg/dl, nelle persone normali 100. L’ipercolesterolemia famigliare si sviluppa già in età pediatrica e in adolescenza, quindi per i ragazzi il valore deve essere 135. Ma si può vivere con la piena e sana funzionalità degli organi con 30 mg/dl o anche 20. Il concetto è "lower is better", cioè più basso è il colesterolo, meglio è. Gli studi hanno dimostrato che si può arrivare fino a 10-15 mg/dl senza conseguenze negative per la salute.

 

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