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Salute

Cellulari e tumori: perché la sentenza di Ivrea non smentisce la scienza

È l’uso prolungato del telefonino - secondo il tribunale piemontese - a incidere sulla probabilità di contrarre il cancro

Ha fatto molto discutere la sentenza del Tribunale di Ivrea che ha di fatto condannato l’Inail a risarcire con un vitalizio di 6.000 euro l’anno un dipendente Telecom che ha contratto un neurinoma (una forma tumorale benigna del nervo cranico) per via dell’uso intenso del cellulare.

"È la prima volta che una sentenza di primo grado sancisce un nesso fra l’uso scorretto del telefonino e lo sviluppo di un tumore al cervello", hanno commentato a caldo gli avvocati dell’accusa, sottolineando come casi analoghi del passato si fossero risolti solo nei gradi successivi di giudizio.

Sotto accusa l'utilizzo smodato 
Una sentenza storica, dunque, ma che tuttavia non deve indurre a facili allarmismi. Ciò che ha sancito il giudice del Tribunale di Ivrea, infatti, non contraddice quanto emerso finora dagli studi scientifici

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Nella sentenza si parla infatti di "uso prolungato del telefono cellulare". La legge, in buona sostanza, non ha condannato l’uso del cellulare in sé, ma il suo impiego sconsiderato. Il problema sta semmai nella determinazione dei limiti ammissibili: chi stabilisce quanto e in che modo utilizzare il cellulare? Ma soprattutto chi è in grado di accertare il superamento di queste soglie?

Nella perizia tecnica di parte effettuata dal professor Angelo Gino Levis, si legge che l’esposizione cui è stato sottoposto il dipendente nel periodo che ha preceduto l’insorgenza del tumori è stata pari a circa 12 mila ore, in pratica quattro ore al giorno per 15 anni.

Un tale livello di esposizione, fa notare Nesrin Seyhanm, ricercatrice e collaboratrice sia dell'Onu sia della Nato e fondatore del Centro sulla protezione dalle radiazioni non-ionizzanti, annienterebbe la capacità del cervello umano di riparare i geni danneggiati.

Il rischio? Aumenta oltre i 20 minuti di telefonate giornaliere
Altri studi scientifici condotti a riguardo, pur senza pervenire a una legame netto e univoco fra uso del cellulare e insorgenza dei tumori, mettono comunque in guardia sui rischi correlati a tali livelli di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche.

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I risultati dello studio Interphone, il più grande mai effettuato sulla pericolosità dei telefoni cellulari, mostrano ad esempio una minore probabilità di contrarre i tumori in chi utilizza poco il telefonino rispetto agli utilizzatori più assidui (che comunque non superano la mezz'ora di esposizione al giorno).

Ancor più esplicativa, in questo senso, la ricerca condotta alla fine dello scorso decennio dal Ministero della salute giapponese su 1589 casi, secondo cui "il rischio di neurinoma aumenterebbe in modo significativo" in tutti quei casi nei quali il telefono venga usato in media più di 20 minuti al giorno.

Nulla di certo, si resta sempre nel campo delle probabilità
Insomma, per quanto non si possa parlare di un legame conclusivo tra l'uso dei cellulari e i tumori al cervello, molte ricerche concordano nel sostenere che una maggiore esposizione alle radiazioni dei telefonini aumenti il rischio di contrarre patologie tumorali.

Non è un caso che la massima autorità mondiale in campo sanitario, l’OMS, definisca i cellulari come agenti “potenzialmente cancerogeni” catalogandoli nella categoria 2B in una scala che va da 1 a 5, dove uno sta per le sostanze certamente cancerogene, cinque per quelle non cancerogene (per dovere di cronaca va detto che anche il caffè e i sottaceti rientrano nello stesso gruppo).

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Vista la delicatezza del tema, suggerisce lo IARC, diventa opportuno seguire alcune misure precauzionali: utilizzare gli auricolari, ad esempio, o ricorrere alla messaggistica quando si tratta di effettuare comunicazioni brevi.

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