Da carne in scatola a hot dog,la lista Oms carni cancerogene
Salute

Carne rossa e vaccini: la scienza alla sbarra

Anche la conoscenza scientifica ormai diventa un’opinione. Ma chi ascolta davvero il parere degli esperti? L’analisi di Marco Ferrazzoli del Cnr

Dalla polemica sull’utilità dei vaccini alle indicazioni dell’Oms sulla carne rossa. L’informazione scientifica è tornata in questi giorni sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma rischia di essere ridotta anch’essa ad opinione come fa notare il capo ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, Marco Ferrazzoli da tanti anni impegnato, anche a livello accademico, sul fronte della divulgazione scientifica e curatore, insieme con Francesca Dragotto, di un volume di grande attualità: “Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione” (Universitalia, pp.292). “La conoscenza non è più considerata un valore intangibile”, osserva Ferrazzoli, “e la parola dello studioso, dello scienziato, di chi detiene le competenze tende a sfumare in un mero parere. Uno dei tanti”. Il recente volume curato da Ferrazzoli e Dragotto analizza proprio questa casistica, dai vaccini, al mangiare sano, dal riscaldamento globale all’omeopatia.

Carne e verdura: la scelta di fa etica
La grande attenzione riservata al biologico e agli Ogm, nota per esempio Anna Maria Carchidi, così come oggi la discussione sulla carne rossa, sconfinano ormai ben oltre l’orizzonte puramente scientifico e questo non sempre aiuta la reale comprensione dei problemi da parte dei cittadini: “Vegetarianesimo e veganesimo, forse persino più che il biologico, paiono voler fondere la scelta salutistica con quella etica”. Inoltre, osserva Carchidi, “la tendenza appare condizionata dagli interventi di testimonial quali un luminare della medicina, Umberto Veronesi autore di un manuale molto esplicito come ‘Verso la scelta vegetariana’ e famosi chef come Alain Ducasse, che dal menù del suo pluripremiato e pluristellato ristorante parigino ha eliminato i simboli della cucina nazionale, dal foie gras all’entrecote per far posto a una svolta vegetariana. Così pure la dieta mediterranea è assunta e comunicata quale modello culturale, oltre che alimentare”.

La bufala di Wakefield
Il risultato è che la scelta dei cittadini e dei consumatori non è mai serena come anche nel caso dei vaccini. Alessia Bulla ripercorre in proposito la storia della “bufala” di Andrew Wakefield, un medico britannico autore nel 1998 di uno studio che sosteneva ci fosse una correlazione tra l’assunzione di determinati vaccini e l’autismo. In questo caso l’intervento della stampa è stato decisivo: nel 2003 un’inchiesta del giornalista Brian Deer smaschera Wakefield. Ai bambini descritti nello studio non era mai stato diagnostico l’autismo, in più erano stati reclutati dai gruppi di attivisti antivaccini e Wakefield aveva ricevuto finanziamenti dalla “Legal Service Commission” che sosteneva cause di risarcimento contro lo Stato per bambini autistici. Wakefield venne cancellato dall’albo e bandito dalla professione medica. Eppure come osserva il giornalista Salvo Di Grazia “per alcuni antivaccinisti Wakefield resta incredibilmente un guru”. Tanto che è stato citato persino in una sentenza del tribunale di Rimini del 2012.
Commenta Stefano Vicari, responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambin Gesù: “Di questa pericolosa bufala non dovremmo nemmeno parlare più. Solo chi non ha intenzione di dire la verità si avvale ancora oggi della ricerca menzognera di Wakefield”.

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