Salute

Capire la salute protegge la salute

Uno studio inglese dimostra che oltre il 40 per cento della popolazione in età lavorativa non ha gli strumenti per comprendere il proprio dottore né seguire efficacemente una terapia. Con possibili conseguenze negative per la salute

"Mi spieghi dottore" (Credit: Adam Berry/Getty Images)

In ambito medico uno degli aspetti considerati essenziali per il buon andamento di una cura è la compliance, ovvero quanto un paziente si attenga scrupolosamente alle indicazioni del medico nell'assunzione dei farmaci e più in generale nello svolgimento della terapia. Non c'è niente di peggio di un paziente che fa di testa propria e decide di saltare una pillola o ridurre il numero di farmaci che prende, magari perché pensa che siano troppi. Tutto giusto, ma solo a patto che le istruzioni fornite siano chiare e che il paziente abbia il supporto di cui ha bisogno. Uno studio svolto dalla South Bank University di Londra dimostra che il 43% dei pazienti inglesi tra i 16 e i 65 anni non capisce i medici: difficile quindi poter seguire i loro consigli.

Qualcosa come 15-20 milioni di persone non sarebbero in grado di interpretare una prescrizione, seguire correttamente un trattamento, capire in cosa consiste il proprio disturbo. Un problema che, a quanto dichiarano all'Ansa Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale, e Giuseppe Paolisso, presidente della Società italiana di geriatria e gerontologia, affliggerebbe anche il nostro paese. Spiegano i due medici italiani che il problema esiste e preoccupa non solo per i pazienti cronici, come gli ipertesi e i diabetici, che essendo seguiti con regolarità ricevono comunque un supporto maggiore dal proprio medico, ma anche per quelli acuti, magari anche di giovane età, che si trovano ad affrontare una malattia e non hanno gli strumenti per curarsi al meglio.

Risale al 2007 un rapporto dell'American Medical Association che sottolineava come la health literacy di una persona, ovvero la sua "alfabatizzazione" sui temi di salute, fosse più predittiva del suo stato di salute rispetto all'età al sesso, al reddito, al lavoro svolto, al livello di istruzione e alla razza. Insomma la scarsa comprensione delle informazioni mediche di base e delle procedure e dei servizi necessari per la protezione della propria salute finisce per rappresentare il maggior fattore di rischio per la salute stessa. Inoltre la scarsa conoscenza si traduce in scarsa consapevolezza e spesso implica una minore partecipazione a screening utili, per esempio per la prevenzione di alcuni tipi di cancro.

I risultati dello studio inglese, che tra l'altro esclude del tutto la fetta di popolazione più anziana, e probabilmente ancor meno "alfabetizzata" rispetto a chi è in età lavorativa, mettono il dito in una piaga aperta: non solo molti di noi di salute ne sanno poco, ma spesso abbiamo paura di chiedere spiegazioni. Ed è proprio qui che invece il cittadino può avere un ruolo attivo nel prendersi cura della salute sua e dei suoi cari: non aver timore di fare domande, pretendere chiarimenti e chiedere al proprio medico di famiglia di dedicarci tutto il tempo necessario non solo a visitarci, ma anche a farci capire bene che disturbo abbiamo e cosa dobbiamo fare esattamente per curarlo.

E' il suo lavoro e noi abbiamo il diritto di pretendere che lo svolga con il dovuto scrupolo. Del resto spesso se non capiamo non è perché siamo ignoranti ma perché il medico "parla troppo difficile". Anche farci spiegare le cose con termini più semplici è un nostro dritto, che spesso ci vergogniamo di esercitare. A tutto svantaggio della nostra salute.

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