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Salute

Cannabis, anche il Veneto dice sì

Dopo Liguria e Toscana, un'altra regione approva una legge sull'uso dei farmaci cannabinoidi. In Italia si registra un aumento del 30 per cento di confezioni vendute, ma un'indagine del centro studi Mundipharma dice che ancora la prescrizione è bassa

La "Cannabis Sativa", utilizzatata in medicina

Oppioidi e cannabinoidi, avanti tutta anche nel Veneto. Dopo Liguria e Toscana, infatti, anche il Consiglio regionale veneto ha dato il via libera alla distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi. La legge, approvata all'unanimità, prevede l'avvio sperimentale della distribuzione gratuita di questo tipo di farmaci negli ospedali e nelle farmacie, previa prescrizione medica, ma anche la stipula di una convenzione con il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, unici centri autorizzati in Italia alla produzione sperimentale, al fine di poter acquistare al prezzo di costo, i cannabinoidi ad uso terapeutico.

In fase di prima applicazione sperimentale, per il 2012, la Regione Veneto stanzierà 100 mila euro per assicurare la gratuità dei farmaci. Una somma probabilmente insufficiente per garantire, a regime, l'erogazione gratuita dei cannabinoidi a tutti i potenziali utilizzatori: si calcola, infatti, che il costo annuo per curare cento malati di sclerosi multipla si aggiri intorno ai 500 mila euro.

Uso dei cannabinoidi in Italia

La legge veneta ha suscitato polemiche. “Pericolosa e incostituzionale” è stata definita da Giovanni Serpelloni, capo dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio , in particolare nell'articolo che affida a due centri produzione e lavorazione di cannabis medicinale ai fini della fornitura al Sistema sanitario regionale. E che ci sia un risvolto incostituzionale in queste leggi regionali è dato dal fatto che il consiglio dei Ministri ha impugnato quella della Liguria sulle “modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”. Secondo quanto si legge sulla nota del Cdm, il dispositivo “contiene disposizioni in contrasto con le norme statali di principio in materia di tutela della salute”.

In Italia, i farmaci oppioidi registrano un aumento di quasi il 30 per cento nel numero di confezioni vendute, passate da 3,6 a 4,7 milioni, e un consumo pro capite pari a 1,17 euro. In cima alla lista dei consumi, con 9,10 euro pro-capite, rimangono però sempre i farmaci analgesici non oppioidi. Secondo i dati Istat, sarebbero quasi un milione gli anziani che muoiono senza cure palliative e terapie anti dolore. Le stime sui consumi dei farmaci per la terapia del dolore sono stati inseriti nel “Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 38/2010 realizzato dal ministero della Salute. Se il consumo medio nazionale pro-capite degli oppioidi forti è pari a 1,17 euro, la Val D'Aosta, il Friuli Venezia Giulia e Liguria la superano. Lazio, Campania, Basilicata e Calabria  restano abbondantemente al di sotto. E lo stesso andamento si registra con gli oppioidi deboli: il valore medio a livello nazionale è di 0,78 euro pro-capite, mentre a livello regionale l'aumento maggiore è nelle regioni centro-settentrionali, con la Toscana in testa. I più prescritti e utilizzati rimangono quindi gli analgesici non oppiodi, con 9,10 euro di consumo pro-capite e valori massimi in Sardegna e Sicilia.

La cannabis fa bene o male?

Secondo un documento ufficiale siglato dal Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio con 18 società scientifiche italiane, tra cui quella di farmacologia e quella di medicina generale,  la cannabis e i suoi derivati sono sostanze tossiche e pericolose per l’organismo. La Food and Drud Administration, l'organismo statunitense preposto al controllo e all'immissione dei farmaci, ha emanato un piano per la gestione di rischi e abusi relativi ad antidolorifici oppiacei, in particolare per quelli a rilascio prolungato e a lunga durata per il dolore da moderato a grave. Come spiega l’ente americano sul suo sito, il piano è finalizzato a formare i medici sull'appropriatezza prescrittiva. Questi, a loro volta dovranno istruire i pazienti a un uso sicuro. Secondo il centro per il controllo e la prevenzione delle Malattie dell'Fda infatti, 14.800 americani sono morti per overdose da oppiacei nel 2008 e 15.597 nel 2009, quasi quattro volte il numero di decessi rispetto al 1999.

Farmaci e preparati galenici a base dei principi attivi contenuti nella pianta della cannabis sativa, specie utilizzata in medicina, risultano efficaci nelle cure palliative e antalgiche: ne potranno quindi beneficiare in particolare i malati terminali, i malati di cancro per lenire gli effetti delle chemioterapie e radioterapie, i malati di Aids, depressione, leucemia, Corea di Huntington, tic nervosi, i pazienti affetti da malattie croniche irreversibili, come Sla e distrofia muscolare, gli affetti da Alzheimer e da morbo di Parkinson. I cannabinoidi si dimostrano efficaci inoltre in oculistica per la cura del glaucoma, nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti affetti da neoplasie, di patologie neurologiche e traumi cerebrali, nel trattamento dell'asma. In pratica, agiscono sul dolore riducendo le infiammazioni e abbassando la sensibilità al dolore, ma i loro benefici non si limitano alle proprietà analgesiche, infatti, la marijuana allevia anche i sintomi della sclerosi multipla e delle lesioni al midollo spinale , oltre che a rilassare chi soffre di dolore cronico neuropatico.

La marijuana non è  proprio il medicinale perfetto perché è assunta con il tabacco spesso contenente sostanze cacerogene oltre che aumentare il rischio di malattie respiratorie. Per tale motivo si sono cercate vie di somminist5razione alternative, quali biscotti e alimenti alla marijuana o, in alternativa, l'utilizzo di vaporizzatori che permettono di inalare la cannabis. Diverso invece è mangiarla: gli effetti sul sistema nervoso arrivano molto più lentamente in quanto la pianta deve essere prima metabolizzata. La scelta tra inalare o mangiare dipende dal tipo di trattamento e viene consigliata dal proprio dottore. Un'altra controindicazione sono le muffe tossiche che possono attaccare le dosi medicinali: per ucciderle gli esperti consigliano di bollire la cannabis prima di consumarla.

L'indagine Mundipharma

Un’indagine commissionata dal Centro studi Mundipharma a Demoskopea, e condotta su 200 medici di medicina generale, evidenzia come la legge 38 sia ancora semisconosciuta a quasi la metà dei generalisti nel Nord Est, mentre sono più informati al Sud. Oppioidi poco noti a 1 clinico su 5 nel Nord ovest ma i più restii a prescriverli vivono nel centro Italia. Avvertita dall’82 per cento l’esigenza di una maggiore formazione.

Dall'indagine risulta che un paziente su 3 presenta una condizione di sofferenza cronica, legata soprattutto ad artrosi, mal di schiena o cervicale, al 93 per cento, ernie, 72 per cento, e cefalee per il 67 per cento. Nel 41 per cento dei casi, il dolore è di grado moderato, ma diventa severo per 1 malato su 5. Malgrado il 77 per cento dei medici affermi di misurarne l’intensità durante le visite, soltanto il 26 per cento la monitora sempre. Un 23 per cento rivela di non prendere in considerazione questo aspetto, contravvenendo così a quanto stabilisce l’art.7 della legge, che invita a registrare regolarmente l’intensità del dolore e a verificare con costanza l’efficacia e l’adeguatezza posologica degli eventuali trattamenti antalgici in corso.

Per il controllo del dolore cronico di grado moderato, il 61 per cento degli intervistati impiega esclusivamente FANS e paracetamolo; solo un 3 per cento ricorre agli oppioidi, deboli e forti, in monoterapia. Il 24 per cento li somministra in associazione agli antinfiammatori non steroidei. Per trattare un dolore severo, si fa uso di FANS e paracetamolo nel 47 per cento dei casi mediamente per periodi superiori a due mesi con il conseguente rischio di danni gastrici e cardiovascolari. Sale l’impiego di oppioidi, in monoterapia 26 per cento, in associazione fino al 39 per cento, ma quattro volte su 10 si tratta di prodotti transdermici, al contrario di quanto raccomandato dalle Linee guida, che indicano come prima scelta le formulazioni orali.

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