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Salute

Cannabis da banco: Uruguay primo paese al mondo

Venduta in 16 farmacie del paese solo a residenti registrati. E' la terza fase di una legge voluta da Mujica per combattere il traffico di droga

In tutto il mondo la marijuana sta passando dall'essere considerata una droga da proibire e combattere, al pari di eroina e cocaina, all'essere vista come un'opportunità terapeutica e in sempre più casi come una sostanza adatta all'uso ricreativo. In principio guida che si sta diffondendo sembra essere che sia meglio regolare piuttosto che proibire. Anche nel nostro paese molti negozi hanno il permesso di commercializzare la cosiddetta marijuana light, a basso contenuto di THC, che poi sarebbe il principio attivo della cannabis. Ora l'Uruguay si spinge un passo oltre e autorizza la vendita della cannabis, quella vera, per uso ricreativo in farmacia.

No al turismo della droga

Si tratta dell'ultima fase di un percorso di liberalizzazione iniziato con una legge del 2013 dal precedente presidente, Josè Mujica, che prevedeva dapprima la creazione di un registro dei coltivatori di cannabis per uso personale, giunto oggi a quasi 7.000 iscritti. Poi è stata la volta del registro dei club per fumatori con un massimo di 45 iscritti ai quali è permesso coltivare la cannabis in modo collettivo (fino a 99 piante per ciascun membro del club): se ne contano 63. L'ultimo step è quello della vendita nelle farmacie, per ora sono solo 16 in tutto l'Uruguay quelle dove il servizio è disponibile. Il governo non ha infatti stretto accordi con le grandi catene di farmacie del paese.

Anche per l'acquisto al banco del farmacista, però, occorre l'iscrizione a un registro, consentita ai soli residenti, con il preciso scopo di evitare l'effetto Amsterdam e scoraggiare il turismo finalizzato all'acquisto e al consumo di droga. I residenti nel paese sono 3,4 milioni, quelli che si sono registrati per poter acquistare marijuana sono a oggi 4.600, per la maggior parte di età compresa tra 30 e 44 anni.

Entro i limiti

Nonostante la liberalizzazione, in realtà non mancano i limiti, anche piuttosto stringenti, alla produzione e alla vendita di cannabis. Intanto solo due società sono state autorizzate a produrre marijuana per le farmacie, sotto lo stretto controllo dei militari e senza alcuna possibilità di accesso da parte del pubblico. Anche il consumo è regolato, dal momento che la cannabis sarà venduta in confezioni da 5 grammi e non se ne potrà vendere più di 10 grammi a settimana allo stesso compratore registrato.

"Peggiore della tossicodipendenza è il traffico di droga", ha dichiarato nel 2014 José Mujica in un'intervista. Per combattere il secondo, il prezzo della cannabis è inferiore a quello al quale si può trovare al mercato nero, cioè pari a 13 dollari per 10 grammi, il quantitativo sufficiente per confezionare almeno 15 spinelli, secondo uno studio condotto qualche anno fa. Per curare la dipendenza, una percentuale dei proventi delle vendite servirà a pagare le spese per i trattamenti offerti ai tossicodipendenti e per le campagne di sensibilizzazione sui rischi legati dall'uso di droga.

Il senso della legge voluta da Mujica è quello di consentire ma non di incoraggiare il consumo di marijuana. Le politiche del passato per combattere il traffico di droga hanno fallito. Forse è il momento che ciascun paese dell'America Latina trovi il proprio metodo per combattere il crimine e la dipendenza. La Colombia ha preso la strada della cannabis terapeutica. In Messico la Corte Suprema ha stabilito che è diritto di ciascun individuo coltivare marijuana per uso personale. La Giamaica ha legalizzato la marijuana per uso medico, religioso e scientifico. L'iniziativa varata in Uruguay costituisce un esperimento al quale guarderanno con interesse quei paesi che non hanno ancora deciso come affrontare il problema. 

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