bullismo
Salute

Bullismo: gli effetti su chi lo subisce durano a lungo

Le angherie dei coetanei subite a scuola aumentano i rischi per la salute anche a diversi anni di distanza

"Gli studenti che hanno sperimentato più di frequente una vittimizzazione da parte dei coetanei a 10-11 anni hanno più probabilità di avere sintomi di depressione a 12-13 anni, e una maggiore probabilità di fare uso di alcol, marijuana o tabacco a 15-16 anni". Lo sostiene Valerie Earnshaw, psicologa sociale dell'Università del Delaware e autrice di uno studio appena pubblicato sulla rivista Pediatrics, al quale hanno collaborato ricercatori di università e ospedali di sei stati americani.

Effetti a lungo termine
Gli autori hanno analizzato i dati raccolti dal 2004 al 2011 da 4.297 studenti tra l'equivalente della nostra prima media e la seconda superiore. Nonostante il bullismo sia comune nella tarda infanzia e prima adolescenza, e sembri associato a un aumento nell'uso di sostanze, ancora pochi studi hanno esaminato questa associazione monitorandola nel corso del tempo. "Abbiamo dimostrato che essere vittima di bullismo in prima media ha effetti duraturi sul consumo di sostanze stupefacenti cinque anni più tardi. Abbiamo anche mostrato che i sintomi depressivi aiutano a spiegare il motivo per cui il bullismo è associato all'uso di sostanze, il che suggerisce che i ragazzi potrebbero 'automedicarsi' utilizzando sostanze per alleviare le emozioni negative", ha spiegato Earnshaw.

Sui danni che questi comportamenti possono infliggere allo sviluppo nel corso dell'adolescenza non ci sono dubbi: hanno implicazioni sulla salute per tutta la durata della vita. Alcol e marijuana interferiscono con lo sviluppo cerebrale, mentre il tabacco può portare a malattie respiratorie, cancro e morte precoce. Earnshaw avverte perciò che "i giovani che sviluppano disturbi da uso di sostanze sono a rischio di molte malattie mentali e fisiche per tutta la vita", il che rappresenta una pesantissima eredità del bullismo patito sui banchi di scuola.

Vittime designate
I maschi, coloro che convivono con una malattia cronica e i ragazzi e le ragazze gay o bisessuali sono tra quelli maggiormente bullizzati a 10-11 anni. Età, obesità, etnia, livello di reddito e di istruzione della famiglia non appaiono invece correlati a una maggiore frequenza degli episodi di bullismo. In particolare il 24 per cento dei ragazzi in seconda superiore ha dichiarato di consumare alcol, il 15,2 per cento ha segnalato l'uso di marijuana e l'11,7 per cento di tabacco. L'essere gay o bisessuale era più fortemente legato al consumo di alcol tra le ragazze rispetto ai ragazzi. E' stato anche associato al consumo di marijuana e di tabacco tra le ragazze ma non tra i ragazzi.

I numeri del fenomeno 
Nel rapporto Istat sul bullismo in Italia, pubblicato alla fine del 2015 e riferito al 2014, si legge che in quell'anno "poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle 'tipiche' azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale". In cosa consistono questi episodi? "Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%)".

Medici e insegnanti devono intervenire
Earnshaw e colleghi hanno diversi messaggi per i pediatri e per gli insegnanti. Invitano i primi a fare uno screening dei ragazzi seguiti per riconoscere segni di bullismo e sintomi di depressione e di abuso di sostanze. Questi ragazzi vanno aiutati, dicono, ed è bene che si crei una collaborazione tra medici, insegnanti e genitori. Ma appunto anche gli educatori devono fare la loro parte e imparare a prendere il bullismo, e le sue terribili conseguenze, molto sul serio. "Questo studio fornisce ulteriori prove del perché sia importante intervenire. E può anche aiutare gli insegnanti a capire perché gli studenti siano depressi o abusino di sostanze alle scuole medie e superiori".


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti