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Salute

Artrosi & Co: nove domande e risposte sulle malattie reumatiche

Ne soffre 1 italiano su 10 e fanno perdere 25 milioni di giornate lavorative l'anno

In buone mani (Credit: http://www.flickr.com/photos/anamobe)

"Attualmente sappiamo che le malattie reumatiche in Italia compiscono circa 6 milioni di persone, di cui 4 milioni sono costituiti da pazienti con artrosi. A queste cifre vanno aggiunti i 4 milioni di persone affette da osteoporosi". Il quadro lo fa Giovanni Minisola, Presidente della Società Italiana Reumatologia, che partecipa oggi a una tavola rotonda che si svolge a Roma dal titolo "Alleati contro le malattie reumatiche" e aiuta Panorama.it a fare un quadro della situazione su questi disturbi.

1) Quali sono le patologie che rientrano in questi grandi numeri?

Le patologie sono tante, e spesso i malati soffrono di più di un disturbo. Si possono dividere fondamentalmente in due categorie; quelle di impronta degenerativa, come l'artrosi, che è di gran lunga la più diffusa dal momento che ne soffrono 4 milioni di persone, e quelle di natura infiammatoria, come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica e la spondilite anchilosante, spesso di orgine autoimmune.

2) Che problemi danno queste malattie?

Denominatori comuni sono dolore e invalidità funzionale. Per tutte queste malattie vale il concetto della diagnosi precoce e del controllo stretto come strumenti per evitare la progressione della malattia e l'invalidità. Le malattie reumatiche a impronta immuno-infiammatoria possono interessare non solo l'apparato muscolo-scheletrico e le articolazioni, ma anche cuore, polmoni, fegato, reni e nervi.

3) Chi è più colpito?

Queste malattie hanno una forte predilezione per il sesso femminile. Vi sono poi lavori particolarmente usuranti, che sottopongono le articolazioni a sforzi faticosi e ripetitivi (come l'uso del martello pneumatico) sono sicuramente associati ad alcune di queste patologie.

4) A che età avviene la diagnosi?

Le malattie di tipo infiammatorio esordiscono di solito in età giovane e giovane-adulta, in casi eccezionali anche nei bambini. L'incidenza di quelle degenerative, come l'artrosi, aumenta invece con l'invecchiamento.

5) Quali sono i fattori di rischio?

La prevenzione è un parametro importante in condizioni come l'artrosi, evitando l'eccesso di peso e i cattivi stili di vita, come posizioni scorrette, lavori usuranti e ripetitivi si proteggono le articolazioni. Nel caso dell'iperuricemia, che può condurre a un'altra malattia reumatica, la gotta, contano le abitudini alimentari. Nelle persone che hanno familiarità con la malattia serve una dieta scarsa di proteine animali. Per le malattie immuno-infiammatorie c'è una predisposizione genetica che non significa ereditarietà, ma solo che il soggetto con alcuni geni è più predisposto di un altro a sviluppare la malattia. Molto importante è in questi casi la diagnosi precoce, perché evita che la malattia progredisca e aggredisca le articolzioni. Bisogna evitare che si determinino distruzioni articolari.

6) Quali sono le nuove cure?

Per l'artrite reumatoide e per le altre malattie che non dovessero rispondere al trattmento con i vecchi farmaci, quindi laddove non si nota una remissione dei sintomi, esistono i farmaci biogici di ultima generazione. Prodotti con tecniche di bioingegneria e procedure costose che hanno alle spalle anni di ricerca, questi farmaci modificano la risposta biologica. La loro caratteristica saliente è la capacità di individuare e neutralizzare in modo preciso e specifico il bersaglio: la citochina, che noi sapiamo essere coinvolta nel meccanismo della malattia.

7) A che punto è l'assistenza in Italia?

Queste cure sono disponibili ma soggette a un controllo della spesa, purtroppo differente da regione a regione, che mira a essere sempre più restrittivo rispetto alle possibilità d'impiego di questi farmaci e al loro uso precoce. Sono scelte di politica sanitaria che prescindono dalla volontà del medico. Anche il taglio dei posti letto, che viene attuato secondo criteri ispirati dalla spending review, avrà ripercussioni negative in futuro perché impedirà di accedere a cure assistenziali in regime di ricovero, importante per osservare il paziente in maniera totale e adeguata, senza il trauma di ritorni continui. Manca in Italia di una vera rete reumatologica,  e ci troviamo di fronte a una situazione assistenziale a macchia di leopardo, priva di omogeneità. Sotto questo profilo siamo senza dubbio il paese peggiore in Europa.

8) Come riconoscere i campanelli d'allarme?

Per l'artrosi si tratta di i dolori in corrispondenza di articolazioni sottoposte a carico, che si attenuano con il riposo ma che tendono progressivamente ad aumentare. Per le artriti una rigidità mattutina protratta, che interesa soprattutto le articolazioni delle mani, in persone in età giovane. Per la spondilite il criterio importante di identificaizone precoce è il persistente dolore alla colonna resistente ai banali antidolorifici. E' un dolore che non si attenua con il riposo ma resiste anche di notte. Il pallore delle mani con l'esposizione al freddo è invece associato alla sclerodermia, mentre se si nota un arrossamento della zona adiacente al naso, soprattutto con l'esposizione al sole in una giovane donna, accompagnato da astenia e febbre, si può sospettare un lupus.

9) A quanto ammonta il danno economico dovuto a queste malattie?

In termini di mancata produttività il danno è ingente. Mediamente per artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante nel corso di un anno si perdono intorno ai 25 milioni di giornate lavorative. I costi per questa perdita di produttività sono stimati intorno ai 2 miliardi di euro l'anno. Le persone affette da queste malattie nel corso di un trimestre si assentano dal lavoro 6 giorni e la malattia in genere comporta una riduzione di introito economico pari al 10% rispetto a quanto la persona guadagnava prima della sua comparsa.

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