Salute

Antidepressivi per rallentare l'Alzheimer

Un principio attivo molto usato rallenta la formazione delle placche proteiche nel cervello e ne riduce la formazione

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Le placche di beta amiloide che si formano nel cervello dei malati sono la principale causa dei disturbi cognitivi della malattia di Alzheimer. Trovare il modo di impedirne o rallentarne la formazione potrebbe consentire di ritardare gli effetti devastanti che la malattia ha sui pazienti colpiti. Un passo importante in questa direzione sembra averlo fatto uno studio della Washington University di St. Louis e dell'Università della Pennsylvania, i cui risultati sono appena stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine. A quanto pare il principio attivo di un antidepressivo comunemente prescritto può ridurre la produzione di beta amiloide, rallentando quindi la progressione della malattia.

La proteina che forma le placche è prodotta dalla normale attività cerebrale ma i suoi livelli salgono nel cervello di chi è affetto dalla malattia fino a causare grumi che poi prendono la forma di placche. Studi precedenti di John Cirrito, professore di Neurologia alla Washington University e tra gli autori di questa ricerca, avevano già mostrato che la serotonina, un neurotrasmettitore, riduce la produzione di beta amiloide. La maggior parte degli antidepressivi mantengono la serotonina in circolo nel cervello per questo Cirrito e colleghi si sono domandati se un farmaco con questo effetto potesse rivelarsi un alleato nella lotta alle placche che causano perdita di memoria e altri deficit cognitivi tipici dell'Alzheimer.

Nel 2011 i ricercatori avevano messo alla prova diversi antidepressivi su topi giovani geneticamente programmati per ammalarsi di Alzheimer invecchiando. In assenza di placche, i farmaci avevano mostrato di poter ridurre la produzione di beta amiloide in media di un quarto nel giro di 24 ore. Per il nuovo studio gli autori hanno selezionato il citalopram, principio attivo largamente utilizzato per curare la depressione e lo hanno somministrato a topi più anziani che presentavano già le placche proteiche nel cervello, monitorandone gli effetti grazie a un microscopio a doppio fotone, per 28 giorni. Non solo le placche hanno smesso di crescere, ma la formazione di nuove placche si è ridotta del 78%.

In un ulteriore esperimento sull'uomo, l'analisi del liquido spinale di 23 volontari di età compresa tra 18 e 50 anni, che non presentavano né disturbi cognitivi né depressione, dopo una sola dose di citalopram ha mostrato una riduzione della produzione di beta amiloide del 37%. "Gli antidepressivi sembrano riuscire a ridurre in modo significativo la produzione di beta amiloide, e questo è emozionante" ha dichiarato Cirrito. "Ma anche se gli antidepressivi sono generalmente ben tollerati, presentano rischi ed effetti collaterali. Finché non saremo in grado di provare in modo più definitivo che questi farmaci aiutano a rallentare o arrestare l'Alzhemer nell'uomo, non vale la pena rischiare. C'è ancora molto lavoro da fare".

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