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Salute

Anticorpi “armati” contro il cancro

È in sperimentazione una promettente tecnica che veicola più efficacemente i farmaci direttamente nei tumori

Nella lotta contro il cancro arriva una nuova speranza grazie a innovativi farmaci in fase sperimentale (trials clinici sono già iniziati in numerosi centri oncologici europei) che utilizzano particolari anticorpi, creati tramite bioingegneria, come veicoli per far arrivare direttamente sul tumore sostanze specifiche per combatterlo.

Abbiamo incontrato Duccio Neri, Ad di Philogen, azienda di biotecnologie Italo-Svizzera con sede a Siena e Zurigo specializzata in questo ambito, per farci spiegare meglio come funziona la farmacocinetica degli anticorpi armati.

Innanzitutto, cosa sono gli “anticorpi armati”?

Armati significa che possono essere caricati con sostanze speciali: bisogna pensare all’anticorpo come un missile nel quale viene collocata una “bomba” farmacologica e indirizzato ad attaccare il bersaglio.

Quali sono i target che vanno a colpire?

I vasi sanguigni che si sviluppano nel tumore. La crescita di nuovi vasi sanguigni è un processo noto come angiogenesi e normalmente avviene nelle donne incinte (perché ovviamente si sta formando un nuovo organismo, il feto). Tuttavia si innesca anche nel corpo di soggetti malati, per esempio in chi è affetto dalla Malattia di Crohn o da infiammazioni. Ma in particolare l’angiogenesi si verifica intorno e dentro ai tumori solidi.

E quindi come funzionano questi anticorpi a livello terapeutico?

Il tumore per crescere si nutre attraverso il sistema circolatorio: grazie ad anticorpi realizzati in laboratorio, e poi iniettati per via endovenosa, si inibisce l’angiogenesi, soffocando così il tumore. Questo è l’approccio classico, ma noi siamo andati oltre.

Cioè?

Abbiamo scoperto che ci sono dei particolari marker nei vasi sanguigni creati dal tumore e abbiamo sviluppato con tecniche di ingegneria biomedica speciali anticorpi che trasportano il loro carico farmacologico (in gergo medico payload) proprio nel sito indicato dai biomarker, migliorando l’efficacia nel distruggere i condotti che fanno affluire sangue alle cellule tumorali. Siamo stati i primi al mondo a fare veicolazione selettiva tramite anticorpi (e ci mostra con orgoglio la copertina del Clinical Cancer Research del 2003 dove è descritta la scoperta dei ricercatori di Philogen, n.d.A.)

Come si realizzano questi farmaci?

Abbiamo sviluppato innanzitutto la tecnica per scoprire i marker tumorali e disponiamo sia della tecnologia per fare gli anticorpi sia per agganciargli le “bombe” farmacologiche. E li abbiamo catalogati in librerie dalle quali scegliere gli anticorpi e i payload più idonei per il tipo di farmaco che vogliamo realizzare contro la specifica forma di cancro.

Quali sono i vantaggi della terapia con anticorpi armati?

In alcune tipologie di cancro, per esempio quello del pancreas, il tumore esercita una pressione che impedisce alla maggior parte delle sostanze iniettate con la chemioterapia di raggiungere le cellule malate: gli anticorpi armati, attraverso i vasi sanguigni, riescono ad aggirare questo ostacolo andando a rilasciare il farmaco direttamente sul target.


Effetti collaterali o indesiderati?

Gli stessi del farmaco chemioterapico che trasportano.


Contro quali tumori possono essere impiegati?

Sono già pianificati studi clinici di fase I per il carcinoma polmonare non a piccole cellule e il sarcoma, mentre per il melanoma e altre neoplasie cutanee come il carcinoma a cellule di Merkel, oltre che per il tumore del pancreas e il linfoma di Hodgkin sono previste sperimentazioni sia di fase I sia II. Sono ancora in fase di sviluppo e ricerca farmaci con anticorpi armati contro la leucemia mieloide acuta e il linfoma diffuso a grandi cellule B.

 

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