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Salute

Alzheimer: grasso è bello (per il cervello)

Uno nuovo studio dimostra che negli anziani il normopeso è associato a una maggiore presenza di placche beta amiloidi

Quante volte abbiamo sentito, letto e raccomandato che il sovrappeso e l’obesità sono tra le principali minacce per la salute degli anziani: sono in effetti fattori di rischio per tutte le patologie più gravi, da quelle cardiovascolari a quelle metaboliche.

Ma il grasso è un pericolo non solo per cuore fegato e reni, ma anche per l’intestino, la vescica, e favorisce la demenza cognitiva e lo sviluppo tumorale.

Uno studio appena pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease va però controcorrente, perché afferma che esiste una relazione tra le persone over 60 (senza sintomi di declino cognitivo) che hanno un basso indice di massa corporea (BMI), quindi normopeso, e una maggiore concentrazione di depositi della proteina beta amiloide, l’anticamera dell’Alzheimer che forma le placche che poi deteriorano il cervello.

Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto MGH-based Harvard Aging Brain Study (HABS) che ha lo scopo di individuare dei marker che possono predire l’insorgenza dell’Alzheimer e in quali soggetti i sintomi si sviluppano più precocemente.

Ricercatori del Brigham and Women's Hospital e del Massachusetts General Hospital hanno esaminato 280 individui di età compresa tra I 62 e I 90 anni, normali dal punto di vista cognitivo e in uno stato di buona salute generale.

Per ciascuno sono stati raccolti i dati riguardanti la propria storia clinica ed eseguiti esami medici generali e specifici, come la ricerca di geni noti per favorire l’insorgenza della patologia e una PET per visualizzare l’eventuale presenza di placche amiloidi nel cervello.

Risultato: avere un basso BMI è stato associato a una maggiore concentrazione di proteina beta amiloide nel cervello. Inoltre il legame si è dimostrato più pronunciato nelle persone con un peso forma normale.

Insomma, più basso il BMI (e quindi minore l’adipe) maggiore il deposito di proteina. L’associazione, secondo i dati emersi dallo studio, è risultata più evidente tra i normopeso con la variante genica APOE4, noto fattore di rischio per l’Alzheimer.

Dunque il grasso fa bene al cervello? “La nostra ricerca suggerisce che essere sottopeso in tarda età potrebbe essere un fattore di rischio per la patologia” dice Gad Marshall, principale autore dell’articolo scientifico che descrive la scoperta.

“Trovare questa associazione tra basso BMI e forte presenza di un marker dell’Alzheimer rinforza l’idea che essere magri dopo una certa età non è una buona cosa per la salute del nostro cervello”.

Ma come si spiega tutto ciò? I ricercatori che hanno eseguito lo studio non ne hanno idea: invocano futuri studi per poter spiegare il meccanismo che sta alla base di questa associazione.

Marshal azzarda un’ipotesi: “un basso BMI è anche un indicatore di fragilità, potrebbe essere correlato a una sindrome che riduce il peso corporeo, rallenta i movimenti e diminuisce la forza fisica, tutti fattori di rischio noti per l’Alzheimer”.

Un modo per determinare in modo più chiaro la relazione causa-effetto “consisterebbe nel seguire nel tempo queste persone, monitorando se l’aumento o il mantenimento del BMI ha effetti sulla sintomatologia e sull’insorgere della malattia”.

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