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Scienza

Perché sono stati creati animali modificati geneticamente e quindi umanizzati?

Nonostante possiamo contare su centinaia di specie differenti, i vivisettori negli ultimi 20 anni hanno creato migliaia di animali modificati geneticamente, aggiungendo un gene umano, oppure togliendo un gene che gli animali possiedono al contrario dell’uomo. Quindi in entrambi i casi, di fatto, gli animali sono stati “umanizzati”, ossia resi geneticamente più simili a noi. Non è questa una prova per dimostrare che la distanza tra gli esseri umani e tutte le altre specie è così elevata che dobbiamo umanizzare gli animali per pensare che possano essere utili per la ricerca?

Forse la domanda non è posta in maniera corretta. Quando si parla di animali geneticamente modificati si dovrebbero distinguere vari casi. Ci sono animali in cui un dato gene della stessa specie viene “aggiunto” o “spento” con lo scopo di studiare la funzione della proteina da esso codificata, in condizioni normali o di sviluppo. In altri casi la manipolazione genetica viene utilizzata per mimare malattie genetiche dell’uomo ed identificare/ sviluppare terapie che possano avere un’applicazione in clinica.

Per molte malattie dell’uomo su base genetica non esistono infatti rimedi efficaci e la possibilità di utilizzare animali geneticamente modificati può essere l’unico strumento valido. Ci si riferisce ad animali cosiddetti “umanizzati” nel caso dello xenotrapianto quando si modifica geneticamente l’organo di un animale donatore per renderlo “compatibile” con l’uomo. Un esempio ha riguardato lo sviluppo di maiali transgenici per proteine regolatorie del complemento umano che hanno migliorato la sopravvivenza dell’organo di maiale trapiantato in primati.

Un diverso utilizzo di animali geneticamente modificati è rappresentato dalla possibilità di far produrre agli animali grandi quantità di farmaci, anticorpi o vaccini. Per esempio, vitelli sono stati modificati nel DNA con il precursore del gene dell’insulina umana con l’obiettivo di ottenere l’insulina dal latte.

Prof. Giuseppe Remuzzi

Coordinatore delle Ricerche

Mario Negri Institute for Pharmacological Research

Centro Anna Maria Astori, Bergamo

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