Scienza

Particella di Dio, ora si fa sul serio

Subito il via agli studi per approfondire la conoscenza del bosone di Higgs

Un'immagine della Particella di Dio rilasciata dal CERN (Credits: EPA/CERN)

da Ginevra

“Oggi è il giorno del festeggiamento, da domani penseremo al resto”. Così aveva risposto al termine della conferenza stampa Peter Higgs, esausto, commosso, felice, a chi gli chiedeva se il bosone appena annunciato fosse standard, cioè se avesse davvero le caratteristiche previste. E il day after, oggi, è arrivato.
Qui al Cern, si raccolgono le idee. I due scienziati che hanno parlato ieri, l’italiana Fabiola Gianotti e l’americano Joe Incandela, sono già volati a Melbourne, in Australia, assieme a molti loro colleghi, per la grande conferenza biennale Ichep. La discussione più accesa al momento si è spostata dall’altro lato del pianeta. Una cosa però è certa: quello di ieri è stato un punto di inizio , e non di fine. Ora fisici sperimentali e fisici teorici hanno di fronte lavori diversi.

Gli sperimentali dovranno raccogliere e analizzare nuovi dati, perché come ha detto Rolf Heuer, il Direttore Generale del Cern, “abbiamo trovato un nuovo bosone, ma dobbiamo ancora capire quale bosone è e soprattutto se è veramente l’Higgs”. Proprio ieri, al termine della giornata, i dirigenti del Cern hanno deciso che l’acceleratore LHC non smetterà di funzionare a dicembre del 2012 come era stato previsto, ma proseguirà fino a metà del febbraio 2013. È quindi posticipata la pausa di circa un anno programmata per consentire alcune modifiche che renderanno LHC ancora più potente.
La via di fronte agli sperimentali sembra quindi ben tracciata. La patata bollente è invece tutta in mano ai teorici. Nei convulsi giorni che hanno preceduto il seminario scientifico, la loro eccitazione era palpabile. Sembrava davvero che dal cilindro dei due oratori sarebbe uscito una particella dal volto inaspettato, e questo avrebbe aperto la via a moltissime nuove ipotesi . Sarebbe stato un radicale cambiamento rispetto a decenni in cui le migliori menti del pianeta erano state costrette a lavorare “di fino” su una visione dell’universo bellissima, ma sostanzialmente tracciata da qualcun altro. Ma non è andata così.

“In realtà i dati presentati ieri non ci permettono di lasciare le briglie sciolte alla fantasia. Naturalmente occorre prendere altri dati, ma sono certo che ciò che è stato scoperto è il bosone di Higgs e da quanto possiamo capire al momento è compatibile con il modo in cui pensavamo che fosse”, spiega Gian Giudice, uno dei più accreditati fisici teorici del Cern. Per ora insomma, la nuova particella non fa sognare. Eppure la grande teoria che la scoperta del bosone avrebbe completato non può spiegare tutto. Restano fuori interrogativi enormi, ad esempio la natura delle misteriose materia ed energia oscura, ma anche alcuni aspetti della forza di gravità o un misterioso deficit di antimateria, una forma di materia identica a quella che conosciamo ma dotata di cariche opposte.

“Dobbiamo imparare a conoscere meglio il bosone di Higgs che abbiamo di fronte. Per molti versi, è davvero uno sconosciuto, anche perché è la prima particella del suo genere ad essere individuata e non ha ‘parenti’ che le somiglino. Se riusciremo a scoprire un particolare per il quale non si incastra perfettamente nel mosaico della nostra teoria, allora molto probabilmente avremo trovato uno spiraglio dal quale guardare verso nuovi orizzonti”, dice Gian Giudice.
Il cammino però potrebbe essere lungo, nella peggiore delle ipotesi interminabile. “Se trovassimo una qualche discrepanza, potremmo affermare che il bosone di Higgs non è quello che ci aspettavamo, o come si dice tecnicamente ‘non è quello “standard’. Non potremo però mai affermare il contrario, cioè che il bosone è standard. Se non avremo indizi contrari non potremo fare altro che continuare a scrutarlo e a cercare, escludendo un particolare dopo l’altro, e andando sempre più nel dettaglio fino a che in nostri mezzi tecnici ce lo consentono”, conclude Gian Giudice. Alcuni giorni fa avevamo detto che la ricerca del bosone avrebbe potuto diventare interminabile, con il Cern trasformato in una “fortezza dei fisici” dove gli scienziati restano in una attesa senza fine degna di un racconto di Dino Buzzati. Da oggi, sarà meglio armarsi di pazienza.

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