scansioni di cervello con Parkinson
Scienza

Morbo di Parkinson, l'ipotesi che nasca nel sistema immunitario

A scatenarlo potrebbe essere un'infezione molto comune...

Il morbo di Parkinson potrebbe avere origine da un malfunzionamento del sistema immunitario? È un’ipotesi al momento un po’eretica, ma che circola da tempo, e su cui si stanno accumulando sempre maggiori dati.

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La settimana scorsa, per esempio, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, un gruppo di ricercatori ha annunciato di aver trovato la prima prova diretta che all’origine della malattia potrebbe esserci proprio un attacco del sistema immunitario contro se stesso, quello che si verifica in
molte altre malattie autoimmuni. Ma è una teoria che nasce da lontano.

Abbiamo chiesto a Leonardo Sechi, professore di microbiologia all’Università di Sassari, il cui laboratorio lavora da tempo all’ipotesi di questi legami nascosti tra infezioni, anticorpi e malattie, di spiegare di che cosa si tratta.

Da dove nasce il sospetto che il morbo di Parkinson sia una malattia autoimmune, in cui cioè l’organismo attacca se stesso?
Bisogna partire da una premessa. Abbiamo indizi sempre più forti che l’infezione con alcuni virus o batteri possa favorire l’insorgere di certe malattie, che apparentemente non hanno nessun collegamento, per esempio il diabete di tipo 1, la sclerosi multipla, il morbo di Crohn.

Questo potrebbe succedere grazie a un meccanismo di mimetismo molecolare: in pratica, certe porzioni di proteine che appartengono al virus o al batterio, essendo simili ad altre che fanno parte della normale fisiologia del corpo, verrebbero scambiate per estranee dalle cellule del nostro sistema immunitario, che le identifica come nemiche e le “attacca”.

Per quali malattie è stato dimostrato questo collegamento tra infezione e malattia?
Abbiamo associato il Mycobacterium paratubercolosis, un batterio che causa una malattia intestinale negli animali, e la cui infezione è difficile da diagnosticare nelle persone, con il morbo di Crohn e il diabete di tipo 1. La stessa associazione è stata osservata da noi e da molti altri tra il virus di Epstein-Barr, che causa la mononucleosi, e la sclerosi multipla.

E nel caso del morbo di Parkinson?
Già alla fine degli anni Settanta, alcuni avevano notato che i pazienti affetti dal morbo di Parkinson avevano un aumento degli anticorpi con il virus Herpes simplex di tipo 1, responsabile delle tipiche “febbri” sulle labbra, rispetto alle persone non malate.

Ma l’osservazione era rimasta senza alcun seguito. Riprendendo questi studi, abbiamo di nuovo osservato che nei pazienti con il Parkinson c’era un considerevole aumento degli anticorpi anti-Herpes rispetto alle persone sane. Ipotizzando che potesse esserci in gioco un meccanismo di mimetismo molecolare per cui gli anticorpi scambiano le proteine dell’organismo per quelle estranee del virus, abbiamo studiato la struttura dell’Herpes. E siamo in effetti riusciti a identificare alcune proteine del virus molto simili ad alcune porzioni dell’alfa-sinucleina, la sostanza che accumulandosi nei neuroni è secondo l’ipotesi prevalente responsabile della degenerazione dei neuroni produttori di dopamina nel cervello, e dei sintomi del morbo di Parkinson.

Quindi qual è la vostra ipotesi su come si genera la malattia?
L’ipotesi è che a lungo andare il virus Herpes simplex 1, con cui entra in contatto il 70 per cento della popolazione nel corso della vita, nelle persone con una particolare predisposizione genetica che permette la frequente riattivazione del virus, possa stimolare la produzione di anticorpi che interagiscono con l’alfa-sinucleina.

Lo studio dei colleghi californiani diretti dall’immunologo Alessandro Sette, appena pubblicato, ha scoperto un altro dei tasselli di questo puzzle. Ha dimostrato che nei pazienti con il morbo di Parkinson è presente, in aggiunta alla produzione di anticorpi contro l’alfa-sinucleina, una risposta immunitaria specifica verso l’alfa-sinucleina, proprio la sostanza che alla lunga causa la morte dei neuroni dopaminergici. Risultati che sono stati confermati anche nel nostro laboratorio in uno studio in corso di pubblicazione.

Se davvero il morbo di Parkinson si rivelasse una malattia con una base autoimmune, che cosa cambierebbe nel suo trattamento?
In teoria, mettere a punto un vaccino efficace contro l’Herpes significherebbe impedire all’origine la catena di reazioni che poi potrebbero far sviluppare la malattia. Un’altra ipotesi sarebbe somministrare degli antivirali che tengano a bada il virus, in modo che non stimoli eccessivamente il sistema immunitario.

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