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Scienza

La marijuana è cancerogena?

Secondo uno studio farebbe aumentare le possibilità di ammalarsi di tumore ai testicoli

La questione è alquanto delicata, soprattutto se si parla dell'uso di cannabinoidi in terapie mediche. Il dubbio che la marijuana possa essere cancerogena ha fatto scattare l'allarme nel mondo sanitario. E se da tempo esiste chi avanza più di qualche perplessità sulle somministrazioni di "erba", ora un articolo pubblicato sul Journal Cancer ha riacceso il dibattito.

Il giornale dell'American Cancer Society, infatti, spiega come un nuovo studio sembri confermare una stretta relazione ("association" si legge, letteralmente nel documento) tra marijuana e l'insorgenza di tumori e in particolare nelle displasie ai testicoli dell'uomo. Si tratta del cancro piu' diffuso negli uomini tra i 15 e i 45 anni d'età.

La ricerca è stata condotta dall'Università della California, che richiama un documento del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, e ha preso in esame 163 uomini che avevano assunto droga, confrontando per 5 anni il loro stato di salute con quello di 292 uomini più anziani, omogenei per età e per caratteristiche etniche. Il risultato che emerge è chiaro: tra coloro che avevano fumato marijuana, la possibilità di sviluppare un cancro ai testicoli è doppia rispetto a chi non ha mai fatto uso di cannabis.

Un aspetto allarmante della ricerca, poi, riguarda il tipo di tumore che può sorgere, ovvero quello di ceppi secondari della patologia, particolarmente pericolosi e che hanno una prognosi "ben più severa" di quella della forma più comune.

La scoperta può avere conseguenze molto importanti, soprattutto nell'ambito sanitario, dal momento che alcuni ospedali hanno deciso la somministrazione controllata di cannabinoidi in terapie mediche. È il caso, ad esempio, della Toscana, dove lo scorso maggio il Consiglio regionale ha dato il via libera all'impiego di cannabinoidi nella cura di patologie gravi, come la sclerosi multipla, la depressione, il glaucoma e in alcune terapie del dolore, come nei casi di malati terminali. Anche in Veneto, due mesi fa, la Commissione sanita' del Consiglio regionale ha dato il primo via libera al progetto di legge che consente la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di medicinali e prodotti galenici a base di cannabinoidi.

Gli studi medici, del resto, sono stati fino ad ora contradditori. Come si legge sul media specializzato Medilexicon "L'effetto cancerogeno della marijuana dovrebbe essere preso in considerazione nelle decisioni riguardanti l'utilizzo delle droghe leggere". A confermare il fondamento medico della connessione tra l'uso di cannabinoidi e l'insorgenza dei tumori è Victoria Cortessis, che ha guidato il team di ricerca dell'Università della California. Sul ruolo della marijuana, il medico ha chiarito a US Today: "Pensiamo che possa avere un ruolo il sistema endocannabinoide, il netwok cellulare che risponde agli ingredienti attivi nella marijuana. Un sistema che è importante nella formazione dello sperma".

In attesa di nuove conferme, le prime reazioni non sono mancate. "Questo studio è interessante" ha commentato Carl van Walraven dell'Università di Ottawa, in Canada, che si occupa dei cancro ai testicoli. Secondo l'esperto, però, la ricerca presenta dei limiti. Per esempio, non ha preso in considerazione i consumatori di elevate dosi di marijuana, tra i quali invece sembra che l'insorgenza di tumori sia bassa.

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