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Livorno: come affronterà il dramma la bimba rimasta senza famiglia

Padre, madre, fratello e nonno sono morti nel nubifragio. Lo psicologo: "I suoi ricordi dipenderanno dai racconti che le verranno fatti"

Camilla ha solo due anni e ha perso l'intera famiglia, madre, padre e fratello, nell'ondata di fango che ha travolto casa sua a Livorno. Come potrà affrontare il dramma, e con che parole le si dovrà spiegare l'accaduto? Panorama.it ne ha parlato con Marco Baranello, psicologo, fondatore della psicologia emotocognitiva.

Cosa può aver capito una bambina così piccola di quanto accaduto e cosa ricorderà?
E' probabile che ricorderà poco nel futuro, se non piccoli flash di quanto accaduto. Non si ha una memoria forte prima dei 3 anni di età. La memoria dell'evento non sarà molto nitida, anzi il rischio è che ci possa essere una memoria indotta. Il nostro cervello funziona così: noi percepiamo gli stimoli ambientali ma rielaboriamo sempre le informazioni, non memorizziamo le cose così come sono bensì gli aspetti sia di tipo emotivo sia di tipo cognitivo integrati in una sola esperienza. Perciò non è l'evento di per sé che sarà ricordato: chiunque le parlerà contribuirà in qualche modo a creare una memoria indotta, da coloro che le stanno più vicino, fino ai media.

Quindi è possibile che il ricordo si formi addirittura più avanti nel tempo?
Certo, e sarà ritrascritto a partire dal contenuto dell'esperienza successiva. La memoria è sempre attuale, quindi si modifica gradualmente in base alle esperienze successive.

Come le va raccontato ciò che è successo?
Il bambino apprende ciò che noi gli insegniamo, ma passano anche il nostro timore e le nostre paure. Bisogna utilizzare una comunicazione molto semplice. Una bambina di due anni potrebbe già chiedere dove sono i genitori, la risposta deve essere molto semplice e sintetica: bisognerà dirle che non ci sono più.

A quella età si ha già il concetto di cosa sia la morte?
Il bambino ha già un concetto di morte, ma piuttosto vago. Ha però il concetto di assenza, sente che manca qualcosa alla quale è abituato. Quando lo chiederà, e solo dietro una sua richiesta, allora le si darà la risposta. Non si anticipa niente né si devono fornire troppi dettagli. "Mamma non c'è, è successo qualcosa e la mamma non può esserci. La mamma purtroppo non c'è più". Bisogna capire quale sia la proprietà di linguaggio della bambina, se già parla abbastanza bene o se ha una comunicazione ancora povera, nel qual caso non chiederà molte spiegazioni. La capacità del bambino di comunicare influenza ciò che chiede e ciò che di conseguenza gli viene detto. Ricordiamoci che a due anni il cervello non è ancora completamente formato. Sarebbe stato molto peggio se la bambina avesse avuto 3 anni e mezzo o quattro, la memoria sarebbe più forte.

Subirà comunque un trauma per quanto le è accaduto?
Il trauma non è mai l'evento ma la sua conseguenza. Non ci sono conseguenze prestabilite, le possiamo determinare noi, se comunichiamo con paura o in maniera non adeguata rischiamo di creare un trauma che potrebbe non esserci. La bambina avrà difficoltà a ricordare i genitori e i loro volti, perché per fortuna l'evento è avvenuto a un'età piuttosto precoce dove si lasciano molte meno tracce. Può fare una vita normalissima e sanissima a patto che non si cerchi di tutelarla più di quanto sia necessario.

Chi deve parlarle? Sarà necessario l'intervento di uno psicologo?
A parlarle dovrà essere chi si prenderà cura di lei, che siano dei genitori adottivi o un parente che farà le veci dei genitori. La bambina non ha bisogno dello psicologo, ne avranno bisogno i nuovi genitori o le persone che se ne occuperanno. E' una forma di educazione indiretta fornita alle persone che si prendono cura del soggetto, per far sì che la bambina non sia inserita in un contesto di cura otrattata come una persona diversa dalle altre. Si fa una sorta di prevenzione ambientale.

Ci sono cose che bisogna evitare di dirle?
I familiari sceglieranno i termini più vicini al loro sentire, se sono religiosi potranno dirle che la mamma è in paradiso, diversamente troveranno altre parole. Va bene esprimere il proprio dispiacere, non bisogna invece mai dire al bambino "non ti preoccupare, vedrai che le cose andranno a posto, vedrai che starai bene". Bisogna riconoscere l'impotenza che si ha di fronte ad alcuni fenomeni. Meglio chiederle se ciò che è successo la fa stare male e, in caso affermativo, riconoscere il suo stato di sofferenza, e prendere atto del fatto che è normale.

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