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Scienza

Legge 40 bocciata a Strasburgo: la soddisfazione dell'esperto

Nicola Surico, presidente dell'Associazione di ginecologia e ostetricia, spiega perché la legge sulla Fecondazione è da cambiare

Fecondazione assistita

– Credits: iStockphoto

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato la Legge 40 nella parte che riguarda il divieto per una coppia fertile, portatrice sana di fibrosi cistica, di accedere alla diagnosi preimpianto dell’embrione. La Legge 40, così com’è formulata, è incoerente (questo hanno concluso i giudici)  perché un’altra legge dello Stato permette l’aborto terapeutico se il feto risulta affetto dalla malattia.    

In altre parole, la legge dice: non ti permettiamo di sapere se tuo figlio sarà affetto da una malattia genetica, ma puoi pur sempre abortire se lo fosse. Questa contraddizione, per  la Corte europea, non è ammissibile.

I coniugi Rosetta Costa e Walter Pavan (la coppia in questione) avevano così portato il loro caso a Strasburgo. E lo Stato dovrà ora risarcirli con 15 mila euro per danni morali.

Abbiamo chiesto un parere a Nicola Surico, presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetrici a.

"Non mi stupisce affatto la decisione dei giudici di Strasburgo, la Legge 40 conteneva un contrasto originale: la diagnosi prenatale è ammessa per le coppie infertili e in cura con la fecondazione assistita, ma è vietata alle coppie fertili. Che logica c’è in questo? Non a caso, proprio su questa disparità di diritti, ci sono state in passato varie sentenze di tribunali di primo grado, l’ultima è della Corte costituzionale nel 2009.

Impedire l’accesso alla diagnosi preimpianto a portatori sani di malattie genetiche trasmissibili significa poi costringere quelle persone a sottoporsi ad altre tecniche diagnostiche: villocentesi e amniocentesi, più tardive (la villocentesi si fa alla 12° settimana, l’amniocentesi alla 16°) e più invasive, dal momento che hanno un rischio, per quanto basso, di aborti precoci e infezioni. Mentre con la diagnosi preimpianto non si hanno questi problemi.

Cosa cambierà nell’immediato e nel concreto? Non molto. Dopo la sentenza della Corte europea mi aspetto altri ricorsi ai tribunali italiani da parte di coppie o associazioni di pazienti, i tribunali autorizzeranno la diagnosi preimpianto e si andrà avanti così finché non si rimetterà mano alla Legge 140. Certo non si può procedere a furia di ricorsi, i tribunali possono suggorare alle carenze della politica e accogliere le esigenze dei cittadini, ma è la politica che deve legiferare.  Non potrà farlo un governo tecnico, si tratta di temi bioetici. Io sono ottimista, ma credo che dovremo aspettare ancora un po’ prima che le cose cambino".

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