Scienza

Le meraviglie possibili dei robot utili all'uomo

Dopo il primo intervento eseguito da un automa, ecco le altre straordinarie novità in arrivo

di Riccardo Meggiato

Si chiama Minir, è un verme robotico grande quanto una monetina, e la sua missione è rimuovere i tumori del cervello nelle zone più delicate, limitando i rischi di lesioni. Minir è uno dei protagonisti di BioRob 2012 , la conferenza internazionale biennale sulla robotica biomedica e la biomeccatronica, fino al 27 giugno, a Roma. A parlare di Minir, micro-chip per scatole craniche e, in genere, dell’interazione tra tecnologia e corpo umano, sono oltre 500 scienziati, visto che è proprio nella capitale.

All’evento (patrocinato dall’Università Campus Bio-Medico ) non si parla solo di apparecchi microscopici. Uno dei temi principali, presentato da ricercatori del Massachussets Institute of Technology (Mit) di Boston, è quello dei soft-robot, ossia robot compatibili con gli esseri umani. Sia dal punto di vista dei materiali, che diventeranno più naturali, sia da quello dei movimenti, votati sempre più al realismo. L’obiettivo? Arrivare ad automi che si occupino, per esempio, della riabilitazione di pazienti colpiti da ictus, abbandonando le fredde «macchine» dei centri specializzati.

Tra le altre scoperte presentate a Roma, capsule robotiche che, una volta deglutite, sono controllate da un joystick per eseguire gli esami endoscopici, senza bisogno dei tradizionali strumenti invasivi. E poi c’è il debutto del progetto "casalingo" Evryon, del Campus Bio-Medico di Roma. Costato quattro milioni di euro e tre anni di lavoro, con la collaborazione di sei atenei (fra cui Olanda, Svizzera, Ungheria e Slovenia), Evryon è un esoscheletro: una struttura robotica che ingabbia gli arti inferiori delle persone con difficoltà a deambulare. E le fa camminare, sfruttando una serie di molle speciali per garantire passi più lunghi e naturali.

Grande successo,  infine, per la presentazione degli elettrodi TIME, utilizzabili per muovere le protesi robotiche di pazienti amputati, grazie a una connessione diretta con il nervo ulnare e mediano.

Ma tutto ciò è solo una parte delle 337 relazioni presentate nelle 39 sessioni della conferenza. Segno che, se supportata, la ricerca è viva, tangibile e ricca di soluzioni pronte all’uso già per i prossimi anni.

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