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Scienza

Lavoro e benessere: connubio possibile

Uno studio mette in guardia sui rischi del superlavoro, altri due suggeriscono come migliorare prestazioni e umore

E' appena stata pubblicata sulla rivista medica The Lancet, una ricerca che fa un po' di chiarezza sul collegamento tra superlavoro (cioè un orario che supera le 55 ore settimanali) e alcuni noti rischi per la salute, in particolare le cardiopatie e l'ictus. La meta-analisi di 25 studi sull'argomento, con dati riferiti a oltre mezzo milione di donne e uomini in Europa, Usa e Australia, ha mostrato che esiste un'associazione tra orari lunghi e ictus, ovvero che lavorare molto aumenta il rischio. Meno forte, anche se comunque presente, sembra invece essere il legame tra superlavoro e malattia coronarica.

Uffici più verdi

Se insomma pare assodato che lavorare troppo può mettere a rischio la nostra salute, altri due studi ci vengono però in aiuto, suggerendo strategie utili per migliorare il benessere in ufficio. Il primo, pubblicato sulla rivista Environmental Health, ha scoperto che le persone che lavorano in uffici ben ventilati, con livelli inferiori alla media di inquinanti indoor e anidride carbonica hanno punteggi significativamente più alti nei test che misurano il funzionamento cognitivo - in situazioni cruciali, come rispondere a una crisi o sviluppare una strategia - rispetto a quelli che lavorano in uffici con livelli tipici di questi inquinanti.

I ricercatori hanno voluto esaminare l'impatto della ventilazione, dei prodotti chimici, e del biossido di carbonio sulla funzione cognitiva dei lavoratori perché, man mano che gli edifici sono stati resi più efficienti, sono diventati anche più ermetici, rendendo più problematica l'eventuale scarsa qualità dell'ambiente interno. Le malattie connesse agli edifici sono state segnalate per la prima volta negli anni '80 con la diminuzione dei tassi di ventilazione. I ricercatori hanno progettato questo studio per identificare le caratteristiche specifiche di progettazione bioedilizia che influenzano la funzione cognitiva, una misura oggettiva della produttività.

Lo studio in doppio cieco condotto dai ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health ha appurato che il miglioramento della qualità dell'aria potrebbe aumentare notevolmente le prestazioni delle funzioni cognitive dei lavoratori. Hanno misurato le prestazioni decisionali di 24 professionisti, tra cui architetti, designer, programmatori, ingegneri, creativi e manager, mentre lavoravano in un ambiente controllato all'interno di un laboratorio specializzato in inquinamento indoor e qualità dell'aria.

Più ventilazione, migliori prestazioni

Per sei giorni mentre i partecipanti eseguivano il loro normale lavoro, i ricercatori li hanno esposti a diverse condizioni simulate: le condizioni convenzionali con concentrazioni relativamente elevate di composti organici volatili (VOC), quali quelli emessi da materiali comuni negli uffici; condizioni "verdi" con concentrazioni di VOC basse; condizioni verdi con in più una migliore ventilazione (lo scenario battezzato "verde +"); e le condizioni con livelli artificialmente elevati di CO2, indipendentemente dalla ventilazione. Alla fine di ogni giorno, hanno condotto test cognitivi sui partecipanti.

Così hanno scoperto che i punteggi cognitivi di performance per i partecipanti che avevano lavorato negli ambienti verdi + erano, in media, il doppio di quelli dei partecipanti in ambienti convenzionali. In particolare in situazioni di risposta alle crisi i punteggi erano più alti del 97% in condizioni verdi e superiori del 131% in quelle "verde +" mentre per i compiti che richiedevano l'elaborazione di una strategia i punteggi miglioravano rispettivamente del 183% e del 288%.

Attaccamento al lavoro

Se l'ambiente nel quale lavoriamo è in grado di incidere così tanto sulle nostre prestazioni, l'atteggiamento mentale con il quale ci poniamo rispetto al lavoro può influire moltissimo sul nostro benessere generale. Lo ha appurato un altro studio, pubblicato sul Journal of Occupation and Environmental Medicine, secondo il quale i lavoratori che si sentono emotivamente legati e si identificano con il loro lavoro hanno un migliore benessere psicologico.

L'attaccamento emotivo e il coinvolgimento nell'organizzazione sono condizioni essenziali per la produttività di un'azienda. Migliorare questi aspetti significa evitare il turnover dei dipendenti e assicurarsi impiegati più soddisfatti e quindi in ultima analisi in grado di dare risultati migliori. La ricerca danese si è focalizzata su 5000 dipendenti che si occupano di assistenza agli anziani e ha rivelato che i gruppi dove si registrava un più alto tasso di attaccamento emotivo al lavoro, di identificazione con il lavoro da parte dei dipendenti e in generale un maggiore livello di coinvolgimento erano quelli nei quali si registravano meno assenze per malattia e un minor numero di disturbi del sonno.

Gli autori hanno riscontrato che azioni mirate ad aumentare queste sensazioni nei dipendenti possono agire come un "contagio emotivo" con effetti sul livello di benessere individuale che vanno anche al di là del lavoro. Insomma, lo stress lavorativo può rovinarci la vita privata, ma trovare nel lavoro incentivi e motivazione può aiutarci a star meglio anche una volta tornati a casa.

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