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Scienza

La verità? Dura "solo" 45 anni, poi scade

Secondo uno studioso di scientometric, la scienza che studia la scienza, le nozioni imparate "scadono" dopo 45 anni, per essere soppiantate da nuove verità

Anche la verità e le nozioni hanno una data di scadenza, secondo lo studioso Samuel Abersman, che indica un tempo di 45 anni. Credits: LaPresse

Tante ore sui banchi di scuola e poi altrettante a casa, in biblioteca, ovunque, a leggere, ripetere, studiare e imparare. Tanta fatica, per nulla. O meglio: per "soli" 45 anni, perchè dopo questo lasso di tempo anche la verità non è più tale e scade. Ad arrivare a questa conclusione è Samuel Arbesman, esperto di scientometric , una scienza che misura e analizza la scienza stessa. L'esperto, dopo essersi dedicato (per ore e anni) allo studio delle verità e delle nozioni scientifiche, ha deciso di scrivere un libro destinato a sollevare non poche polemiche. Si intitola The Half-Life of Facts: Why Everything We Know Has an Expiratione Date, ovvero "La vità a metà dei fatti: perchè tutto ciò che impariamo ha una data di scadenza".

È la prima volta che ci si dedica ad un tema del genere, ma potrebbe non essere l'unica. In un'epoca in cui veniamo "bombardati" di nozioni ed informazioni, infatti, lo scienziato-scrittore avverte: tutto ciò che impariamo è destinato ad essere superato, e dunque a perdere la connotazione di "verità". Un esempio è una delle cose che vengono (o venivano) insegnate a scuola fino a qualche tempo fa: i dinosauri sono animali a sangue freddo. Ebbene, questa nozione è "scaduta", perchè recenti studi sembrano affermare il contrario, ovvero che i grandi rettili del passato avessero sangue caldo. Ad allungare la lista delle ormai ex verità, apprese più o meno di recente, c'è la convinzione che la saccarina sia cancerogena o che una dieta ricca di fibre possa prevenire i tumori, o ancora che le stelle non possono essere più grandi di 150 masse solari. Tutte tesi che proprio di recente sembra siano state confutate da nuovi studi scientifici.

"L'emivita della verità è di 45 anni" afferma Abersman, prendendo in prestito proprio il concetto di emivita usato per le sostanze radioattive, secondo cui la metà degli atomi, dopo un verto lasso di tempo, perde radioattività e decade. Nello stesso modo decadono o scadono molte delle conoscenza fino ad oggi date per assodate. E la scientometric? Questa scienza, di cui non si sente parlare mai, in realtà di anni di vita ne ha 65, perchè nacque nel 1947, ad opera del matematico Dereck J. de Solla Prince, che inizò ad analizzare tutti i dati scientifici in circolazione. Il risultato fu che 13 anni dopo, nel 1960, lo stesso studioso dichiarò che le conoscenza scientifiche crescono ad un ritmo costante del 4,7% ogni anno. Un dato incredibile, già per l'epoca, ma che certamente negli ultimi decenni ha subito un'ulteriore accelerazione. Secondo quanto concluso da De Solla Prince, le conoscenze in nostro possesso grazie a studi scientifici raddoppiano ogni 15 anni. In mezzo secolo la crescita diventa di 10 volte maggiore rispetto ai due lustri precedenti.

Una dimostrazione, portata a conferma della propria tesi da Abersman, è la conoscenza nel campo medico e in particolare per quanto riguarda le malattie del fegato e le cirrosi. Dopo 45 anni, la metà di quanto si conosceva in materia di epatiti e simili semplicemente non ha più validità ed è obsoleto, perchè soppiantato da nuovi studi. Di fronte a questa evidenza, è naturale chiedersi se i nuovi studi confermino o, come più spesso accade, confutino le precedenti "verità". Abersman propende per la seconda ipotesi, ma spiega anche un fenomeno interessante. Per non creare confusione in noi stessi e per una sorta di principio di "salvaguardia" delle nostre conoscenze, noi tendiamo ad aumentare il nostro patrimonio di "verità" solo se queste vanno a confermare quelle già imparate. "Noi - sostiene lo studioso - aggiungiamo al nostro bagaglio di conoscenza solo i fatti che ci fanno più comodo, per rafforzare quello in cui già crediamo. Invece dovremmo assimiliare nuove conoscenze indipendentemente dal peso che hanno nella nostra visione del mondo".

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