Scienza

Interruzione di gravidanza contro le leggi europee?

Il dubbio lo ha sollevato un giudice di Spoleto, negando l’interruzione di gravidanza a una minorenne: l’articolo 4 della legge 194 sull’aborto sarebbe in contrasto con la sentenza 2011 della Corte di giustizia Ue che tutela l’embrione umano. Oggi è attesa la pronuncia della Consulta

Testi raccolti da Zornitza Kratchmarova

Ma c’è il rischio di essere più realisti del re
Emanuele Lucchini Guastalla*
In caso di via libera della Consulta saremmo più realisti del re. La sentenza della Corte di giustizia Ue, che dovrà anche pronunciarsi sul brevetto di diritto tedesco del signor Oliver Brüstle riguardante cellule progenitrici neurali e la loro produzione a partire dalle staminali embrionali, non ha nulla a che fare con la legge 194 italiana sull’aborto. Non a caso i giudici Ue richiamano la direttiva 98/44/Ce sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Come dire: l’embrione è protetto a 360 gradi da eventuali fini industriali e commerciali. La Consulta non potrà non tenere conto del contesto normativo. Se decidesse comunque per il sì, si aprirebbero scenari apocalittici. E non solo in Italia. Oggi la quasi totalità dei paesi Ue riconosce l’aborto. È probabile che diverse posizioni possano essere riviste. Anche la pillola del giorno dopo diverrebbe fuori legge. Non male. Soprattutto ora che persino i paesi antiabortisti per eccellenza stanno facendo aperture seppure timide per riconoscere il diritto all’interruzione della gravidanza. Ultimo in ordine di tempo: l’Argentina.
*ordinario di diritto privato all’Università Bocconi di Milano

Attenzione a non dimenticare il diritto del nascituro
Paolo Inghilleri*
In tutto questo bailamme non c’è traccia del nascituro. I bambini avranno pure qualche diritto, o no? La maternità consapevole è un prerequisito perché un bambino cresca sereno. E ancora: che fine farebbe il diritto della donna di avere una rete di protezione sociale che vada oltre il contesto delle relazioni personali? Il ruolo delle istituzioni è essenziale perché una donna si senta protetta nelle proprie scelte. L’aborto è un trauma con ripercussioni a volte gravi sull’equilibrio psichico di una donna. Metterla all’indice non aiuterebbe. Ultima riflessione: spesso sono le giovanissime a trovarsi a un simile bivio. Anche il caso sollevato dal giudice di Spoleto riguarda una ragazza minorenne. Ciò che ci vuole in questi casi è una presenza ancora maggiore delle istituzioni. Demolire una legge buona non ha senso. Nel caso accada credo che la comunità scientifica debba prendere una posizione perché sia la maternità consapevole la prima a essere riconosciuta.
*ordinario di psicologia sociale all’Università di Milano

Non possiamo rinunciare a diritti acquisiti
Paola Di Nicola*
Si rischia l’involuzione. Nella società civile la confusione regna sovrana. Il Paese è fermo, c’è la crisi economica e anche quella culturale. Negli anni Settanta i diritti delle persone erano in primo piano, ora invece ci si chiude quasi a riccio e si strizza l’occhio al passato. Proteggere l’embrione è ovviamente cruciale, e il progresso perseguito a tutti i costi non va bene. Ma facciamo attenzione a non confondere le acque. In Italia (e non solo) ci si preoccupa soltanto se un fatto ci tocca da vicino. Risultato: c’è il pericolo che si finisca per rinunciare a diritti importanti dati per acquisiti. Altra considerazione che mi sento di fare: la nostra è una società che invecchia e il pensiero dominante è quello degli ultracinquantenni. Con buona pace dei giovani, qualsiasi cosa pensino o vogliano. I giudici europei sono intervenuti su un tema delicato, che il sentire comune non può certo non condividere o ignorare. Ma l’interpretazione estensiva della sentenza della Corte di giustizia europea non è giustificata.
*sociologa della famiglia all’Università di Verona

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