Salute

Quando troppo esercizio fisico fa male al cuore

Gli ultramaratoneti, i ciclisti e gli atleti che fanno triathlon sono gli sportivi a più alto rischio

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Maratoneti in gara – Credits: iStockphoto

Mi piace correre e ogni volta che, dopo settimane di allenamento, partecipo a qualche garetta, in genere mai più di 10-12 km, nel pacco-gara che mi viene consegnato come premio per il mio modesto sforzo trovo sempre un numero arretrato di qualche rivista per podisti, che sfoglio senza davvero leggerla, perché come podista non mi prendo granché sul serio. Quello che però mi colpisce sempre sono i resoconti delle moltissime gare organizzate in giro per il mondo che prendono la maratona (42 km e 195 metri) quasi come punto di partenza invece che come punto di arrivo, proponendo agli atleti di percorrere distanze ben maggiori, dai 50 ai 100 km e anche oltre.

Se la maratona è ormai diventata un'impresa ultrapopolare, alla portata di chiunque abbia il tempo e la voglia di allenarsi a dovere, c'è bisogno di nuove sfide per darsi la carica e sentirsi in forma. Una ricerca pubblicata sulla rivista Mayo Clinic Proceedings getta però un'ombra sulle conseguenze che l'esercizio fisico "estremo" può avere sul cuore.

La morte improvvisa a fine marzo, durante un allenamento di routine, dell'ultramaratoneta Micah True all'età di 58 anni è forse uno degli esempi più eclatanti dei rischi cui può andare incontro chi spinge il proprio organismo oltre una certa soglia di sforzo sottoponendo in maniera cronica il proprio cuore a un notevole stress. Micah True, soprannominato Caballo Blanco, non temeva la fatica: poteva arrivare a correre fino a 160 km in un solo giorno. Difficile immaginare una persona più in forma di lui, anche indipendentemente dall'età anagrafica. Eppure l'autopsia svolta sul suo copro ha rivelato che il suo cuore portava tutte le cictrici degli sforzi fatti. Il sospetto dei medici è che il muscolo abbia subito dei cambiamenti patologici legati proprio all'esercizio fisico estremo cui True si sottoponeva, e che in ultima analisi ne ha provocato la morte per aritmia.

Un attimo, ma fare sport non faceva bene? Cosa passo a fare le mie domeniche mattina a sfinirmi di "ripetute" insieme a molti miei volenterosi concittadini se, invece di avere un effetto protettivo, tutto questo sport rischia addirittura di portarmi alla tomba più rapidamente? James O'Keefe, cardiologo del Saint Luke's Hospital di Kansas City, autore dell'articolo, ribadisce che fare attività fisica tutti i giorni è una pratica raccomandatissima e che chi fa sport è molto più sano di chi conduce un'esistenza sedentaria. Il punto è quanta attività fisica fa bene e quando comincia a fare male.

L'allenamento di resistenza estremo, come quello che seguiva Caballo Blanco, ma anche quello di chi si allena e fa gare di triathlon, o i ciclisti che percorrono lunghe distanze, può causare, secondo O'Keefe e colleghi, cambiamenti cardiovascolari strutturali transitori e un innalzamento di alcuni biomarker cardiaci che tendono a tornare normali nel giro di una settimana. Ma, per alcune persone, mesi e anni di lesioni ripetute possono portare a sviluppare una fibrosi miocardica e un'aumentata suscettibilità all'aritmia atriale e ventricolare. In uno studio preso in esame dalla rassegna compilata da O'Keefe, circa il 12% di maratoneti apparentemente sani mostravano segni di lesioni miocardiche e nel follow-up dei successivi 2 anni gli eventi coronarici erano molto più frequenti nei maratoneti rispetto al gruppo di controllo.

Questa nuova consapevolezza non cambia di una virgola il programma dei miei allenamenti, che non hanno mai raggiunto il livello "estremo" giudicato potenzialmente pericoloso. Per tutti quelli che invece corrono seriamente, lo studio di O'Keefe deve rappresentare un monito a non strafare. Anche perché, spiega l'autore, per godere della maggior parte dei benefici dell'esercizio fisico al cuore basta un livello di sforzo moderato. Superati i 30-60 minuti di sport al giorno il beneficio comincia a diminuire. E la corsa non vale la medaglia.

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