Scienza

Il nuovo acceleratore di particelle sorgerà in Giappone

L’acceleratore LHC del CERN sarà affiancato da un nuovo strumento lineare

L’acceleratore LHC del CERN sarà affiancato da un nuovo strumento lineare

L’LHC (Large Hadron Collider), il gigantesco acceleratore di particelle che ha permesso agli scienziati del CERN di osservare il Bosone di Higgs l’estate scorsa, avrà un erede. Anche se lo strumento del Centro Europeo per la Ricerca (sub)Nucleare è ancora nel pieno delle sue potenzialità, presto ne verrà costruito uno nuovo, l’ILC, in Giappone.

L’acronimo sta per International Linear Collider perché, a differenza dell’LHC (che è un enorme cerchio con un circonferenza di 27 Km), avrà una struttura lineare. Mentre la forma circolare permette di spingere a velocità vicine a quelle della luce le particelle più “pesanti” (gli adroni, come i protoni, che sono formati da più particelle tenute insieme da altre particelle chiamate gluoni), la forma lineare dell’ILC permetterà di accelerare con maggior efficacia le particelle più leggere, come gli elettroni.

La ragione è che in un acceleratore circolare gli elettroni disperdono l’energia usata per spingerli sempre più veloce sotto forma di radiazioni di sincrotone. Purtroppo, a causa della sua forma lineare, l’ILC non potrà mai raggiungere i livelli d’energia generati dall’LHC (che saranno pari a 14.000 GeV quando l’acceleratore del CERN raggiungerà al sua massima potenza nel 2014): nonostante i suoi 31 Km di lunghezza, l’ILC arriverà al massimo a 500 GeV.

La ragione per cui la comunità internazionale spenderà tra i 10 e i 20 miliardi di dollari (e il Giappone coprirebbe circa metà dell’investimento) per costruire un acceleratore meno potente di quello che già abbiamo è che in questo modo sarà possibile far scontrare proprio gli elettroni che, in quanto particelle elementari, non hanno alcun altro componente interno. Le particelle derivate dai loro schianti saranno più facili da individuare rispetto a quelle degli adroni, che possono trasformarsi in tantissime particelle (o combinazioni di particelle) diverse.

L’idea è che così sarà più facile analizzare le nuove particelle scoperte dal CERN (come, appunto, il Bosone di Higgs) senza l’interferenza di altri elementi, oppure investigare con maggior precisione riguardo alla possibile esistenza di altre dimensioni o delle misteriose particelle supersimmetriche che potrebbero comporre l’altrettanto misteriosa materia oscura, una forma di materia (ed energia) non rilevabile dai nostri strumenti allo stato attuale che compone la maggior parte del nostro Universo.

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