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Per salvare la Terra serve una nuova economia

Intervista a Michael Renner, esperto di green jobs: solo cambiare mentalità può salvarci

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Credit: http://www.flickr.com/photos/wwworks

Un’economia nuova per vivere entro i limiti di un solo pianeta. Senza un consumo eccessivo delle sue risorse. Questo è il sogno di Michael Renner, senior researcher al Worldwatch Institute, il più autorevole osservatorio sugli scenari ambientali, e co-direttore di State of the World 2012, il report annuale che fa il punto sullo stato dei sistemi ecologici del nostro pianeta.

Uno dei temi più interessanti della conferenza intitolata “Verso una prosperità sostenibile”, dedicata ai temi di Rio+20 e della green economy e organizzata dal Wwf a Milano, è stata quella toccata dal suo intervento. Renner è infatti uno dei massimi esperti mondiali di green jobs, tutta quella gamma di lavori che sono compatibili con l’ambiente o che mirano a proteggerlo. Nella sua analisi ha messo a nudo i problemi cruciali del pianeta e ha suggerito le vie da seguire per risolverli. Il punto è: sono vie praticabili? Renner sostiene che occorre diminuire le diseguaglianze nel mondo dando a tutti l’accesso ai beni che la natura ci offre. La sua ricetta prevede prosperità senza consumismo, uno stile di pensiero radicalmente opposto a quello della maggior parte dei politici e degli economisti di oggi.

Panorama ha discusso la praticabilità delle sue proposte e la possibilità di vederle realizzate in futuro.

Michael Renner, come vede la situazione ambientale ed economica del pianeta oggi?

Io vedo due problemi gravi: crescenti pressioni sugli ecosistemi e situazione socio-economica sempre più difficile. Le diseguaglianze sociali sono sempre più ampie. Siamo andati dietro a un sistema finanziario che ha causato grandi danni, soprattutto ha impedito che si facesse strada l’idea di un’economia diversa, sostenibile e stabile. L’umanità continua a comportarsi come le risorse del pianeta siano infinite. Non c’è un’altra Terra a disposizione oltre questa. La storia insegna che molte civiltà hanno superato i limiti delle proprie risorse, ma oggi questo sta avvenendo su scala planetaria. Da qui seguono molti dei nostri problemi.

Ci fa degli esempi di risorse che si stanno esaurendo?

Estinzione delle specie, penuria idrica, aumento delle concentrazioni di carbonio in atmosfera, modificazione del ciclo dell’azoto, moria delle barriere coralline, impoverimento delle zone di pesca, deforestazione, perdita delle zone paludose. La capacità del pianeta di assorbire rifiuti  e inquinanti è messa a dura prova. L’acqua è ormai scarsa: le stime dicono che nei prossimi vent’anni le risorse idriche potranno soddisfare il 60 per cento della domanda globale. La resa dell’agricoltura è aumentata, ma a spese del degrado dei suoli. L’8 per cento delle risorse ittiche si è esaurito e il 20 per cento è sovrasfruttato.

Lei ha accennato anche alle diseguaglianze. Però in alcuni paesi come Cina, India e Brasile la classe media diventa più ricca.

Questo è vero ma di fatto in molti altri paesi la disparità è aumentata. Nel 2007, l’1 per cento della popolazione tedesca deteneva il 23 per cento della ricchezza del Paese e il 10 per cento deteneva il 61 per cento della ricchezza con un incremento del 44 per cento dal 1998. In India, nel 2006, il 10 per cento dei ricchi controllava il 53 per cento delle ricchezze. Negli Stati Uniti, la quota di ricchezza nelle mani del 5 per cento dei più ricchi è passata dal 59 per cento nel 1989 al 65 per cento nel 2009. A livello globale la distribuzione del reddito è profondamente diseguale: secondo uno studio del World Institute for Development Economic Research dell’Unu-Wider, l’individuo medio appartenente all’1 per cento più ricco dell’umanità risulta 2000 volte più abbiente rispetto a quello medio della metà più povera dell’umanità.

Questi sono i problemi. Passiamo alle soluzioni. La green economy che potenzialità ha?

Secondo quanto dice l’Unep, la green economy non rallenta la crescita ma anzi la stimola creando nuovi posti di lavoro. Ma il punto è che non dobbiamo puntare sulla crescita ma su un benessere equo. Dobbiamo svincolare la performance economica dall’impiego delle risorse materiali.

Questo significa mutamenti epocali nelle strutture economiche e sociali. Soprattutto significa un cambiamento totale nel nostro stile di pensiero. Lei come si aspetta che questa sorta di sogno possa realizzarsi?

Io non sono di quelli che pensano che ci sarà una specie di conversione finale. Qualcosa come: “d’accordo siamo alla fine della strada, adesso dobbiamo cambiare”. Se questo accadrà, magari sarà troppo tardi. Io penso semplicemente che in giro per il mondo ci sono ottime idee e che queste a un certo punto dovranno realizzarsi.  Ma per farlo bisogna che vi sia un coordinamento: accade che in Europa non siamo consapevoli di una buona idea in Cina o viceversa. Dobbiamo trovare un modo per condividere tutte le idee che sono sparse per il mondo. Poi trovare il coraggio di crederci fino in fondo.

E non sembra che questo momento sia arrivato...

Sì forse... ma qualcosa sta cambiando. Basti guardare ai movimenti come Occupy Wall Street, gli Indignados e così via. Sì, questi riguardano questioni economiche e sociali ma poi ci sono anche movimenti più a carattere ambientalista che stanno facendo crescere la loro voce in occasione delle conferenze sui cambiamenti climatici. Io credo ormai che dobbiamo far sentire la nostra voce, in modo pacifico certo, ma protestando.....

E il ruolo dell Onu?

Ora il suo ruolo è debole. Ha bisogno di risorse e di più supporto. Un suo punto debole è anche la capacità di coordinamento necessaria per evitare che vi siano sovrapposizioni tra le varie istituzioni.

Benessere ma senza l’enfasi sulla crescita. Lei insiste molto su questo punto...

Be’ per me il problema è semplice: se noi dobbiamo riscaldare una stanza possiamo scegliere di farlo con poca energia oppure sprecandola. Se scegliamo la prima soluzione ci saranno una serie di benefici per il mondo intero. Questo può significare che dobbiamo cambiare la nostra definizione di cosa è il comfort. Bene, ridefiniamo la nostra vita, diamo più enfasi agli aspetti etici e ricostruiamo una nuova economia che si adatta a un pianeta con limiti ben precisi. E’ un fatto che dal 1993 al 2005 il Brasile ha ridotto la povertà più dell’India, ma con una crescita economica minore: 1 per cento contro il 5 per cento l’anno.

Un esempio concreto: l’economia italiana è fatta di piccole o medie imprese. Queste esitano a inserire la green economy nei loro piani ritenendo che questa scelta possa far salire i costi...

Sì, ci sono vari aspetti della questione. Da una parte queste imprese devono comprendere che ad avere macchine più efficienti o ad investire in energie a basso costo ci si guadagna; d’altra parte i governi dovrebbero spigere in questa direzione con una politica fiscale e un sistema di incentivi cha vada nella giusta direzione .

Quindi come vede lei l’impatto delle energie verdi nei prossimi decenni?

Vedo nel futuro a breve un’enorme espansione dei green jobs. L’effetto più alla lunga può essere di un cambiamento positivo e radicale.

Cioè?

Un’economia meno asservita al consumismo sfrenato potrebbe dare spazio a un miglioramento della produttività e parimenti a una riduzione degli orari lavorativi. Oggi si lavora troppo: non c’è spazio per la proria vita, per la famiglia, per gli amici. La giornata lavorativa media si allunga sostanzialmente per garantire salari sufficienti per vivere e quindi per sostenere i consumi. Eccessivi.

I Paesi più ricchi devono ridurre la loro parte di prelievo dalle risorse per garantire spazio ecologico alle nazioni più povere.

La sostenibilità però dovrebbe essere in qualche modo “guidata” con delle politiche che però mancano...

Certo, pensi al fatto che se un consumatore acquista un enorme quantitativo di prodotto riceve uno sconto indipendentemente dal bisogno. La green economy deve introdurre invece un principio opposto, permettendo la soddisfazione dei bisogni base a prezzi contenuti. L’acquisto oltre una certa soglia dovrebbe essere invece accompagnato da un rincaro con la soglia che deve variare da nazione a nazione.

E per il trasporto?

I prezzi delle energie verdi cominciano a scendere ma in molti paesi mancano le infrastrutture. Le lobby del petrolio sono sempre forti e combatterle è difficile perché hanno grande influenza sulla politica. Comunque molti paesi nutrono ottime speranze per sviluppare biocombustibili. Oltre 80 paesi, per la maggior parte poveri, stanno optando per trasporti a metano, meno inquinante della benzina.

Qualche previsione per Rio+20...

Poche speranze perché chi tratterà non ha un mandato dal proprio Paese. A me piacerebbe vedere la partecipazione della società civile. Questo mi sembra l’aspetto più interessante di questi eventi: la partecipazione delle persone che fanno sentire la propria voce. Un’altra cosa che mi aspetto è che si facciano passi avanti sul tema della biodiversità. Certo la cosa a cui tutti aspiriamo è un nuovo Kyoto che coinvolga tutti i paesi.

Sono pessimista su tutte queste cose. Ma è proprio questo pessimismo che motiva il mio forte impegno per l’ambiente.

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