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Mobilità, ecologia e tecnologie sostenibili. Ecco il futuro delle smart cities

Smart Cities significa metodi di lavoro innovativi, che sfruttano momenti di condivisione tra città, mondo produttivo e ricerca nell'individuazione di soluzioni e percorsi verso la "città del futuro". Con l'obiettivo fondamentale di vivere meglio. Il Kyoto Club, a Roma, fa il punto della situazione italiana. Bari e Genova tra le "best practises".

Il lungomare di Bari

La città del futuro guarda a tecnologie aperte a tutti, a forme di open government e ha un’attenzione maggiore ai trasporti sostenibili e all’ambiente. Con un obiettivo fondamentale: vivere meglio. La piattaforma “smart cities”, avviata da qualche anno dalla Commissione europea per innovare le nostre città, si riempie di progetti e anche in Italia arrivano i primi, timidi segnali positivi. Se ne parla a Roma, in un convegno organizzato da Kyoto Club, nella giornata mondiale dedicata all’ambiente. “Le soluzioni smart agevolano il passaggio da una crescita lineare che divora risorse sempre meno disponibili a uno sviluppo circolare che minimizza l’uso di energia e minerali – sottolinea Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club -. Occorre, pertanto, avviare uno sviluppo equilibrato, utilizzando anche tecnologie interconnesse e sostenibili, stimolando la partecipazione dei cittadini”.

Secondo uno studio di ABI Research, che ha analizzato un centinaio di esperienze di “città intelligenti” in tutto il mondo, nel 2010 si sono spesi 8 miliardi di dollari per la diffusione di tecnologie e software di tipo “smart”. La cifra potrebbe salire a 40 miliardi di dollari nel 2016. “E’ necessario definire tipologie certe di analisi e valutazione dei progetti, reimpostando la policy ad essi legata – sostiene Mauro Annunziato, direttore Unità supervisione e controllo di sistemi energetici dell’Enea -. Le regole di governance proposte dall’Unione europea sono mal recepite dall’ordinamento italiano e nel nostro paese non esistono grandi progetti sostenibili come a livello europeo, solo esperienze di singole città. Serve cambiare questo approccio. La parola d’ordine? Spendere meno in combustibile ed investire nella capacità tecnologiche interne mantenendo inalterata la qualità della vita”.

Dal 2009, per la prima volta nella storia dell’uomo, ben metà della popolazione mondiale (3,3 miliardi di persone) si è concentrata nelle città. Questo significa che il 50% degli esseri umani copre solo il 2% della superficie del pianeta consumando il 75% della sua energia e producendo l’80% di emissioni di anidride carbonica. Sarà necessario rivedere dunque il governo delle reti elettriche delle città, ma anche guardare a sistemi innovativi per decongestionare il traffico e individuare modelli di business che favoriscano una rinnovata convivialità sociale.

“E’ in dirittura di arrivo alla Camera il provvedimento che prevede lo sviluppo di aree di trasporti più eco compatibili che punterà a favorire l’acquisto di auto elettriche e ibride e la sostituzione dei mezzi più obsoleti nelle città – spiega Mario Valducci, presidente della Commissione trasporti della camera dei Deputati -. Ci saranno a disposizione 420 milioni di euro per i prossimi tre anni, e sarà possibile avere bonus a scalare per veicoli che producono emissioni non superiori a 50 g a chilometro di anidride carbonica fino a 95 g di CO2 prodotta. Un altro provvedimento riguarderà la legge delega sulla sicurezza stradale, nella quale inseriremo norme precise a tutela del cosiddetto “anello debole” della catena, ovvero i ciclisti, i pedoni e chi utilizza macchine elettriche”.

LE BEST PRACTICES ITALIANE

Tra le “best practices” italiane presentate al convegno, Genova e Bari. La città ligure ha ottenuto l’8% dei finanziamenti di un importante progetto europeo su sostenibilità e sviluppo cittadino. Quasi sei milioni di euro utilizzati per finanziare progetti innovativi per l’ambiente e per il miglioramento della qualità di vita dei genovesi. E’ nata un’associazione, che coinvolge tra gli altri Enel distribuzione e Università di Genova, che invita le aziende a pagare per entrare nei progetti. Fino adesso, hanno aderito una sessantina di soci. A Bari, invece, è stato creato prima un movimento culturale “dal basso”, ovvero la diffusione dell’idea dei benefici che i cittadini possono avere dalle smart cities. E’ nata così l’associazione “Smart citizens” e dal prossimo settembre ci sarà una comunicazione mirata anche nelle scuole, per “aprire le nuove generazioni al concetto di sostenibilità e futuro”, dice Marco Lacarra, assessore ai lavori pubblici del comune di Bari. E aggiunge: “Fino a questo momento abbiamo utilizzato zero euro di soldi pubblici. Abbiamo promosso un project financing che ci ha permesso di attivare risorse esterne per la realizzazione di cinque parcheggi di scambio. Così facendo, almeno 7 mila autovetture non entrano più nel centro storico ogni settimana”.

A conferma dell’interesse verso l’argomento, il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha chiuso un bando (“Smart cities and communities and social innovation”) lo scorso 30 aprile per complessivi 240 milioni di euro. Ad un mese dalla chiusura, sono state approvate 38 idee per la linea “Smart Cities e Communities” e 58 progetti per “Progetti di innovazione sociale”. Altri 700 milioni di euro sono disponibili per un prossimo bando, da destinare alle regione del centro nord. Le risorse sono comunitarie Fesr 2007-2013 (Fondo europeo di sviluppo regionale).

Il bando appena concluso, dedicato a Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ha visto premiato un progetto di Palermo e Bagheria che punta all’ottimizzazione dell’interazione tra la domanda di energia di edifici, la produzione non programmabile da fonti rinnovabili e l’accumulo di energia. Ma anche nove progetti pugliesi, incentrati su trasporti ,sanità, energia e istruzione. Sul fronte della mobilità sostenibile, i progetti premiati sono quelli dei comuni di Bari, Lecce e San Giovanni Rotondo.

Il progetto “Smart tunnel” che vede insieme il porto di Brindisi e quello di Salerno, riguarda i trasporti. In questo caso, il "tunnel" è quello che collega il porto al retroporto e l’obiettivo è un maggior controllo telematico dei flussi materiali e immateriali delle filiere di distribuzione urbana delle merci. Sul fronte dell’istruzione, i progetti che riguardano la Puglia sono due, entrambi per Brindisi: il primo, “Smart formats for education on cloud”, punta alla ricerca di innovativi modelli di apprendimento e alla creazione di nuovi format didattici accompagnati da piattaforme innovative di servizi digitali per tutti gli attori interessati (studenti, docenti, famiglie, editori, università); il secondo, “Scuola digitale 3.0”, prevede lo sviluppo di una nuova famiglia di tablet pensati nativamente per la didattica a supporto dei processi di apprendimento digitale.

Vivere meglio è possibile. Le città del futuro si stranno attrezzando, ma la strada è tutta da compiersi.

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