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Bugie, interessi e mais Ogm

Uno studio che dimostrerebbe la pericolosità del mais transgenico Monsanto sta facendo molto discutere. Ma ora sorgono molti dubbi sulla sua attendibilità: ecco quali

Il concetto di Ogm - cioè gli organismi (e gli alimenti) geneticamente modificati , ad esempio, per essere più resistenti alle condizioni atmosferiche e climatiche - spaventa. Soprattutto perché non sappiamo bene cosa significhi. L’idea di modificare un organismo a livello genetico evoca immediatamente altre mutazioni genetiche, come, in uno degli esempi più estremi, alcuni tumori.

In generale la comunità scientifica, cioè gli scienziati che studiano gli Ogm e i loro effetti non è così catastrofista e vede le modifiche genetiche semplicemente come l’aggiunta di caratteristiche che possono rendere più forti e resistenti alimenti, come ad esempio il mais, che, in alcune parti del mondo, sono fondamentali per la sopravvivenza. Creare un tipo di mais in grado di crescere nel deserto o in condizioni di siccità estrema potrebbe salvare migliaia di vite umane.

Non c’è dubbio che gli Ogm - e l’Italia è tra i Paesi che maggiormente limita la coltivazione di prodotti transgenici - possono rappresentare un pericolo, sia perché davvero non sappiamo quali possano essere gli effetti a lungo termine di ogni singola modifica genetica, sia perché spesso si formano dei conflitti d’interesse devastanti, che vedono i più grandi produttori di pesticidi attivi nello sviluppo di Ogm grado di resistere a tutto tranne che ai loro prodotti.

In questo clima di forte diffidenza, lo studio condotto dal professor Gilles-Eric Séralini, biologo dell’Università francese di Caen, potrebbe paradossalmente rivelarsi un clamoroso autogol per gli oppositori degli OGM, nonostante il grande clamore mediatico scatenato dai risultati. Nello studio si sostiene che fino al 70% dei ratti nutriti con mais transgenico Nk 603 (commercializzato liberamente in Europa), sviluppa tumori, soprattutto se il mais è stato trattato con il pesticida Roundup. Entrambi sono prodotti dal colosso Monsanto (e la Russia ha appena annunciato che bloccherà le importazioni di mais Ogm).

A quanto pare, però, lo studio durato due anni e ripreso in uno speciale dal quotidiano francese Nouvel Observateur, si sarebbe basato su un gruppo di controllo (cioè i ratti che hanno mangiato mais non transgenico, coltivato senza pesticida) di soli 10 esemplari, cioè uno di 20 gruppi di dieci ratti alimentati con varie quantità di mais OGM, coltivato con dosi diverse di Roundup. Solo il 30% dei ratti nel gruppo di controllo ha sviluppato i tumori ma in questo modo, sostengono molti scienziati, è troppo facile che i risultati del paragone siano legati a casualità, tanto più che nella grande maggioranza dei casi i tumori erano riconducibili al Roundup più che al mais modificato. Uno dei risultati più eclatanti dello studio é che anche i ratti che hanno mangiato mais OGM non trattato con il RoundUp hanno sviluppato dei tumori. Eppure non é poi così strano che dei ratti allevati in cattività si ammalino, a prescindere da cosa mangiano.

I ratti utilizzati nell’esperimento, infatti, appartengono a una specie (Sprague-Dawley) che solitamente viene usata per testare i farmaci anti-tumorali proprio perché sviluppano tumori molto facilmente. Una simulazione virtuale su 10.000 ratti condotta dall’Università del Wyoming dimostrerebbe che oltre il 71% sviluppa un cancro senza alcuna influenza esterna: nel caso più estremo, i ratti nel test di Séralini hanno sviluppato tumori con un tasso del 50% per i maschi e il 70% per le femmine. Paradossalmente i risultati potrebbero quindi essere letti nell’ottica che gli OGM e il pesticida riducono i tassi di sviluppo di tumori nei maschi mentre nelle femmine li lasciano invariati.

Naturalmente questa è solo una provocazione che dimostra quanto sia facile interpretare erroneamente dati all’apparenza statistici. Altrettanto paradossalmente la Monsanto stessa si è attivata sul fronte delle pr e ha chiesto a 8 scienziati del Science Media Center britannico di esprimere un parere sullo studio. Anche questo, peró, si è rivelato un autogol: le reazioni degli scienziati sono sembrate un po’ artificiose e forzate, in quella che sta diventando una battaglia per conquistare l’opinione pubblica più che permettere ai fatti di emergere.

Nel 2003 la European Food and Safety Authority (EFSA) ha valutato il mais Nk 603 sicuro per il consumo anche da parte degli esseri umani ma  gli OGM e i loro effetti, non solo sulla salute dei consumatori ma anche sull’ecosistema e sulle economie nazionali, dovranno essere studiati a fondo. Però è fondamentale che questi studi siano privi di bias da entrambe le parti e che le decisioni siano prese dagli entxi governativi nella maniera più informata possibile.

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