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Da Rio a Rio+20: come è cambiata la Terra in questi 20 anni?

Mancano pochi giorni alla Conferenza dell'Onu sullo sviluppo sostenibile. Un rapporto dell'Unep dà conto dei cambiamenti avvenuti tra la prima conferenza di Rio e la prossima. Popolazione, consumi energetici, Pil, foreste ed emissioni: niente è come prima

Ragazzi guardano la Terra

Cara Terra come stai? – Credits: iStockphoto

Dal 20 al 22 giugno a Rio de Janeiro si terrà la Conferenza dell'Onu sullo sviluppo sostenibile, esattamente 20 anni dopo la Conferenza Internazionale su Ambiente e Sviluppo tenutasi nella stessa città brasiliana nel giugno del 1992. Come è cambiato il pianeta e come siamo cambiati noi? Quali sfide attendono i negoziatori che si riuniranno tra pochi giorni? Un rapporto dell'Unep, il braccio ambientale delle Nazioni Unite, ha provato a riassumere i cambimenti più rilevanti cui si è assistito negli ultimi 20 anni. La popolazione cresce, i consumi e le emissioni aumentano, ma anche l'efficienza fa passi avanti che fanno ben sperare. Ecco alcuni dei dati salienti.

La popolazione è cresciuta di quasi 1 miliardo e mezzo di persone dal 1992 al 2010, un incremendo di oltre un quarto. Asia occidentale e Africa hanno visto i maggiori incrementi, rispettivamente +67% e +53%, mentre la popolazione europea è cresciuta solo del 4%. L'aumento sta però globalmente rallentando, fattore positivo che dipende dal maggior benessere economico dei paesi in via di sviluppo, che presentano tassi di crescita 2-3 volte maggiori rispetto ai paesi avanzati. La previsione è che raggiungeremo quota 10 miliardi nel 2100.  

Le megalopoli, ovvero città con oltre 10 milioni di abitanti, sono più che raddoppiate nell'ultimo ventennio, passando da 10 a 21. La più popolosa di tutte è Tokyo che, con i suoi 36,7 milioni di abitanti, ha una popolazione superiore a quella dell'intero Canada. Ma la maggior parte delle nuove megalopoli si trovano in paesi in via di sviluppo: Delhi, India (22,2 milioni di abitanti), San Paolo in Brasile (20,3), Mumbai in India (20), Città del Messico (19,5). E poi Kolkata, in India, Dhaka in Bangladesh e Karachi in Pakistan, che era solo 21° nel 1990 e ora è decima con i suoi oltre 13 milioni di abitanti.

Il consumo di carne è passato dai 34 kg a testa l'anno del 1992 ai 43 kg di oggi. Buona parte di questo incremento del 26% è dovuto all'accresciuta domanda di carne dei paesi asiatici, e in parte del Sud America. Considerando l'intera catena di lavorazione, dall'allevamento alla produzione di foraggio e così via, la produzione di carne è considerata responsabile del 18-25% delle emissioni mondiali di gas serra.

Il Pil mondiale è passato dai 36 milioni di milioni di dollari del 1993 ai 63 del 2010, con un incremento di circa il 40% del Pil pro capite nello stesso arco di tempo. E all'aumentare della popolazione e al miglioramento del livello di benessere è corrisposto un notevole incremento nella domanda di materie prime (carburanti fossili, materiali da costruzione, biomassa, minerali): +41% dal 1992.

E ora veniamo ai parametri strettamente ambientali. Le emissioni di CO2 sono aumentate globalmente del 36% dal 1992 al 2008. Nei paesi sviluppati l'incremento è stato "solo" dell'8%, mentre in quelli emergenti è stato pari al 64%. Un trend simile seguono le emissioni pro capite che nei paesi ricchi sono addirittura calate del 18%, mentre in quelli in via di sviluppo sono aumentate del 29%. Le differenze restano pur sempre enormi e un cittadino indiano emette comunque un decimo rispetto a uno statunitense. Difficile veder calare la quantità di emissioni dal momento che dal 1992 a oggi ha continuato ad aumentare l'uso di carburanti fossili. La produzione di cemento è diventata la fonte di emissioni di CO2 che cresce più rapidamente: +230% dal 1992. In questo scenario tutt'altro che roseo vi sono però motivi di ottimismo legati al fatto che l'efficienza energetica globale è migliorata e i grammi di CO2 emessi per ogni dollaro di prodotto interno lordo sono diminuiti del 23% tra il 1992 e il 2008.

Ciò non toglie che la concentrazione di CO2 in atmosfera non abbia fatto che aumentare nell'ultimo ventennio: si è passati da circa 355 parti per milione nel 1992 alle attuali 390, con un incremento di oltre il 9%. La temperatura media del pianeta è aumentata di 0,4 °C e i 10 anni più caldi mai registrati sono stati tutti dopo il 1998. Nel frattempo il livello del mare si è alzato di 2,5 mm l'anno dal 1992 al 2011, sia per l'aumento della temperatura degli oceani, che dà luogo alla dilatazione termica, sia per lo scioglimento dei ghiacci nella regione artica, antartica e in Groenlandia.

E le foreste? Che perdite hanno subito i polmoni verdi che dovrebbero salvarci dal disastro climatico assorbendo parte della CO2 emessa? Dal 1990 a oggi ci siamo giocati l'Argentina, ovvero è scomparsa una quota di foreste vasta 300 milioni di ettari, all'incirca quanto il paese sudamericano. E infine diamo un'occhiata al settore rifiuti, sempre di stringente attualità anche al di fuori dei confini nazionali. La gestione dello scarto è resa problematica dall'aumento del consumo di materiali non facilmente biodegradabili. Prendiamo per esempio la plastica: la sua produzione è aumentata del 130% dal 1992 al 2010, passando da 116 a 265 milioni di tonnellate. E il dato veramente spaventoso è che nei paesi sviluppati ne usiamo 100 kg a testa l'anno.

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