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CO2: nel 2011 le emissioni toccano un nuovo record

Dopo il calo dovuto alla crisi del 2009, i gas serra ritornano a crescere: lo scorso anno sono finite in atmosfera 34 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, alla faccia delle promesse di riduzione. Tra gli inquinatori in testa Cina e Stati Uniti, che non hanno mai firmato il Protocollo di Kyoto

(Credit: Koichi Kamoshida/Getty Images)

Il tempo sta per scadere: alla fine di quest'anno il Protocollo di Kyoto firmato nel 1997 non avrà più valore e per continuare il faticoso cammino verso il taglio delle emissioni di CO2, responsabili dell'effetto serra, occorre un nuovo accordo internazionale, che pare però ancora molto difficile da stringere. Ci penseranno i 195 delegati riuniti alla Conferenza delle parti a Doha, in Qatar, dal 26 novembre al 7 dicembre prossimi e anche in quella sede all'apertura dei negoziati nell'ambito della Convenzione Quadro dell'Onu sul cambiamento climatico si sprecheranno le esortazioni e gli annunci catastrofici da "ultimo treno", che hanno aperto e mestamente chiuso anche il summit di Copenaghen nel 2009.

La Ue ci si mette d'impegno a promettere tagli ambiziosi, l'Australia, il paese con il più alto tasso di emissioni pro-capite, ha fatto sapere per bocca del proprio ministro per l'Ambiente che firmerà il Protocollo 2, la seconda fase degli accordi di Kyoto, unico paese sviluppato al di fuori del Vecchio Continente a prendersi l'impegno di rinnovare l'attuale trattato. Bene, ma ovviamente non basta. Cina, Stati Uniti e India sono responsabili da soli della metà esatta delle emissioni globali, 16,7 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno su un totale che nel 2011 ha toccato un nuovo record: 34 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.

A fare i conti, che come sempre non tornano, è l'Istituto Internazionale delle Energie rinnovabili (IWR), un istituto privato tedesco che ha calcolato che dopo il lieve calo delle emissioni registrato nel 2009, dovuto alla crisi economica globale, la quantità di CO2 emessa in atmosfera è tornata ad aumentare nel 2010 e ha raggiunto nel 2011 i 34 miliardi di tonnellate, una cifra mai toccata prima, con un incremento di 800 milioni di tonnellate rispetto all'anno precedente.

Per avere un'idea di quanto siano state vane in questi anni le promesse del Protocollo di Kyoto, proprio perché non sottoscritte da molti dei paesi più inquinanti del mondo, basta pensare che l'accordo prevedeva l'impegno a ridurre nel periodo 2008-2012 le emissioni totali dei paesi sviluppati di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990. Ma nel 1990 le emissioni erano state 22,7 miliardi di tonnellate e se nel 2011 siamo arrivati a 34, significa che invece della riduzione sperata si è registrato globalmente uno spaventoso aumento del 33%.

La Cina con i suoi 8,9 miliardi di tonnellate è ormai saldamente in testa alla classifica dei paesi inquinatori, seguita da Stati Uniti (6 miliardi) e India (1,8 miliardi che potrebbero però aumentare a dismisura con l'aumentare del benessere nel subcontinente, visto che la popolazione ha raggiunto 1 miliardo e 241 milioni di individui). Seguono a breve distanza la Russia (1,7 miliardi di tonnellate di CO2 emesse nel 2011), il Giappone (1,3) e la Germania (804 milioni). Per chi se lo stesse domandando, dei primi 10 inquinatori solo Usa, Russia e Germania hanno ridotto le proprie emissioni tra il 2010 e il 2011, tutti gli altri le hanno aumentate.

"Se l'attuale tendenza continua", commenta Norbert Allnoch, direttore dell'istituto tedesco, "allora le emissioni globali di CO2 aumenteranno di un altro 20% entro il 2020 fino a raggiungere 40 miliardi di tonnellate". Un numero sul quale i negoziatori di Doha forse dovranno cominciare a ragionare.

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