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Scienza

Geni distratti: il segreto della creatività

Non riuscire a filtrare gli stimoli esterni probabilmente è un vantaggio per la mente creativa

Mi tirerei un ceffone per ogni volta che ho detto a mio figlio "concentrati" quando lo vedevo distrarsi durante la stesura di un tema. Probabilmente, senza saperlo, ne stavo tarpando il genio creativo. Già, perché le ultime ricerche dicono che l'incapacità di filtrare informazioni sensoriali irrilevanti (la mosca che ronza in cucina, la pioggia che batte sui vetri e altre banalità del genere nel caso di mio figlio) è tipica delle persone particolarmente creative

Rumori molesti

"Ho bisogno di solitudine quando scrivo, ma non come un eremita, che non sarebbe abbastanza, ma come un morto". Lo sosteneva Franz Kafka, uno dei massimi scrittori del XX secolo, e come lui molti altri geni sono noti per la difficoltà che avevano a lavorare, disturbati dal minimo rumore: da Proust a Darwin, da Checov a Goethe, tutti lamentavano il supplizio rappresentato dal rumore che distrae durante il lavoro.

Il famoso aforisma dell'inventore americano Thomas Edison, "il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione", andrebbe quindi emendato, per dare il giusto spazio anche alla distrazione. Ma al di là dell'aneddotica sui geni del passato, cosa ci dà la certezza che questo tratto comune a scrittori e grandi pensatori non sia del tutto casuale? Darya Zabelina, ricercatrice della Northwestern University, e colleghi, hanno voluto mettere alla prova il legame tra un filtro degli stimoli sensoriali permeabile e il talento creativo. Il passaggio di informazioni apparentemente irrilevanti avviene in maniera involontaria, ma potrebbe, secondo Zabelina, aiutare le persone a integrare idee che sono al di fuori del loro focus di attenzione, portando a una maggiore creatività nel mondo reale.

Fare filtro

Per verificare l'ipotesi, gli studiosi hanno reclutato 100 persone e ne hanno riscontrato i successi creativi attraverso un apposito questionario, il Creative Achievement Questionnaire. Inoltre hanno fatto loro eseguire una prova di pensiero divergente, considerato come un test di laboratorio della cognizione creativa. In questo test ai partecipanti è stato chiesto di fornire il maggior numero di risposte che potevano a diversi scenari improbabili, entro un tempo limitato. Il numero e l'originalità delle risposte dei partecipanti hanno determinato il punteggio del pensiero divergente.

Quindi gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Neuropsychologia, avevano due differenti misure di creatività: una misura di laboratorio della loro capacità di pensare in modo originale e una serie di risultati creativi reali. Per quanto riguarda il primo risultato, i punteggi più alti erano associati a migliori risultati accademici e a una maggiore capacità nel filtrare gli stimoli esterni rispetto a coloro che avevano ottenuto punteggi bassi in questa prova.
Al contrario, una maggiore realizzazione creativa del mondo reale, cioè quello che le persone erano state in grado di inventare, di creare davvero, risultava associata a una ridotta capacità di bloccare gli stimoli esterni.

Due misure di creatività diverse sono quindi sensibili a forme diverse di filtro sensoriale. Il pensiero divergente contribuisce alla creatività, ma sembra essere separato dal processo creativo vero e proprio, che è associato con un filtro sensoriale più permeabile. Questo consente ai creativi di distribuire l'attenzione su un focus più ampio o una più ampia gamma di stimoli. "Se incanalata nella giusta direzione", commenta Zabelina, "questa sensibilità può rendere la vita più ricca e significativa". E pazienza se per scrivere un tema ci vorrà il doppio del tempo.

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