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Scienza

Ecco il Flu Camp: dove guadagnare con l'influenza

Gran Bretagna: i volontari che accettano di passare quindici giorni in "quarantena" con raffreddore e influenza vengono retribuiti

raffreddore

– Credits: Olycom

Chi non ha avuto i primi sintomi di raffreddamento, alzi la mano! A novembre inoltrato quasi tutti hanno iniziato ad soffrire per l'abbassamento delle temperature, con i primi raffreddori, mentre c'è chi è già stato costretto al letto per l'influenza. Se il picco del male di stagione più noto è previsto tra dicembre e gennaio, l'influenza ha già fatto le prime "vittime". In Gran Bretagna, però, c'è un modo per guadagnare proprio dal tipico malanno invernale. Si chiama Flu Camp ed è un vero e proprio "campo del raffreddore". All'interno si trovano camere, bagni, aree comuni, prati e giardini, ma soprattutto "malati", che vengono pagati per essere curati con appositi vaccini e farmaci antivirali.

La "paga" può arrivare fino a poco meno di 3.800 sterline, pari a oltre 4,600 euro, per una permanenza fino a 14 giorni. A ideare il singolare campus, come riporta The Guardian , è stata la Retroscreen virology Ltd, una compagnia di ricerca medica londinese, il cui scopo è proprio quello di testare nuovi farmaci e cure contro raffreddori, influenza e malattie respiratorie causate da virus. A quanto pare i volontari non mancano, specie tra gli studenti, per i quali fare da "cavie umane" è un modo per guadagnare un po' di soldi. Non per niente, per chiamare questo posto in cui soggiornare forzatamente per un paio di settimane è stato scelto un nome che rievoca ambienti tipicamente universitari, come i campus appunto.

Già la traduzione italiana del Flu Camp e del periodo da trascorrervi, ovvero una quarantena, rievoca ricordi molto meno piacevoli. Non sembrerebbe invitante neppure l'idea di passare giornate intere tra stanze e corridoi pieni zeppi di persone che non fanno altro che starnutire e tossire, o soffiarsi il naso. Per attirare volontari, però, il sito della Retroscreen virology Ltd mostra una bella foto di ragazzi in piena salute e con sorrisi smaglianti. Proprio sulla pagina web del Flu Camp, poi, si parla di soggiorno in "hotel" o altre sistemazioni "confortevoli", mentre in alcuni casi non è neppure necessario il pernottamento. La società di ricerca promette comunque condizioni di soggiorno invitanti (camere con bagni interni, "connessione wireless, tre pasti al giorno", ma anche "televisione e Play Station"), ma soprattutto la possibilità di intascarsi delle discrete cifre.

Il guadagno è indicato esplicitamente tra i cinque buoni motivi per i quali aderire all'iniziativa. Al primo posto viene però indicata la possibilità di contribuire allo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. Segue il fatto di potersi sottoporre gratuitamente ad un check up completo da parte di professionisti. Al quarto punto c'è anche l'aspetto sociale dell'esperienza, ovvero l'opportunità di conoscere altri giovani e fare amicizia. Infine, si ricorda come durante il soggiorno si possa avere la possibilità di un periodo libero da lavoro e studio.

Per chi accetta di farsi iniettare in vena il virus dell'influenza, sono comunque previsti oltre 4.600 euro, che in tempi di crisi possono rappresentare un bell'incentivo. Naturalmente, non tutti possono accedere al Flu Camp, neppure se lo volessero. Sono infatti richieste precise condizioni di salute e in particolare di buona salute. Sono ammessi sia uomini che donne, indifferentemente, ma di età compresa tra i 18 e i 45 anni, dunque maggiorenni, ma pur sempre giovani. Requisiti fondamentali sono poi il fatto di non essere fumatori, di non drogarsi e non bere alcolici. Insomma, un selezione viene comunque fatta e non solo sulla base di una dichiarazione spontanea da parte delle aspiranti "cavie", ma supportata da esami medici, come quelli del sangue e delle urine, la misurazione della pressione e una visita generale per controllare lo stato di salute.

I primi ospiti del Flu Camp sono già usciti (indenni!) e hanno raccontato di aver vissuto un'esperienza positiva. The Guardian riferisce di un 23enne che ha spiegato di essersi trovato bene. Non solo. Di fronte alla prospettiva di dover lavorare per mesi come cameriere in un bar o come "tuttofare" in un ufficio, il volontario ha confermato di aver preferito senza dubbio vivere per 15 giorni nel campus, guadagnando la stessa cifra, con minor sforzo. Il giovane, ammalato per due settimane, è poi guarito, spiegando divertito: "Mi sono sentito come ad una audizione per il programma televisivo X Factor".

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